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Marea

e il naufragar m'è dolce in questo mare

Mese

maggio 2004

… SONO SOLO CANZONETTE …

Oggi mi è accaduta una cosa buffa. Cowboy non ti arrabbiare perché è solo questione di tenerezza, null’altro. Mentre ero in cantiere, ho visto proprio lì davanti il mio “primo amore” che stava telefonando. L’ho salutato dal balcone e poco dopo lui è entrato a cercarmi.

Avevo 14 anni, lui 19 ed era il mio coach di pallavolo. Mi ero presa una cotta paura, ma mai avrei pensato che un ragazzo così grande si interessasse a me, tanto più uno così gettonato dalle belle della squadra.

Poi accadde una domenica di aprile, mentre c’era la festa del mio paese. Noi ragazzi si era tutti alle giostre a fare i tamarri sugli autoscontri (…. e scagli la prima pietra chi non l’ha mai fatto). Io ero su un’autoscontro con una amica e lui arrivò con i suoi amici. La voce sgrammaticata del ragazzo delle giostre, annunciò la dedica per me “Da M. a L.). Mi ricordo ancora: era Eros “Se bastasse una sola canzoneee uuuuuuuuhhh a far piovere amooooreeeee…”, correva l’anno 1990. Un’emozione violenta, essere la principessa per un secondo, gli occhi di tutti puntati addosso e lui che mi sorrideva da bordo pista. Alla fine del giro, lui si avvicinò e salì in auto con me. C’era anche mia sorella, rinomata per il suo polso ferreo, che vedendo la scena si commosse e iniziò a frignare “perché la sua sorellina diventava grande”. Uscimmo qualche volta dopo quella domenica e per me fu un sogno. Ma ero imbranata da paura, oggi mi rivedo e sorrido pensando ai miei fuseax verde pisello e so che oggi quel bacio mai dato, forse lo avrei accettato. Si perché la nostra storia fu così, mano nella mano e tanti sguardi, cose non dette. Inutile dire che durò poco e lui si trasferì ben presto su lidi più svegli di me (come biasimarlo). Fu un duro colpo, per parecchio tempo pensai a lui, poi l’infortunio, e tutto quello che arrivò in quella terribile estate ’90, cancellarono i sospiri per lui. Peccato, perché per anni mia madre sostenne che fosse il ragazzo ideale per me (forse perché poi mi dedicai ai capelloni).

E oggi me lo sono ritrovato davanti, e si parlava del più e del meno e mi ha stupito sentirgli dire che aveva ancora la testa come sull’auto 25 rossa. Lì per lì gli ho chiesto: “Ma non avevi la Talbot grigia?”. Avevo completamente rimosso gli autoscontri e tutto il resto (solita figuraccia) e mi sono stupita che lui ricordasse  i dettagli. Per parecchio tempo ho pensato che a lui non importasse nulla, io o un’altra che differenza c’era, ma sono contenta che una briciolina di bionda imbranata sia rimasta nei suoi ricordi.

E mi fa riflettere questo aneddoto. Penso che mi rattristo, a volte mi dispero, pensando alle persone che ho perso. Mi ferisce pensare che persone che ho amato sono sparite e mi hanno dimenticata. Ma oggi sorridendo, ho scoperto che magari anche gli altri ogni tanto pensano a me. Magari  ricordiamo le stesse cose, sorridiamo per le stesse canzoni e piangiamo un po’ per la malinconia. Non so se sia vero, o se la tenerezza di questo ricordo mi sta coprendo di miele le sinapsi, però mi fa sorridere questa speranza di non essere dimenticata.

 

Ps. Grazie a M. per i ricordi di questa giornata.

 

 

… SONO SOLO CANZONETTE …

Oggi mi è accaduta una cosa buffa. Cowboy non ti arrabbiare perché è solo questione di tenerezza, null’altro. Mentre ero in cantiere, ho visto proprio lì davanti il mio “primo amore” che stava telefonando. L’ho salutato dal balcone e poco dopo lui è entrato a cercarmi.

Avevo 14 anni, lui 19 ed era il mio coach di pallavolo. Mi ero presa una cotta paura, ma mai avrei pensato che un ragazzo così grande si interessasse a me, tanto più uno così gettonato dalle belle della squadra.

Poi accadde una domenica di aprile, mentre c’era la festa del mio paese. Noi ragazzi si era tutti alle giostre a fare i tamarri sugli autoscontri (…. e scagli la prima pietra chi non l’ha mai fatto). Io ero su un’autoscontro con una amica e lui arrivò con i suoi amici. La voce sgrammaticata del ragazzo delle giostre, annunciò la dedica per me “Da M. a L.). Mi ricordo ancora: era Eros “Se bastasse una sola canzoneee uuuuuuuuhhh a far piovere amooooreeeee…”, correva l’anno 1990. Un’emozione violenta, essere la principessa per un secondo, gli occhi di tutti puntati addosso e lui che mi sorrideva da bordo pista. Alla fine del giro, lui si avvicinò e salì in auto con me. C’era anche mia sorella, rinomata per il suo polso ferreo, che vedendo la scena si commosse e iniziò a frignare “perché la sua sorellina diventava grande”. Uscimmo qualche volta dopo quella domenica e per me fu un sogno. Ma ero imbranata da paura, oggi mi rivedo e sorrido pensando ai miei fuseax verde pisello e so che oggi quel bacio mai dato, forse lo avrei accettato. Si perché la nostra storia fu così, mano nella mano e tanti sguardi, cose non dette. Inutile dire che durò poco e lui si trasferì ben presto su lidi più svegli di me (come biasimarlo). Fu un duro colpo, per parecchio tempo pensai a lui, poi l’infortunio, e tutto quello che arrivò in quella terribile estate ’90, cancellarono i sospiri per lui. Peccato, perché per anni mia madre sostenne che fosse il ragazzo ideale per me (forse perché poi mi dedicai ai capelloni).

E oggi me lo sono ritrovato davanti, e si parlava del più e del meno e mi ha stupito sentirgli dire che aveva ancora la testa come sull’auto 25 rossa. Lì per lì gli ho chiesto: “Ma non avevi la Talbot grigia?”. Avevo completamente rimosso gli autoscontri e tutto il resto (solita figuraccia) e mi sono stupita che lui ricordasse i dettagli. Per parecchio tempo ho pensato che a lui non importasse nulla, io o un’altra che differenza c’era, ma sono contenta che una briciolina di bionda imbranata sia rimasta nei suoi ricordi.

E mi fa riflettere questo aneddoto. Penso che mi rattristo, a volte mi dispero, pensando alle persone che ho perso. Mi ferisce pensare che persone che ho amato sono sparite e mi hanno dimenticata. Ma oggi sorridendo, ho scoperto che magari anche gli altri ogni tanto pensano a me. Magari ricordiamo le stesse cose, sorridiamo per le stesse canzoni e piangiamo un po’ per la malinconia. Non so se sia vero, o se la tenerezza di questo ricordo mi sta coprendo di miele le sinapsi, però mi fa sorridere questa speranza di non essere dimenticata.

Ps. Grazie a M. per i ricordi di questa giornata.

“Dall’Alpi a Sicilia
Dovunque è
Legnano
(tratto dall’Inno di Mameli)

QUI SI FA LA STORIAAAAAAA!!!!!!!

http://www.paliodilegnano.it/storia.htm

“Dall’Alpi a Sicilia
Dovunque è
Legnano
(tratto dall’Inno di Mameli)

QUI SI FA LA STORIAAAAAAA!!!!!!!

http://www.paliodilegnano.it/storia.htm

A volte Milano è strana, ti capita lì tra le ruote e non sai di preciso cosa voglia mostrarti. E’ stato così anche ieri sera, mentre tornavo dalla cena con Jo. Una inspiegabile aura di malinconia ha preso a girarmi tra le stazioni delle radio. Alla fine sempre radio capital, come ogni notte. Mi è presa così, non ci dev’essere sempre un perché.

Non ho guardato nemmeno un cartello, sterzavo seguendo le luci di un immaginario tragitto mai cercato. C’erano uffici ancora accesi in qualche palazzo antico, si vedevano le finestre aperte e dentro, giacche e cravatte della “Milano che lavora”. Poi lì a sinistra una strana via, di quelle che ti sembra di essere in vacanze, nella zona di Brera che io adoro. Ed era tutto un ticchettio di tacchi sul pavè, connubio impossibile, di cinture di strass luccicanti e capelli dai colori innaturali. Ridevano i passanti, come se in quella via fosse tutto felice, tra le luci, la chiesetta e l’ombra di un qualcosa che assomigliava tanto ad un albero, possibile?

Mi mancava lui, o meglio “mi mancavamo”. Mi mancava il nostro tempo e le serate in Blues House. Quelle che si partiva e non si sapeva mai dove, come e se, saremmo arrivati alla fine di quella serata, in un inizio della nostra “storia non dichiaratamente storia”. Mi mancava un po’ sentirmi come se fossi un regalo, un lieto evento inaspettato, un fantasma che compare e ti fa compagnia. Mi sembrava che là fuori tutto fosse come a Natale. Tutto brillava nelle strade … e io ero dentro, nel buio della mia auto, intasato dalle musiche del passato. Poi così, senza volerlo, mi sono trovata al Castello, nella zona del parco e dell’Old Fashion. C’erano macchine ammucchiate ovunque, un gruppetto di ragazze stava scendendo dalla macchina trendy, barcollando su tacchi gialli. Si sono disegnate sul parabrezza le mie “serate trendy” e ho ricordato di botto la solitudine che avevo dentro. Ho iniziato a guardare la “Milano da vivere” come se fossi ancora single e ho fatto caso a tutto quello che avrei notato, che mi avrebbe ferito. E sono comparsi all’improvviso due vecchietti che uscivano probabilmente da teatro, mano nella mano, un passo rallentato ma sereno, due ragazzini in scooter, la finestra di un appartamento…

E mi sono sentita stupida. E tanto direi!.Mi sono ricordata di quando giravo sola e avrei pagato qualsiasi cosa per essere amata, per avere un compagno e una mano da stringere dopo il teatro. Ho sorriso e ho imboccato Viale Certosa. Un messaggio “sto arrivando”. Lo so che era tardi, lo so che non si fa, ma non me ne fregava… volevo solo stringerti, sapere che esistevi. Avrei voluto aprire la porta di casa e trovarti assonnato ad aspettarmi, ma per ora mi dovrò accontentare. Non è un happy end, perché sarebbe banale, così come sarebbe banale dire che la malinconia se ne va con la brina del mattino. Un po’ al mio mal di vivere ci sono affezionata, resta sempre la molla che mi fa decidere che tangenziale prendere. Ma volevo che sapessi che mi manchi, che non ho scordato che esistiamo anche noi, che è un periodo così e che alle volte ho bisogno delle mie notti vagabonde…. Un bacio

A volte Milano è strana, ti capita lì tra le ruote e non sai di preciso cosa voglia mostrarti. E’ stato così anche ieri sera, mentre tornavo dalla cena con Jo. Una inspiegabile aura di malinconia ha preso a girarmi tra le stazioni delle radio. Alla fine sempre radio capital, come ogni notte. Mi è presa così, non ci dev’essere sempre un perché.

Non ho guardato nemmeno un cartello, sterzavo seguendo le luci di un immaginario tragitto mai cercato. C’erano uffici ancora accesi in qualche palazzo antico, si vedevano le finestre aperte e dentro, giacche e cravatte della “Milano che lavora”. Poi lì a sinistra una strana via, di quelle che ti sembra di essere in vacanze, nella zona di Brera che io adoro. Ed era tutto un ticchettio di tacchi sul pavè, connubio impossibile, di cinture di strass luccicanti e capelli dai colori innaturali. Ridevano i passanti, come se in quella via fosse tutto felice, tra le luci, la chiesetta e l’ombra di un qualcosa che assomigliava tanto ad un albero, possibile?

Mi mancava lui, o meglio “mi mancavamo”. Mi mancava il nostro tempo e le serate in Blues House. Quelle che si partiva e non si sapeva mai dove, come e se, saremmo arrivati alla fine di quella serata, in un inizio della nostra “storia non dichiaratamente storia”. Mi mancava un po’ sentirmi come se fossi un regalo, un lieto evento inaspettato, un fantasma che compare e ti fa compagnia. Mi sembrava che là fuori tutto fosse come a Natale. Tutto brillava nelle strade … e io ero dentro, nel buio della mia auto, intasato dalle musiche del passato. Poi così, senza volerlo, mi sono trovata al Castello, nella zona del parco e dell’Old Fashion. C’erano macchine ammucchiate ovunque, un gruppetto di ragazze stava scendendo dalla macchina trendy, barcollando su tacchi gialli. Si sono disegnate sul parabrezza le mie “serate trendy” e ho ricordato di botto la solitudine che avevo dentro. Ho iniziato a guardare la “Milano da vivere” come se fossi ancora single e ho fatto caso a tutto quello che avrei notato, che mi avrebbe ferito. E sono comparsi all’improvviso due vecchietti che uscivano probabilmente da teatro, mano nella mano, un passo rallentato ma sereno, due ragazzini in scooter, la finestra di un appartamento…

E mi sono sentita stupida. E tanto direi!.Mi sono ricordata di quando giravo sola e avrei pagato qualsiasi cosa per essere amata, per avere un compagno e una mano da stringere dopo il teatro. Ho sorriso e ho imboccato Viale Certosa. Un messaggio “sto arrivando”. Lo so che era tardi, lo so che non si fa, ma non me ne fregava… volevo solo stringerti, sapere che esistevi. Avrei voluto aprire la porta di casa e trovarti assonnato ad aspettarmi, ma per ora mi dovrò accontentare. Non è un happy end, perché sarebbe banale, così come sarebbe banale dire che la malinconia se ne va con la brina del mattino. Un po’ al mio mal di vivere ci sono affezionata, resta sempre la molla che mi fa decidere che tangenziale prendere. Ma volevo che sapessi che mi manchi, che non ho scordato che esistiamo anche noi, che è un periodo così e che alle volte ho bisogno delle mie notti vagabonde…. Un bacio

VINCENTE

Sono una vincente perchè ogni errore che ho fatto, l’ho fatto alla grande. Sono una vincente perchè quando ho amato qualcuno non è mai stato invano. Perchè ho imparato dall’amore e dall’odio che mi circonda. Sono una vincente perchè nonostante i TG e la sfiga che gira per strada, credo nelle persone, nelle diversità, nel confronto, nello scontro. Sono vincente perchè se sbaglio, ho intorno a me persone intelligenti che me lo fanno capire. Sono vincete perchè sono una goccia in un mare di persone fantastiche, trovate ovunque, anche qui nel mondo blog. Sono una vincente perchè a fine giornata sento di aver dato il massimo di me stessa, sento di aver amato e studiato….. ci vuole un po’ di ottimismo per cambiare il mondo!

VINCENTE

Sono una vincente perchè ogni errore che ho fatto, l’ho fatto alla grande. Sono una vincente perchè quando ho amato qualcuno non è mai stato invano. Perchè ho imparato dall’amore e dall’odio che mi circonda. Sono una vincente perchè nonostante i TG e la sfiga che gira per strada, credo nelle persone, nelle diversità, nel confronto, nello scontro. Sono vincente perchè se sbaglio, ho intorno a me persone intelligenti che me lo fanno capire. Sono vincete perchè sono una goccia in un mare di persone fantastiche, trovate ovunque, anche qui nel mondo blog. Sono una vincente perchè a fine giornata sento di aver dato il massimo di me stessa, sento di aver amato e studiato….. ci vuole un po’ di ottimismo per cambiare il mondo!

e sono canterina in questi giorni.. questa è dedicata… a S.B.Gibson

Artista: Pino Daniele
Album: Passi D’Autore
Anno: 2004
Titolo: La Mia Casa Sei Tu

Voglio una casa tutta bianca
Dove ti affacci alla finestra
E vedi le cose come sono
I baci sono baci
E gli abbracci sono abbracci
E le parole son parole
Voglio una casa piena di sole
Capelli sciolti sulle spalle
Nei giorni di festa
Mentre i bambini corrono, giocano
Nella mia testa
Tutte le voci che ho lascito
In quelle vecchie foto
Mentre il mondo si allontana

Sulla mia moto
Immaginando
La terra vista da lassù
Immaginando
La vita da quaggiù
Immaginando
Perché il sangue non è acqua
Ed io ti amo da morire
Non so se sei tu a proteggermi
O sono io a farti capire
Voglio una casa senza porte
E senza pavimento
Dove per tetto avremo il cielo
E per letto il sentimento
Voglio una casa piccola
O grande che sia
Dove tutto il giorno e la notte
Non si dice una bugia
Dove torni per cena e non riparti più
Perché la mia casa sei tu
La mia casa sei tu

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