parafrasando "L’aereo più pazzo del mondo" …

HO SCELTO IL GIORNO SBAGLIATO PER SMETTERE DI IMPRECARE

Va bene! Va bene che non devo lamentarmi che c’è chi sta peggio, va bene che mi devo adattare, va bene che devo imparare ad aspettare….ma la paternale di fine giornata sulla "mediocrità del lavoratore dipendente a discapito dei rampanti imprenditori", no, è decisamente troppo! Prima di tutto odio, e sottolineo ODIO, quelli che si sentono "come se fossi tuo padre", come si dice a Roma: sticazzi! Di padre ne ho uno e sarà un paio di giorni che ho imparato ad andarci d’amore e d’accordo. "Come se" non esiste, o sei o non sei!

Non voglio entrare in merito alle scelte personali dei grandi imprenditori stacanovisti che a loro tempo e a loro motivazione, hanno scelto di dedicare la propria vita al lavoro, ma trovo nauseante che questo modus vivendi sia posto come "oracolo di saggezza" da imitare e seguire.

Trovo che sia un po’ deprimente arrivare all’età della maturità per accorgerti che senza il lavoro non sei nessuno. Se, quando ti relazioni alle persone,  anteponi il loro titolo o la loro carica al nome, allora cosa hai imparato nei tuoi anni di esperienza? Se sei disposto ad ipotecarti l’anima pur di lavorare perchè muori alla sola idea di restare a casa, cosa hai costruito?

Un’impresa non è un uomo. Le imprese si fondano, si associano, si liquidano…restano gli uomini, resta la famiglia. Ecco io la paternale da questi 50/60enni che si sono accorti ora di avere figli adulti e mogli delicate solo perchè si crogiolano di aver lavorato 12 ore al giorno, non so cosa  farmene. Ci metto anche mio padre, non posso escluderlo questa volta, che si sente un pulcino spaurito perchè ora è un uomo e non più il capo (resta sempre il fatto che adoro mio padre, lo stimo e lo ringrazio).

Io penso, mi auspico e mi impegno per questo,  che la mia vecchiaia sia appagata da ciò che materialmente ho costruito, ho sempre e comunque le mie smanie imprenditoriali, ma soprattutto, sia il raggiungimento di quella serenità personale e familiare che ho saputo costruire. Lotterò sempre per mantenere integre le mie tradizioni, i miei valori, la mia spiritualità, anche se questo mi costa molto. Anche se questo significa non spegnere mai la spina, lavorare per costruire i regali di natale, cercare di essere disponibile per il mio compagno, per la mia famiglia, per gli amici. Anche se significa spendere una barca di soldi in messaggi per non far sentire dimenticato qualcuno, o non ricordare più l’ultima volta che ho fatto un bagno con calma, o letto in silenzio un libro, o godermi un film dall’inizio alla fine sul divano. Ecco se devo sacrificare la mia vita, voglio che sia per le persone che ne fanno parte, non per le cose. Il lavoro è UN mezzo per realizzare la mia vita, non IL  mezzo con cui realizzo la mia vita.

E ciò premesso, non vedo l’ora di rassegnare le mie dimissioni per realizzare il mio progetto. Un giorno ci sarà "bravissima.com" che sarà lavoro, ma etico, leale e professionale. Non progetterò stadi o autostrade ma svolgerò il mio lavoro con tutta la professionalità che so dare, correndo per non dimenticare di essere donna,  compagna, spero madre, ma comunque e sempre ANIMA.

"…padre, se anche tu non fossi il mio

padre, anche se fossi a me un estraneo,

PER TE STESSO UGUALMENTE T’AMEREI…"

(Camillo Sbarbaro)

 

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