A volte Milano è strana, ti capita lì tra le ruote e non sai di preciso cosa voglia mostrarti. E’ stato così anche ieri sera, mentre tornavo dalla cena con Jo. Una inspiegabile aura di malinconia ha preso a girarmi tra le stazioni delle radio. Alla fine sempre radio capital, come ogni notte. Mi è presa così, non ci dev’essere sempre un perché.

Non ho guardato nemmeno un cartello, sterzavo seguendo le luci di un immaginario tragitto mai cercato. C’erano uffici ancora accesi in qualche palazzo antico, si vedevano le finestre aperte e dentro, giacche e cravatte della “Milano che lavora”. Poi lì a sinistra una strana via, di quelle che ti sembra di essere in vacanze, nella zona di Brera che io adoro. Ed era tutto un ticchettio di tacchi sul pavè, connubio impossibile, di cinture di strass luccicanti e capelli dai colori innaturali. Ridevano i passanti, come se in quella via fosse tutto felice, tra le luci, la chiesetta e l’ombra di un qualcosa che assomigliava tanto ad un albero, possibile?

Mi mancava lui, o meglio “mi mancavamo”. Mi mancava il nostro tempo e le serate in Blues House. Quelle che si partiva e non si sapeva mai dove, come e se, saremmo arrivati alla fine di quella serata, in un inizio della nostra “storia non dichiaratamente storia”. Mi mancava un po’ sentirmi come se fossi un regalo, un lieto evento inaspettato, un fantasma che compare e ti fa compagnia. Mi sembrava che là fuori tutto fosse come a Natale. Tutto brillava nelle strade … e io ero dentro, nel buio della mia auto, intasato dalle musiche del passato. Poi così, senza volerlo, mi sono trovata al Castello, nella zona del parco e dell’Old Fashion. C’erano macchine ammucchiate ovunque, un gruppetto di ragazze stava scendendo dalla macchina trendy, barcollando su tacchi gialli. Si sono disegnate sul parabrezza le mie “serate trendy” e ho ricordato di botto la solitudine che avevo dentro. Ho iniziato a guardare la “Milano da vivere” come se fossi ancora single e ho fatto caso a tutto quello che avrei notato, che mi avrebbe ferito. E sono comparsi all’improvviso due vecchietti che uscivano probabilmente da teatro, mano nella mano, un passo rallentato ma sereno, due ragazzini in scooter, la finestra di un appartamento…

E mi sono sentita stupida. E tanto direi!.Mi sono ricordata di quando giravo sola e avrei pagato qualsiasi cosa per essere amata, per avere un compagno e una mano da stringere dopo il teatro. Ho sorriso e ho imboccato Viale Certosa. Un messaggio “sto arrivando”. Lo so che era tardi, lo so che non si fa, ma non me ne fregava… volevo solo stringerti, sapere che esistevi. Avrei voluto aprire la porta di casa e trovarti assonnato ad aspettarmi, ma per ora mi dovrò accontentare. Non è un happy end, perché sarebbe banale, così come sarebbe banale dire che la malinconia se ne va con la brina del mattino. Un po’ al mio mal di vivere ci sono affezionata, resta sempre la molla che mi fa decidere che tangenziale prendere. Ma volevo che sapessi che mi manchi, che non ho scordato che esistiamo anche noi, che è un periodo così e che alle volte ho bisogno delle mie notti vagabonde…. Un bacio

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