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Marea

e il naufragar m'è dolce in questo mare

Mese

maggio 2005

alla fine ha vinto la flora…. massì dai erano i più sfigati ci sta bene

Vittorie al palio delle contrade
La Flora: 1938 1960 1997 2005
San Martino: 1957 1967 1992 2003
Sant’Ambrogio: 1962 1968 1986 1988 2004
San Domenico: 1935 1972 1981 1984 1996
San Bernardino: 1956 1959 1961 1978 1980 1982 1985 1995
Legnarello: 1936 1952 1953 1954 1965 1966 1983 1989 1991
San Magno: 1963 1971 1973 1979 1987 1990 1993 1999 2000 2001
Sant’Erasmo: 1937 1939 1958 1964 1969 1970 1974 1975 1976 1994 1998 2002

 

SOLO NOOOIII SOLO NOIIIIII 12 VITTORIE SOLO NOOOIIII!!!!!

www.paliodilegnano.it

alla fine ha vinto la flora…. massì dai erano i più sfigati ci sta bene

Vittorie al palio delle contrade

La Flora: 1938 1960 1997 2005
San Martino: 1957 1967 1992 2003
Sant’Ambrogio: 1962 1968 1986 1988 2004
San Domenico: 1935 1972 1981 1984 1996
San Bernardino: 1956 1959 1961 1978 1980 1982 1985 1995
Legnarello: 1936 1952 1953 1954 1965 1966 1983 1989 1991
San Magno: 1963 1971 1973 1979 1987 1990 1993 1999 2000 2001
Sant’Erasmo: 1937 1939 1958 1964 1969 1970 1974 1975 1976 1994 1998 2002

SOLO NOOOIII SOLO NOIIIIII 12 VITTORIE SOLO NOOOIIII!!!!!

www.paliodilegnano.it

… E’ tutto un equilibrio sopra la follia…..

E’ sera, guardo la tv. Sta parlando Alda Merini, una donna nata il primo giorno di primavera e che di compleanni ne ha festeggiati parecchi. Una colorata signora anziana che se mi passasse accanto a Milano, forse non noterei. Ora le leggo gli occhi.  Uno sguardo  che torna vivo parlando del primo amore, ancora con pudicizia, con timideza e sentimento. Ecco l’amore è quella cosa  strana che ad 80 anni ti fa tornare ancora vivo lo sguardo. E’ quella cosa che ti fa arrendere alla vita e che poi ti fa rinascere aggrapandoti magari ad una parola o ad un ricordo trovato frugando nel solaio.

Ora parlano delle malattie mentali, forse perchè le più grandi pazzie si fanno per amore. Si parla dei pregiudizi, delle ipocrisie che ancora esistono e della paura che si ha nel vedere una verità schiacciante in quelli che, normalmente, chiamiamo "matti". Già, perchè nella mia pazzia, in quella di Alda Merini, in quella di Ofelia io leggo una logica lampante. Non credo esista la pazzia, credo che ci sia una sensibilità, un modo di percepire il dolore del mondo e farlo proprio, un modo di urlare contro le brutteze che la vita ogni tanto, non sempre, mette in serbo per noi.  Ci siamo assuefatti forse un po’ alla volontà di "non provare", di non rischiare giocandoci l’anima in quello che si fa, perchè poi, se le cose non vanno, si sta male. Comprensibile posizione se non fosse che si rischia di indignarci per le cose sbagliate, vergognarci per le sensazioni forti e non provare quei sentimenti profondi che ogni vita merita di avere. Rischiamo di viverci accanto senza sentirci, fingendoci invisibili.

Alle volte anche io mi sento pazza. Ci sono volte in cui gli eventi, le mie debolezze, l’aridità di alcune situazioni mi lacerano il cuore. Penso, soffro, piango, parlo e mi dicono che debbo essere forte, come se questo fosse simbolo di debolezza. Quando urti il piede contro un tavolo ti fa male, stramaledici il tavolo, se poi ti sei fatto tanto male ti curano. E quando qualcuno ti spezza il cuore? Se ti disperi e piangi ti dicono che sei pazza a soffrire x chi ti ferisce. Ti dicono di  dimenticare, convinti che se un dolore non lo vedi, non esiste. Eppure, guarda caso, di questa malattia che nessuno vede, prima o poi ne soffriamo un po’ tutti.

In ogni corpo c’è un cuore, e in ogni cuore c’è un’anima che lo fa sussultare ed è così da sempre e per sempre lo sarà. Lo è oggi a 30 anni (29…), così come a 14 e a 23, così come lo è per Alda Merini ad 80, x F a 40 e per chi è tanto matto da saper vivere il proprio cuore. Allora come posso pensare che la "normalità" si appalesi con "l’inappetenza dei sentimenti"?

Intervistano altri "matti" e tornano gli stessi concetti, quando sorridendo gli chiedono "cosa vedi nel  futuro?" la risposta che torna è sempre la stessa: "figli, amore, letteratura, teatro, disegno, musica…", vi sembra così pazzesco?

Riporto qui sotto stralci di frasi "folli" che nella mia testa creano un quadro capace di rappresentare davvero quello che un mondo misterioso ma che suscita in me una estrema tenerezza e comprensione.

"L’amicizia è sacra ma

bisogna saperla riconoscere…"

"Ti sei sentita voluta bene?

solo da mamma…."

"hanno una forza…. io gridavo, lui gridava…."

"…. piangeva e a me mancavano le forze"

"ma tu mi vuoi bene?"

e questa è la poesia di una "matta"…

Auguri, le acque del sentimento a volte ti hanno sconvolta
e c’e un genere dolce di poesia che è il canto,
come canta una madre
quando accarezza un figlio,

il piede di una fata che cammina
nel vento, e mentre i tuoi figlioli accedono la vita
tu ritorni ragazza , un gelo da salvare,
l’amore non ha tempo e quando sarai vecchia
ti bacerà i capelli solo la primavera.

… E’ tutto un equilibrio sopra la follia…..

E’ sera, guardo la tv. Sta parlando Alda Merini, una donna nata il primo giorno di primavera e che di compleanni ne ha festeggiati parecchi. Una colorata signora anziana che se mi passasse accanto a Milano, forse non noterei. Ora le leggo gli occhi. Uno sguardo che torna vivo parlando del primo amore, ancora con pudicizia, con timideza e sentimento. Ecco l’amore è quella cosa strana che ad 80 anni ti fa tornare ancora vivo lo sguardo. E’ quella cosa che ti fa arrendere alla vita e che poi ti fa rinascere aggrapandoti magari ad una parola o ad un ricordo trovato frugando nel solaio.

Ora parlano delle malattie mentali, forse perchè le più grandi pazzie si fanno per amore. Si parla dei pregiudizi, delle ipocrisie che ancora esistono e della paura che si ha nel vedere una verità schiacciante in quelli che, normalmente, chiamiamo “matti”. Già, perchè nella mia pazzia, in quella di Alda Merini, in quella di Ofelia io leggo una logica lampante. Non credo esista la pazzia, credo che ci sia una sensibilità, un modo di percepire il dolore del mondo e farlo proprio, un modo di urlare contro le brutteze che la vita ogni tanto, non sempre, mette in serbo per noi. Ci siamo assuefatti forse un po’ alla volontà di “non provare”, di non rischiare giocandoci l’anima in quello che si fa, perchè poi, se le cose non vanno, si sta male. Comprensibile posizione se non fosse che si rischia di indignarci per le cose sbagliate, vergognarci per le sensazioni forti e non provare quei sentimenti profondi che ogni vita merita di avere. Rischiamo di viverci accanto senza sentirci, fingendoci invisibili.

Alle volte anche io mi sento pazza. Ci sono volte in cui gli eventi, le mie debolezze, l’aridità di alcune situazioni mi lacerano il cuore. Penso, soffro, piango, parlo e mi dicono che debbo essere forte, come se questo fosse simbolo di debolezza. Quando urti il piede contro un tavolo ti fa male, stramaledici il tavolo, se poi ti sei fatto tanto male ti curano. E quando qualcuno ti spezza il cuore? Se ti disperi e piangi ti dicono che sei pazza a soffrire x chi ti ferisce. Ti dicono di dimenticare, convinti che se un dolore non lo vedi, non esiste. Eppure, guarda caso, di questa malattia che nessuno vede, prima o poi ne soffriamo un po’ tutti.

In ogni corpo c’è un cuore, e in ogni cuore c’è un’anima che lo fa sussultare ed è così da sempre e per sempre lo sarà. Lo è oggi a 30 anni (29…), così come a 14 e a 23, così come lo è per Alda Merini ad 80, x F a 40 e per chi è tanto matto da saper vivere il proprio cuore. Allora come posso pensare che la “normalità” si appalesi con “l’inappetenza dei sentimenti”?

Intervistano altri “matti” e tornano gli stessi concetti, quando sorridendo gli chiedono “cosa vedi nel futuro?” la risposta che torna è sempre la stessa: “figli, amore, letteratura, teatro, disegno, musica…”, vi sembra così pazzesco?

Riporto qui sotto stralci di frasi “folli” che nella mia testa creano un quadro capace di rappresentare davvero quello che un mondo misterioso ma che suscita in me una estrema tenerezza e comprensione.

L’amicizia è sacra ma

bisogna saperla riconoscere…”

“Ti sei sentita voluta bene?

solo da mamma….”

“hanno una forza…. io gridavo, lui gridava….”

“…. piangeva e a me mancavano le forze”

“ma tu mi vuoi bene?”

e questa è la poesia di una “matta”…

Auguri, le acque del sentimento a volte ti hanno sconvolta
e c’e un genere dolce di poesia che è il canto,
come canta una madre
quando accarezza un figlio,

il piede di una fata che cammina
nel vento, e mentre i tuoi figlioli accedono la vita
tu ritorni ragazza , un gelo da salvare,
l’amore non ha tempo e quando sarai vecchia
ti bacerà i capelli solo la primavera.

Andare oltre….

Pensavo a ieri,  a questi mesi di rabbia. Pensavo alle spiegazioni che avrei voluto dare, quello che avrei voluto sentire. Pensavo ai loop mentali, alla solitudine. Pensavo alle mie reazioni. Nonostante il silenzio durato mesi, quando ho saputo dell’incidente, l’unica cosa naturale che mi è passata per la mente, è stato di raggiungerlo all’ospedale e riportarlo a casa. Era l’unica cosa da fare in quel momento senza pensare ai diritti/doveri, alle ragioni o ai torti. Così ieri. Non potevamo lasciarlo solo il giorno del suo compleanno, non c’è nemmeno da discuterne. Poi pensavo all’abbraccio di ieri, silenzioso eppure ricco delle parole che non ci siamo detti in tutto questo tempo. Ecco alla fine ci penso e ci ripenso, ma la reatà è che nella vita contano i fatti. E’ contato esserci sempre e comunque nel momento del bisogno  ed è contato sapersi ritrovare. Ecco forse l’amicizia è semplicemente questo… dovrei impararlo.

Andare oltre….

Pensavo a ieri, a questi mesi di rabbia. Pensavo alle spiegazioni che avrei voluto dare, quello che avrei voluto sentire. Pensavo ai loop mentali, alla solitudine. Pensavo alle mie reazioni. Nonostante il silenzio durato mesi, quando ho saputo dell’incidente, l’unica cosa naturale che mi è passata per la mente, è stato di raggiungerlo all’ospedale e riportarlo a casa. Era l’unica cosa da fare in quel momento senza pensare ai diritti/doveri, alle ragioni o ai torti. Così ieri. Non potevamo lasciarlo solo il giorno del suo compleanno, non c’è nemmeno da discuterne. Poi pensavo all’abbraccio di ieri, silenzioso eppure ricco delle parole che non ci siamo detti in tutto questo tempo. Ecco alla fine ci penso e ci ripenso, ma la reatà è che nella vita contano i fatti. E’ contato esserci sempre e comunque nel momento del bisogno ed è contato sapersi ritrovare. Ecco forse l’amicizia è semplicemente questo… dovrei impararlo.

Ieri pranzo a casa. Una cosa tranquilla, pochi amici tra cui il grande assente. Non era mai stato a casa mia. E’ arrivato un po’ imbarazzato con una bottiglia di limoncello. In realtà il pranzo era un modo velato di festeggiare il suo compleanno. Non me la sentivo di organizzare un evento eclatante, ma nemmeno di farlo passare in sordina. Il pomeriggio è passato sereno, sembravamo quelli dei vecchi tempi. La sera siamo stati ad una festa di paese dove suonava un amico, ed eravamo ancora noi. La musica, la gente, le chiacchere, la birra fresca… Prima di andare via mi ha abbracciato stretta stretta, non ha detto una parola ma ho sentito che mi vuole bene ed era questo quello che mi era mancato in questi mesi.

Welcome home 

Ieri pranzo a casa. Una cosa tranquilla, pochi amici tra cui il grande assente. Non era mai stato a casa mia. E’ arrivato un po’ imbarazzato con una bottiglia di limoncello. In realtà il pranzo era un modo velato di festeggiare il suo compleanno. Non me la sentivo di organizzare un evento eclatante, ma nemmeno di farlo passare in sordina. Il pomeriggio è passato sereno, sembravamo quelli dei vecchi tempi. La sera siamo stati ad una festa di paese dove suonava un amico, ed eravamo ancora noi. La musica, la gente, le chiacchere, la birra fresca… Prima di andare via mi ha abbracciato stretta stretta, non ha detto una parola ma ho sentito che mi vuole bene ed era questo quello che mi era mancato in questi mesi.

Welcome home

 

http://www.teatripossibili.it/spettacolo.php?titolo=Amleto

Sabato sera a teatro, il sublime Amleto. Una nuova versione per la regia di Corrado d’Elia, assolutamente da vedere. L’attualizzazione delle denuncie sociali, della dilaniante diatriba tra ipocrisia e verità, del dolore, del peccato, della vendetta….

Ecco, spesso spendiamo soldi per vedere film di infima categoria, con attori dai nomi rindondanti ma scarsamente abili. Talvolta presi nel cast solo per aplificare l’eco pubblicitario. E poi vai in un teatro modesto come il Libero di Milano, minimalista nelle impostazioni e nelle scenografie e ti trovi a filo di fiato con Amleto, scorgi il suo sudore, noti i suoi occhi farsi lacrima d’uomo  e non d’attore. E c’è Ofelia ad una spanna da te, nella sua grazia, nella sua pazzia che pazia non è, che ha ben più ragione lei nei suoi sproloqui innamorati, di chi le causa dolore per proteggerla o per usarla.

Ofelia Ecco del rosmarino; è per memoria.
Non ti scordare, amore;
e qui le viole, per i tuoi pensieri.
Laerte Una lezione, pur nella pazzia:
i pensieri e i ricordi bene uniti.
Ofelia Ecco per te il finocchio, e le verbene,
e la ruta, ed un poco anche per me:
la possiamo chiamare l’erba grazia
della domenica; ma la tua ruta
devi portarla addosso in altro modo…
Ecco una margherita… E le violette
ti vorrei dare, ma appassiron tutte
quando morì mio padre.
M’hanno detto che ha fatto buona fine…

p.s. c’era una bambina deliziosa, avrà avuto non più di 7 anni, vestita da piccola hippie. Si è vista tutto lo spettacolo (che è finito alle 23.00), poi si è alzata, con il suo faccino piccolo dietro gli occhialini tondi da intellettuale, con i suoi capelli lunghi e sciolti e un aria da critica esperta ha commentato "è stato molto bello"..voglio anche io una bimba così!

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