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Marea

e il naufragar m'è dolce in questo mare

Mese

febbraio 2007

 

Oggi è una giornata meravigliosa, cielo terso, si vedono le Alpi a far da corona, il Resegone di Manzoni. Ci sono  19 gradi con un sole calduccio e un venticello frizzante, roba da starsene tutto il giorno con il naso in su.

I rami sono gonfi e pronti a fiorire e i cespugli gialli hanno già buttato i primi timidi fiori. Qui in ufficio è appena arrivato un autotrasportatore dallo spiccato accento veneto e mi ha proiettato, nel breve chiudersi degli occhi, nel mio paese, lungo il fiume. Ho sentito il profumo dell’argine, il vociare lontano, il campanello delle biciclette e i saluti fatti al volo.

Fossi lì, sentirei  i profumi delle cucine  fondersi con quello della campagna e lo stomaco inizierebbe a sentire un vero appetito.

La nonna avrebbe preparato la torta margherita e una sostanziosa pasta e poi gli affettati di "Tony" e il pan biscotto in quantità industriale. Avrei sentito la confusione intorno a me, le donne affacendate, le cose semplici sulla tavola. Avremmo lasciato la porta sulla piazzetta aperta.

Ecco, in questi momenti mi manchi. Ora che avremmo potuto cucinare insieme. Ora che anche io avrei potuto essere una donna di casa insieme a te. Avremmo cucinato e cantato la tua solita canzone primaverile…..

  

E’ primavera

svegliatevi bambine

alle cascine

messer Aprile fa rubacuor…..

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Oggi è una giornata meravigliosa, cielo terso, si vedono le Alpi a far da corona, il Resegone di Manzoni. Ci sono 19 gradi con un sole calduccio e un venticello frizzante, roba da starsene tutto il giorno con il naso in su.

I rami sono gonfi e pronti a fiorire e i cespugli gialli hanno già buttato i primi timidi fiori. Qui in ufficio è appena arrivato un autotrasportatore dallo spiccato accento veneto e mi ha proiettato, nel breve chiudersi degli occhi, nel mio paese, lungo il fiume. Ho sentito il profumo dell’argine, il vociare lontano, il campanello delle biciclette e i saluti fatti al volo.

Fossi lì, sentirei i profumi delle cucine fondersi con quello della campagna e lo stomaco inizierebbe a sentire un vero appetito.

La nonna avrebbe preparato la torta margherita e una sostanziosa pasta e poi gli affettati di “Tony” e il pan biscotto in quantità industriale. Avrei sentito la confusione intorno a me, le donne affacendate, le cose semplici sulla tavola. Avremmo lasciato la porta sulla piazzetta aperta.

Ecco, in questi momenti mi manchi. Ora che avremmo potuto cucinare insieme. Ora che anche io avrei potuto essere una donna di casa insieme a te. Avremmo cucinato e cantato la tua solita canzone primaverile…..

E’ primavera

svegliatevi bambine

alle cascine

messer Aprile fa rubacuor…..

IN CERCA DI UN NUOVO EQUILIBRIO

Siiiiiii eccomi qui, l’ultimo agognato sabato lavorativo. Pensavo che non sarebbe mai arrivato e invece sono seduta a questa scrivania con l’occhio all’orologio e mi dico ancora due ore…. poi più.

 Avrò una mattina in più a settimana per alzarmi strofinando il naso sul suo petto, per tornare alla lentezza dei miei pensieri, per stare abbracciati un attimo in più e godermi quel sorriso e il suo "buongiorno piccola".  Non dovrò andare via mentre lui dorme, o cerca di farlo, con me che inciampo in ogni cosa mentre cerco di vestirmi al buio.

Avrò più tempo per curare la mia casa, che ho voluto tanto e che non sopporto ridotta in quello stato. Voglio sentire di essere una brava mogliettina, cucinare qualcosa di decente, fare la spesa insieme, magari al mercato grande del sabato mattina.

Voglio avere tempo per affrontare il nuovo lavoro faccia a faccia, senza paura di sbagliare, trovando il tempo per studiare le nuove sentenze. Voglio avere tempo per controllare bene i conti, arrivare in assemblea e dire "bene signori, le cose stanno così".

Voglio avere tempo per stare sul divano a leggere, magari fermarmi e pensare un po’, che ho sempre avuto paura in questi mesi a pensare un po’ a me stessa. Come se rubassi tempo altrui, come se non volessi sapere che c’era qualche ingranaggio che non girava in quella giostra di mille cose da fare.

Voglio andare qualche volta a prendere il piccolo a scuola, così  a tradimento e sentirlo gridare "ziiiiaaaaaaa", magari a piedi e camminare per il paese tornando a casa, tenendogli la cartella e ascoltando i suoi racconti.

Voglio esserci un po’ di più per mia madre, che mi aspetta, lo so che mi aspetta. Che ha paura che questa vita le scappi via e che le porti via altre persone che ama. E invece ci sarò, per un caffè e una chiaccherata, per quei minuti che possono far cambiare il corso di una giornata.

E per gli amici, che magari mi sentiranno più spesso o almeno non mi vedranno tramortita ad un tavolo chiedendo martini per cercare di dare un senso a quei giramenti di testa e di palle di questi ultimi mesi.

E lo so, che a fare i conti le cose da fare son sempre tante, ma direi che sono qualitativamente meritevoli delle mie corse. Ho sempre giurato a me stessa che non mi sarei fatta rubare la vita dal lavoro, come ha fatto mio padre. Sono stata male in questi anni perchè ho dovuto fare compromessi con questo giuramento. Ora le cose prenderanno ad essere diverse, non è ancora l’equilibrio che voglio, ma almeno è  l’inizio di questo progetto che sarà la mia vita.

IN CERCA DI UN NUOVO EQUILIBRIO

Siiiiiii eccomi qui, l’ultimo agognato sabato lavorativo. Pensavo che non sarebbe mai arrivato e invece sono seduta a questa scrivania con l’occhio all’orologio e mi dico ancora due ore…. poi più.

Avrò una mattina in più a settimana per alzarmi strofinando il naso sul suo petto, per tornare alla lentezza dei miei pensieri, per stare abbracciati un attimo in più e godermi quel sorriso e il suo “buongiorno piccola”. Non dovrò andare via mentre lui dorme, o cerca di farlo, con me che inciampo in ogni cosa mentre cerco di vestirmi al buio.

Avrò più tempo per curare la mia casa, che ho voluto tanto e che non sopporto ridotta in quello stato. Voglio sentire di essere una brava mogliettina, cucinare qualcosa di decente, fare la spesa insieme, magari al mercato grande del sabato mattina.

Voglio avere tempo per affrontare il nuovo lavoro faccia a faccia, senza paura di sbagliare, trovando il tempo per studiare le nuove sentenze. Voglio avere tempo per controllare bene i conti, arrivare in assemblea e dire “bene signori, le cose stanno così”.

Voglio avere tempo per stare sul divano a leggere, magari fermarmi e pensare un po’, che ho sempre avuto paura in questi mesi a pensare un po’ a me stessa. Come se rubassi tempo altrui, come se non volessi sapere che c’era qualche ingranaggio che non girava in quella giostra di mille cose da fare.

Voglio andare qualche volta a prendere il piccolo a scuola, così a tradimento e sentirlo gridare “ziiiiaaaaaaa”, magari a piedi e camminare per il paese tornando a casa, tenendogli la cartella e ascoltando i suoi racconti.

Voglio esserci un po’ di più per mia madre, che mi aspetta, lo so che mi aspetta. Che ha paura che questa vita le scappi via e che le porti via altre persone che ama. E invece ci sarò, per un caffè e una chiaccherata, per quei minuti che possono far cambiare il corso di una giornata.

E per gli amici, che magari mi sentiranno più spesso o almeno non mi vedranno tramortita ad un tavolo chiedendo martini per cercare di dare un senso a quei giramenti di testa e di palle di questi ultimi mesi.

E lo so, che a fare i conti le cose da fare son sempre tante, ma direi che sono qualitativamente meritevoli delle mie corse. Ho sempre giurato a me stessa che non mi sarei fatta rubare la vita dal lavoro, come ha fatto mio padre. Sono stata male in questi anni perchè ho dovuto fare compromessi con questo giuramento. Ora le cose prenderanno ad essere diverse, non è ancora l’equilibrio che voglio, ma almeno è l’inizio di questo progetto che sarà la mia vita.

Brumilla ed io abbiamo compiuto i nostri primi 100.000 Km insieme. 100.000 Km di vita e di avventure. Abbiamo avuto qualche incidente enrambe, ma con una passata di polis siamo tornate più fiammanti di prima… auguri compagna di mille avventure…..

Brumilla ed io abbiamo compiuto i nostri primi 100.000 Km insieme. 100.000 Km di vita e di avventure. Abbiamo avuto qualche incidente enrambe, ma con una passata di polis siamo tornate più fiammanti di prima… auguri compagna di mille avventure…..

BIGLIETTINI DA VISITA

 

BIGLIETTINI DA VISITA

Bene, ieri mi hanno consegnato i miei primi bigliettini da visita e uno pensa "wow che botta di vita avventurosa". E lo so che sembra una cosa da poco, ma è la prima volta che prendo il coraggio di scrivere, nero su ocra, chi sono, che titolo di studio ho (prima volta in vita mia che uso il mio diplometto) e che lavoro faccio. E non è mica stato tanto facile riuscire a dire "ok sono io, e so fare questo".  Devo ammettere che magari sembrerò patetica, ma penso che siano le piccole mete quotidiane a dare la forza per arrivare ai grandi risultati…. oddio… speriamo che poi arrivino sti risultati eh.

E poi ieri sera, dopo il corso, ci siamo fermati a parlangiare (parlare + mangiare) e si parlava di lavoro. Mi sono sentita un’aliena. Mi hanno guardato come una pazza quando ho detto che mi piace lavorare, che se lavoro bene torno a casa soddisfatta, anche adesso che sono dipendente.

Non riesco ad adeguarmi a pensare "aspetto che passino 8 ore, aspetto che passi una settimana, aspetto che arrivino le ferie". E’ chiaro, ci sono giorni che vorrei restare a letto, o che vorrei prendere e andare a fare un giro anzichè restare chiusa qui, però cerco di affrontare ugualmente la giornata con un minimo di ottimismo e buon umore. D’altro canto se penso che dovrò lavorare altri tot anni, per tot ore al giorno, per tot settimane e mi immagino di svegliarmi con la carogna sulle spalle ogni mattina, non mi passa davvero più. Ora non sto facendo il lavoro che mi piace, però è un lavoro e non è un bene da considerare come "dovuto" di questi tempi. Penso che in questi due anni sono stata comunque fortunata a trovare questa gabbia di matti. Poi c’è la mia voglia di non fossilizzarmi quì, e quindi gli studi e i tentativi per mettermi in proprio, però non me la sento, nonostante la vecchia e tutto il resto, di sputare nel piatto dove mangio.  Ho sempre pensato fosse "normale" vedere le cose in questo modo, non pensavo di aver detto qualcosa di così impopolare. Starò forse invecchiando….

BIGLIETTINI DA VISITA

BIGLIETTINI DA VISITA

Bene, ieri mi hanno consegnato i miei primi bigliettini da visita e uno pensa “wow che botta di vita avventurosa”. E lo so che sembra una cosa da poco, ma è la prima volta che prendo il coraggio di scrivere, nero su ocra, chi sono, che titolo di studio ho (prima volta in vita mia che uso il mio diplometto) e che lavoro faccio. E non è mica stato tanto facile riuscire a dire “ok sono io, e so fare questo”. Devo ammettere che magari sembrerò patetica, ma penso che siano le piccole mete quotidiane a dare la forza per arrivare ai grandi risultati…. oddio… speriamo che poi arrivino sti risultati eh.

E poi ieri sera, dopo il corso, ci siamo fermati a parlangiare (parlare + mangiare) e si parlava di lavoro. Mi sono sentita un’aliena. Mi hanno guardato come una pazza quando ho detto che mi piace lavorare, che se lavoro bene torno a casa soddisfatta, anche adesso che sono dipendente.

Non riesco ad adeguarmi a pensare “aspetto che passino 8 ore, aspetto che passi una settimana, aspetto che arrivino le ferie”. E’ chiaro, ci sono giorni che vorrei restare a letto, o che vorrei prendere e andare a fare un giro anzichè restare chiusa qui, però cerco di affrontare ugualmente la giornata con un minimo di ottimismo e buon umore. D’altro canto se penso che dovrò lavorare altri tot anni, per tot ore al giorno, per tot settimane e mi immagino di svegliarmi con la carogna sulle spalle ogni mattina, non mi passa davvero più. Ora non sto facendo il lavoro che mi piace, però è un lavoro e non è un bene da considerare come “dovuto” di questi tempi. Penso che in questi due anni sono stata comunque fortunata a trovare questa gabbia di matti. Poi c’è la mia voglia di non fossilizzarmi quì, e quindi gli studi e i tentativi per mettermi in proprio, però non me la sento, nonostante la vecchia e tutto il resto, di sputare nel piatto dove mangio. Ho sempre pensato fosse “normale” vedere le cose in questo modo, non pensavo di aver detto qualcosa di così impopolare. Starò forse invecchiando….

"C’è un legame segreto fra lentezza e memoria, fra velocità e oblio. Prendiamo una situazione delle più banali: un uomo cammina per la strada. A un tratto cerca di ricordare qualcosa, che però gli sfugge. Allora, istintivamente, rallenta il passo. Chi invece vuole dimenticare un evento penoso appena vissuto accelera inconsapevolmente la sua andatura, come per allontanarsi da qualcosa che sente ancora troppo vicino a sé nel tempo. 

Nella matematica esistenziale questa esperienza assume la forma di due equazioni elementari: il grado di lentezza è direttamente proporzionale all’intensità della memoria; il grado di velocità è direttamente proporzionale all’intensità dell’oblio."
(M. Kundera – La lentezza -)

GIORNATA DELLA LENTEZZA….

credo proprio che festeggerò

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