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Marea

e il naufragar m'è dolce in questo mare

Mese

febbraio 2006

BUFFI CASI DELLA VITA

Sono stata a cena da amici sabato sera. Meglio dire amici di amici. Era la prima volta che si inventava una cena insieme. Ad un certo punto ho chiesto come si erano conosciuti tutti loro. Allora viene fuori che lei andava nel locale dove andava il mio moroso e dove suonava il nostro amico. Poi conosce il ragazzo della mia  amica e quindi le due si conoscono per mezzo dell’ex.  Insomma, per farla breve, tutti avevano un intreccio per cui, in un modo o nell’altro erano destinati ad incontrarsi in questa vita. Mi sentivo "esclusa", che ci facevo lì? C’erano dei rapporti veri e consolidati, mi sentivo infiltrata. Poi si è cambiato  discorso, e si è parlato  di origini. "Ok, sei mezza veneta? Dai anche io. Di Dove? Io Verona ma ho amici a Treviso, i miei amici del mare. Vado sempre in veneto, a Caorle. Dai? Non ci posso credere, conosci Caorle? Ci passavi le vacanze anche tu???" Ed ecco, che vengo coinvolta anche io nei loro intrecci. Anche io ho in comune un destino che mi ha portato vicino a qualcuno di loro per ritrovarlo poi a tavola in centro a Milano. Ed è stato bellissimo vedere in lei, lo stesso sguardo entusiasta mentre parlavamo delle stesse cose e ci comprendavamo. Perchè quel luogo è magico, o lo odi o lo ami. Ma se ti capita di essere tra quelli che lo amano, tra quelli che ne vanno orgogliosi, di quelli che lo conoscono, ecco allora ti trovi come noi a dire che durante l’anno, almeno una scappata la devi fare, perchè è come tornare a casa e se non lo fai ti manca da morire. E’ stato bellissimo ritrovarmi in quei racconti, in quei locali, in quelle chitarre sulla spiaggia e sentirmi compresa. Ci fosse stato Lapo, avrebbe sorriso mentre fumava e avrebbe detto "sono buffi casi della vita".

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BUFFI CASI DELLA VITA

Sono stata a cena da amici sabato sera. Meglio dire amici di amici. Era la prima volta che si inventava una cena insieme. Ad un certo punto ho chiesto come si erano conosciuti tutti loro. Allora viene fuori che lei andava nel locale dove andava il mio moroso e dove suonava il nostro amico. Poi conosce il ragazzo della mia amica e quindi le due si conoscono per mezzo dell’ex. Insomma, per farla breve, tutti avevano un intreccio per cui, in un modo o nell’altro erano destinati ad incontrarsi in questa vita. Mi sentivo “esclusa”, che ci facevo lì? C’erano dei rapporti veri e consolidati, mi sentivo infiltrata. Poi si è cambiato discorso, e si è parlato di origini. “Ok, sei mezza veneta? Dai anche io. Di Dove? Io Verona ma ho amici a Treviso, i miei amici del mare. Vado sempre in veneto, a Caorle. Dai? Non ci posso credere, conosci Caorle? Ci passavi le vacanze anche tu???” Ed ecco, che vengo coinvolta anche io nei loro intrecci. Anche io ho in comune un destino che mi ha portato vicino a qualcuno di loro per ritrovarlo poi a tavola in centro a Milano. Ed è stato bellissimo vedere in lei, lo stesso sguardo entusiasta mentre parlavamo delle stesse cose e ci comprendavamo. Perchè quel luogo è magico, o lo odi o lo ami. Ma se ti capita di essere tra quelli che lo amano, tra quelli che ne vanno orgogliosi, di quelli che lo conoscono, ecco allora ti trovi come noi a dire che durante l’anno, almeno una scappata la devi fare, perchè è come tornare a casa e se non lo fai ti manca da morire. E’ stato bellissimo ritrovarmi in quei racconti, in quei locali, in quelle chitarre sulla spiaggia e sentirmi compresa. Ci fosse stato Lapo, avrebbe sorriso mentre fumava e avrebbe detto “sono buffi casi della vita”.

 

(foto di Tomaso Baj)

 

 Questa sera voglio dare spazio ad un progetto, un "banale link" che mi ha fatto riflettere molto.

www.radionep.it

Questo è un argomento che sento molto vicino. Ci sono stati momenti in cui ho pensato di essere sul confine di  "questa follia". Momenti in cui il mio cervello, forse il mio cuore, si dissociavano dal mio corpo e dalle mie parole per divenare un’incidente di emozioni, talmente forti e devastanti, da risolversi solo in black out.  Quante volte ho pensato di impazzire, quante volte ho pensato "ma sono io sbagliata o sono loro". Altre volte, la follia mi è passata accanto "senza farmi troppo male". Mi ha mancato per un pelo, come quanto perdi un treno ed imprechi contro tutti, senza sapere che il treno che hai appena perso è poi deragliato, mentre tu ti sei salvato. Eppure questo mostro che tanto mi spaventa è stato solo una lacrima per me, mentre per altri è un pianto ininterrotto. Il mio dolore non è nemmeno un tratto a matita sulla tela della vita di molte persone. Resto però sempre innamorata della forza di reazione sconvolgente di persone come Alda Merini, Dino Campana o semplicemente di coloro che sanno trarre tutta la poesia e l’umanità nascosti dietro occhi persi che dipingono il mondo con altri colori. Per cui voglio divulgare il lavoro fatto da queste persone che reputo davvero ottimo.  In bocca al lupo a tutti!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Gianluca Grignani canta

Ho provato ad essere come tu mi vuoi
tanto che sai in fondo cambierei
ma son fatto troppo troppo a modo mio
prova ad esser tu quel che non sei!

io vengo dalla fabbrica di plastica dove mi hanno ben confezionato
ma non sono esattamente uscito un prodotto ben plastificato

io vivo un metro più in là
da quel che tu chiami realtà
giusto quel metro più in là vivo io

e vivono anche i miei pensieri dentro nei discorsi accartocciati
Dio quando li sento liberarsi so soltanto io quanto son veri

e vivono un metro più in là
da quel che tu chiami realtà

se il mondo è di plastica è fatto di plastica il mio è di plexiglas blu
grazie x aver distribuito questo grande sogno impacchettato
grazie x l’amore al gasoline non l’avevo mai considerato

ma la fabbrica di plastica ha una valvola di sfogo nel costato ed è lì che sono nato
è da lì che son passato.

 

(foto di Tomaso Baj)

Questa sera voglio dare spazio ad un progetto, un “banale link” che mi ha fatto riflettere molto.

www.radionep.it

Questo è un argomento che sento molto vicino. Ci sono stati momenti in cui ho pensato di essere sul confine di “questa follia”. Momenti in cui il mio cervello, forse il mio cuore, si dissociavano dal mio corpo e dalle mie parole per divenare un’incidente di emozioni, talmente forti e devastanti, da risolversi solo in black out. Quante volte ho pensato di impazzire, quante volte ho pensato “ma sono io sbagliata o sono loro”. Altre volte, la follia mi è passata accanto “senza farmi troppo male”. Mi ha mancato per un pelo, come quanto perdi un treno ed imprechi contro tutti, senza sapere che il treno che hai appena perso è poi deragliato, mentre tu ti sei salvato. Eppure questo mostro che tanto mi spaventa è stato solo una lacrima per me, mentre per altri è un pianto ininterrotto. Il mio dolore non è nemmeno un tratto a matita sulla tela della vita di molte persone. Resto però sempre innamorata della forza di reazione sconvolgente di persone come Alda Merini, Dino Campana o semplicemente di coloro che sanno trarre tutta la poesia e l’umanità nascosti dietro occhi persi che dipingono il mondo con altri colori. Per cui voglio divulgare il lavoro fatto da queste persone che reputo davvero ottimo. In bocca al lupo a tutti!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Gianluca Grignani canta

Ho provato ad essere come tu mi vuoi
tanto che sai in fondo cambierei
ma son fatto troppo troppo a modo mio
prova ad esser tu quel che non sei!

io vengo dalla fabbrica di plastica dove mi hanno ben confezionato
ma non sono esattamente uscito un prodotto ben plastificato

io vivo un metro più in là
da quel che tu chiami realtà
giusto quel metro più in là vivo io

e vivono anche i miei pensieri dentro nei discorsi accartocciati
Dio quando li sento liberarsi so soltanto io quanto son veri

e vivono un metro più in là
da quel che tu chiami realtà

se il mondo è di plastica è fatto di plastica il mio è di plexiglas blu
grazie x aver distribuito questo grande sogno impacchettato
grazie x l’amore al gasoline non l’avevo mai considerato

ma la fabbrica di plastica ha una valvola di sfogo nel costato ed è lì che sono nato
è da lì che son passato.

Casa. Serata con "Jo pancetta felice". E’ sempre bello passare le nostre seratine insieme sui lenti navigli serali. Tutto si quieta. La gente cammina senza urlare, la pioggia scende sottile e fresca. Sul ponte un regista impazzisce mentre crea forse un film, forse uno spot, sicuramente qualcosa di importanza vitale a giudicare dai santi che sta chiamando in causa. Jo ed io ci mangiamo una pizza e chiaccheriamo delle nostre vite. Jo è una piccola casetta destinata a stare in una grande città. Potrebbe essere Milano, Londra o Barcellona, lui sarebbe sempre il suo microappartamento poetico nel centro della vita. Jo non si scandalizza di nulla, ma apprezza le piccole dolcissime cose. Jo è strano, ma lo immagino benissimo nella normalità di una famiglia. Jo sarebbe un padre che piace agli amici, che imbarazza le figlie, che non dimentichi nelle feste comandate. Un padre dal quale è bello tornare, anche se scomodo a volte, quando sbatte lì quelle due o tre verità e come fai a dirgli di no. Marito non lo so…credo di più, direi un compagno, come un maglione caldo da infilare la sera dopo il lavoro. Mi chiedo se avrà mai l’aspetto dell’uomo maturo o trasformerà il suo viso repentinamente da ragazzo impertinente ad anziano vissuto.

Mi piace dove vive ora, quel pubbettino va inaugurato con una sana sbronza, mentre l’acqua del naviglio corre fuori dalla città. Mentre tutto si colora di ambra e i ponti sembrano vecchie foto seppiate….

Casa. Serata con “Jo pancetta felice”. E’ sempre bello passare le nostre seratine insieme sui lenti navigli serali. Tutto si quieta. La gente cammina senza urlare, la pioggia scende sottile e fresca. Sul ponte un regista impazzisce mentre crea forse un film, forse uno spot, sicuramente qualcosa di importanza vitale a giudicare dai santi che sta chiamando in causa. Jo ed io ci mangiamo una pizza e chiaccheriamo delle nostre vite. Jo è una piccola casetta destinata a stare in una grande città. Potrebbe essere Milano, Londra o Barcellona, lui sarebbe sempre il suo microappartamento poetico nel centro della vita. Jo non si scandalizza di nulla, ma apprezza le piccole dolcissime cose. Jo è strano, ma lo immagino benissimo nella normalità di una famiglia. Jo sarebbe un padre che piace agli amici, che imbarazza le figlie, che non dimentichi nelle feste comandate. Un padre dal quale è bello tornare, anche se scomodo a volte, quando sbatte lì quelle due o tre verità e come fai a dirgli di no. Marito non lo so…credo di più, direi un compagno, come un maglione caldo da infilare la sera dopo il lavoro. Mi chiedo se avrà mai l’aspetto dell’uomo maturo o trasformerà il suo viso repentinamente da ragazzo impertinente ad anziano vissuto.

Mi piace dove vive ora, quel pubbettino va inaugurato con una sana sbronza, mentre l’acqua del naviglio corre fuori dalla città. Mentre tutto si colora di ambra e i ponti sembrano vecchie foto seppiate….

….. dio come vorrei già essere  a londra…. è passato solo un anno e mi sembra di essere lontana da sempre…. voglio tornare

….. dio come vorrei già essere a londra…. è passato solo un anno e mi sembra di essere lontana da sempre…. voglio tornare

 

 

 

Domenica, piove, guardo un film fantastico: "Come eravamo" con Barbra Streisand e Robert Redford. Sono bellissimi insieme, destinati ad appartenersi per tutta la vita..eppure… eppure cedono. Si rincorrono, si vogliono, si amano e si abbandonano. Lui ritorna a circondarsi di graziose ragazze dei quartieri alti, lei continua  a lottare, cresce una figlia e sposa un uomo anonimo. Si rivedono, gli stessi gesti, gli stessi sguardi e la stesssa intensità. Che senso ha? Che senso ha arrendersi e cedere a quella vita che è sempre stata disegnata per noi, per i nostri stereotipi?Che senso ha soffrire meno per non poter amare di più? Se dev’essere una lotta, se si deve sopportare o costruire, deve essere per l’uomo che si ama e che ci deve appartenere, perchè rinunciare? C’è stato un tempo in cui credevo di essermi arresa  a tutto questo. C’è stato un tempo in cui amavo un uomo e soffrivo per un altro. C’è però anche il tempo in cui il mio Hubbel è l’uomo che amo.  Dovevano restare insieme. Su questo non vi è dubbio. Erano nati per amarsi, dovevano cambiare le cose e vivere il  loro mondo….

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