Cerca

Marea

e il naufragar m'è dolce in questo mare

Mese

febbraio 2004

A CESENA

A CESENA

"Piove. E’ mercoledì. Sono a Cesena  ospite di mia sorella sposa, sposa da sei, da sette mesi appena.

Batte la pioggia il grigio borgo, lava la faccia delle case senza posa, schiuma a piè delle gronde come bava.

Tu mi sorridi e io son triste. Forse triste è per te la pioggia cittadina, il nuovo amore che non ti soccorse, il sogno che non t’avvizzì, sorella, che guardi me con occhio che si ostina a dirmi bella la tua vita; bella, bella!

Oh bambina, sorellina, o nuora, o sposa,  io vedo tuo marito, sento  a chi dici ora mamma, a una signora?

So che quell’uomo è il suocero dabbene che dopo il lauto pasto è sonnolento, il babbo che ti vuole un po’ di bene,

"Mamma!" tu chiami e le sorridi e vuoi ch’io sia gentile, vuoi che le sorrida, ch’io le parli de’ miei viaggi, e poi,

quando poi siam soli (oh come piove!) mi dici rauca di non so che sfida corsa ieri tra di voi, e dici dove, quando, come, perchè, ripeti ancora quando, come perchè, chiedi consiglio con un sorriso non più tuo, di nuora. Parli d’una cognata quasi avara che viene spesso per casa col figlio e non sai se temerla o averla cara;

parli del nonno ch’è quasi al tramonto, il nonno ricco del tuo Dino, e dici: "Vedrai, vedrai se lo terrò da conto";

parli della città, delle signore che già conosci, di giorni felici, di libertà, d’amor proprio, d’amore…

Piove. E’ mercoledì. Sono a Cesena, sono a Cesena e mia sorella è qui parla, senza dolcezza, mentre piove:

"Mamma nostra t’avrà già detto che .. E poi si vede, ora si vede, e come! Sì, sono incinta: troppo presto, ahimè!

Sai che non voglio balia, che ho speranza d’allattarlo da me? Cerchiamo un nome… Ho fortuna: è una buona gravidanza….".

Ancora parli, ancora parli, e guardi le cose intorno. Piove. S’avvicina l’ombra grigiastra. Suona l’ora. E’ tardi.

E l’anno scorso eri così bambina!" (Marino Moretti)

 

…… Dedicato, non a mia sorella sposa, ma a tutti quelli che domani saranno a pranzo da sorelle, genitori, parenti vari e chiusi dietro una finestra mentre piove, sentiranno scorrere parole vuote….. Buona domenica

Annunci

A CESENA

A CESENA

“Piove. E’ mercoledì. Sono a Cesena ospite di mia sorella sposa, sposa da sei, da sette mesi appena.

Batte la pioggia il grigio borgo, lava la faccia delle case senza posa, schiuma a piè delle gronde come bava.

Tu mi sorridi e io son triste. Forse triste è per te la pioggia cittadina, il nuovo amore che non ti soccorse, il sogno che non t’avvizzì, sorella, che guardi me con occhio che si ostina a dirmi bella la tua vita; bella, bella!

Oh bambina, sorellina, o nuora, o sposa, io vedo tuo marito, sento a chi dici ora mamma, a una signora?

So che quell’uomo è il suocero dabbene che dopo il lauto pasto è sonnolento, il babbo che ti vuole un po’ di bene,

“Mamma!” tu chiami e le sorridi e vuoi ch’io sia gentile, vuoi che le sorrida, ch’io le parli de’ miei viaggi, e poi,

quando poi siam soli (oh come piove!) mi dici rauca di non so che sfida corsa ieri tra di voi, e dici dove, quando, come, perchè, ripeti ancora quando, come perchè, chiedi consiglio con un sorriso non più tuo, di nuora. Parli d’una cognata quasi avara che viene spesso per casa col figlio e non sai se temerla o averla cara;

parli del nonno ch’è quasi al tramonto, il nonno ricco del tuo Dino, e dici: “Vedrai, vedrai se lo terrò da conto”;

parli della città, delle signore che già conosci, di giorni felici, di libertà, d’amor proprio, d’amore…

Piove. E’ mercoledì. Sono a Cesena, sono a Cesena e mia sorella è qui parla, senza dolcezza, mentre piove:

“Mamma nostra t’avrà già detto che .. E poi si vede, ora si vede, e come! Sì, sono incinta: troppo presto, ahimè!

Sai che non voglio balia, che ho speranza d’allattarlo da me? Cerchiamo un nome… Ho fortuna: è una buona gravidanza….”.

Ancora parli, ancora parli, e guardi le cose intorno. Piove. S’avvicina l’ombra grigiastra. Suona l’ora. E’ tardi.

E l’anno scorso eri così bambina!” (Marino Moretti)

…… Dedicato, non a mia sorella sposa, ma a tutti quelli che domani saranno a pranzo da sorelle, genitori, parenti vari e chiusi dietro una finestra mentre piove, sentiranno scorrere parole vuote….. Buona domenica

THANKS GOD IS FRIDAY…

THANKS GOD IS FRIDAY

Sento le macchine sotto casa che corrono, è quasi l’ora delle streghe. E le vedo già, inguainate in pantaloni trendyssimi, intrappolate in stivali dalla zeppa trampolata. Immagino gli sguardi truccati e studiati, sfilettare fuori da frange scolpite. Le vedo mentre aspettano al semaforo e cercano già di sguainare una sciabolata dallo specchietto retrovisore con gli occhioni glitterosi. Ma ora è verde: "riprova sarai più fortunata", la tua lunga strada per la notte sarà costellata di mille semafori rossi.

Il mio semaforo lampeggia già da qualche ora, come perso in una piccola silenziosa strada di campagna. Ha smesso di alternare rosso e verde quando, con luce soffusa, mi sono infilata nell’idromassaggio profumato. Mi sono fatta coccolare da mille microscopiche bollicine. Poi ho fatto scendere un rigagnolo di acqua bollente e schiuma e mi sono immersa nella vasca e nel mio libro. Ho goduto dei miei capelli bagnati sulle spalle nude, sul corpo rilassato, non costretto in abiti e posture innaturali. Alla radio passava una versione dolcissima unplugged di una canzone che amo "… e se ti fermi, convinto che ti si può ricordare, hai davanti un altro viaggio e una città per cantare…". Correte, correte che il sabbath si avvicina, io vi aspetto qui, ora avvolta in morbide spugne, con la mia pelle bianca, a godere di piccole gioie, vanesie e futili, ma totalmente mie… buona notte

THANKS GOD IS FRIDAY…

THANKS GOD IS FRIDAY

Sento le macchine sotto casa che corrono, è quasi l’ora delle streghe. E le vedo già, inguainate in pantaloni trendyssimi, intrappolate in stivali dalla zeppa trampolata. Immagino gli sguardi truccati e studiati, sfilettare fuori da frange scolpite. Le vedo mentre aspettano al semaforo e cercano già di sguainare una sciabolata dallo specchietto retrovisore con gli occhioni glitterosi. Ma ora è verde: “riprova sarai più fortunata”, la tua lunga strada per la notte sarà costellata di mille semafori rossi.

Il mio semaforo lampeggia già da qualche ora, come perso in una piccola silenziosa strada di campagna. Ha smesso di alternare rosso e verde quando, con luce soffusa, mi sono infilata nell’idromassaggio profumato. Mi sono fatta coccolare da mille microscopiche bollicine. Poi ho fatto scendere un rigagnolo di acqua bollente e schiuma e mi sono immersa nella vasca e nel mio libro. Ho goduto dei miei capelli bagnati sulle spalle nude, sul corpo rilassato, non costretto in abiti e posture innaturali. Alla radio passava una versione dolcissima unplugged di una canzone che amo “… e se ti fermi, convinto che ti si può ricordare, hai davanti un altro viaggio e una città per cantare…”. Correte, correte che il sabbath si avvicina, io vi aspetto qui, ora avvolta in morbide spugne, con la mia pelle bianca, a godere di piccole gioie, vanesie e futili, ma totalmente mie… buona notte

Dalle cassepanche de…

Dalle cassepanche della soffitta, tra vecchi appunti e naftalina, un foglio azzurro che sa di amaro che merita di prendere aria. Niente di quello che resta nascosto può portare nuova gioia, niente di quello che resta immutato può esser vita. E vita sia, con tutto il male, con tutto l’amore, con la brezza nei capelli apro le porte al mio nuovo volo…

GABBIANO

Io,

seduta sulla banchina del porto

aspetto la nave per il nuovo mondo.

Tu,

lo sguardo immerso

in un infinito mare di visi sfuggiti e cose vissute,

mi guardi dall’alto e volteggi per me.

Plani sulle mie labbra e mi accogli tra le tue ali

… poi, silenzioso, atterri.

Noi,

ancorati  alla riva del mondo,

guardiamo  l’onda che non coglieremo mai

avanzare, innalzarsi e morire sulla spiaggia

accarezzando appena

 i nostri piedi  immersi nella vita.

 

Imparare a volare mi è servito comunque ad imparare a riconoscere la rotta…. buon volo

 

 

Dalle cassepanche de…

Dalle cassepanche della soffitta, tra vecchi appunti e naftalina, un foglio azzurro che sa di amaro che merita di prendere aria. Niente di quello che resta nascosto può portare nuova gioia, niente di quello che resta immutato può esser vita. E vita sia, con tutto il male, con tutto l’amore, con la brezza nei capelli apro le porte al mio nuovo volo…

GABBIANO

Io,

seduta sulla banchina del porto

aspetto la nave per il nuovo mondo.

Tu,

lo sguardo immerso

in un infinito mare di visi sfuggiti e cose vissute,

mi guardi dall’alto e volteggi per me.

Plani sulle mie labbra e mi accogli tra le tue ali

… poi, silenzioso, atterri.

Noi,

ancorati alla riva del mondo,

guardiamo l’onda che non coglieremo mai

avanzare, innalzarsi e morire sulla spiaggia

accarezzando appena

i nostri piedi immersi nella vita.

Imparare a volare mi è servito comunque ad imparare a riconoscere la rotta…. buon volo

IL BLOG NON LO ABBIA…

IL BLOG NON LO ABBIAMO INVENTATO NOI!

“Cominciavo a ricevere echi delle mie idee in lettere e in articoli. Un professore italiano, riparato di recente in Svizzera, aveva iniziato meco una corrispondenza  attiva. Sotto i suoi auspici una giovane dottoressa veneziana mi aveva pure scritto e un’amicizia epistolare s’era presto annodata fra i nostri due spiriti ferventi. La mia immaginazione si popolava di figure  disparate, che prendevano  curiose fisionomie  nell’indeterminatezza dei contorni. Di taluni de’ miei corrispondenti  non tentavo neppure di foggiarmi l’immagine nella mente: uno scienzaito genovese, ad esempio, tutto dedito alla propaganda morale fra i marinai, era riuscito a diventarmi  carissimo e oggetto  di culto devoto, senza che pensassi di conoscere nulla della sua  vita privata, della sua età. Di altri, di certi giovani che pubblicavano articoli o versi negli stessi periodici in cui collaboravo, vedevo  invece  subito i visi timidi o fatui. Le donne mi  destavano maggior curiosità: le avrei desiderate tutte belle; talune mi mandarono i lori ritratti, e questi erano davvero tutti graziosi…..”

Questo è quanto scriveva Sibilla Aleramo nel suo romanzo risalente al 1901 e pubblicato nel 1906, non è forse l’essenza stessa di un blog? Osservare, scrivere, scambiare e immaginare???

IL BLOG NON LO ABBIA…

IL BLOG NON LO ABBIAMO INVENTATO NOI!

“Cominciavo a ricevere echi delle mie idee in lettere e in articoli. Un professore italiano, riparato di recente in Svizzera, aveva iniziato meco una corrispondenza attiva. Sotto i suoi auspici una giovane dottoressa veneziana mi aveva pure scritto e un’amicizia epistolare s’era presto annodata fra i nostri due spiriti ferventi. La mia immaginazione si popolava di figure disparate, che prendevano curiose fisionomie nell’indeterminatezza dei contorni. Di taluni de’ miei corrispondenti non tentavo neppure di foggiarmi l’immagine nella mente: uno scienzaito genovese, ad esempio, tutto dedito alla propaganda morale fra i marinai, era riuscito a diventarmi carissimo e oggetto di culto devoto, senza che pensassi di conoscere nulla della sua vita privata, della sua età. Di altri, di certi giovani che pubblicavano articoli o versi negli stessi periodici in cui collaboravo, vedevo invece subito i visi timidi o fatui. Le donne mi destavano maggior curiosità: le avrei desiderate tutte belle; talune mi mandarono i lori ritratti, e questi erano davvero tutti graziosi…..”

Questo è quanto scriveva Sibilla Aleramo nel suo romanzo risalente al 1901 e pubblicato nel 1906, non è forse l’essenza stessa di un blog? Osservare, scrivere, scambiare e immaginare???

Un assaggio del libr…

Un assaggio del libro che sto leggendo:

…Pensare, pensare! Come avevo potuto tanto a lungo farne senza? Persone e cose, libri e paesaggi, tutto mi suggeriva, ormai, riflessioni interminabili. Talune mi sorprendevano, talatre, ingenue, mi facevano sorridere, certe ancora recavano una tale grazia intrinseca, ch’ero tratta ad ammirarle come se le vedessi espresse in nobili segni, destinate a commuovee delle moltitudini. La loro verità era infinita. Tanta ricchezza era in me? Mi dicevo che probabilmente essa non aveva nulla di eccezionale, che probabilmente tutti gli esseri ne recano una uguale nel segreto dello spirito e solo le circostanze impediscono che tutte vadano ad aumentare il patrimonio comune. Ma non ero persuasa dell’ipotesi. Tanta incoscienza e noncuranza erano intorno! (S.Aleramo “Una donna”)

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

Su ↑