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Marea

e il naufragar m'è dolce in questo mare

Mese

settembre 2007

In giro per le strade del centro il sabato pomeriggio come non accadeva dagli anni della scuola. Ritrovo  il mercato, quasi lo stesso se non fosse per la moltitudine di lingue che riecheggiano tra i banchi. Mi spingo sulla strada che porta al centro e ritrovo gli stessi riti. Adolescenti che si clonano e si tengono la mano, le vasche per il rimorchio. E poi due mani. Due mani da signora di mezza età che offrono  omaggi profumati. Ha aperto una erboristeria in una vecchia corte ristrutturata. Agitata, un po’ impacciata, decisamente tenera. Il negozio è grazioso, estremamente femminile  e i suoi occhi sanno di un nuovo inizio e di tanta paura. Le ho comprato del the, non mi serviva nulla e le ho fatto gli auguri per un nuovo inizio. Ho scoperto un thè delizioso.

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In giro per le strade del centro il sabato pomeriggio come non accadeva dagli anni della scuola. Ritrovo il mercato, quasi lo stesso se non fosse per la moltitudine di lingue che riecheggiano tra i banchi. Mi spingo sulla strada che porta al centro e ritrovo gli stessi riti. Adolescenti che si clonano e si tengono la mano, le vasche per il rimorchio. E poi due mani. Due mani da signora di mezza età che offrono omaggi profumati. Ha aperto una erboristeria in una vecchia corte ristrutturata. Agitata, un po’ impacciata, decisamente tenera. Il negozio è grazioso, estremamente femminile e i suoi occhi sanno di un nuovo inizio e di tanta paura. Le ho comprato del the, non mi serviva nulla e le ho fatto gli auguri per un nuovo inizio. Ho scoperto un thè delizioso.

Web oscurato in Birmania, blog in rosso

Un responsabile delle telecomunicazioni del regime parla
Mentre in Birmania Internet viene oscurato dal regime, nel resto del mondo siti e blog si tingono di rosso in segno di solidarietà al popolo birmano.
I militari cercano con ogni mezzo di impedire che le notizie su quanto sta accadendo escano dal Paese: all’avvio delle proteste hanno iniziato a negare ai giornalisti stranieri il visto d’ingresso, a interrompere i collegamenti dei cellulari dei maggiori attivisti democratici e a oscurare molti blog dove i cittadini rivelavano al mondo quello che stava succedendo (alcuni hanno anche usato biglietti elettronici di auguri e il sito di socializzazione Facebook per raccontare quanto stava accadendo).

WEB BLOCCATO – Ora però la morsa della censura è diventata ancora più stretta: mentre è in corso la caccia ai giornalisti stranieri, collegarsi a Internet è diventato impossibile anche per quei giovani smanettoni che fino a ieri riuscivano a «bucare» la pesante cortina stesa dai militari attorno al Paese: giovani universitari, per lo più residenti a Rangoon, erano finora riusciti a inserire decine di foto e video sui blog documentando passo passo la silenziosa protesta dei monaci buddisti e il crescente appoggio popolare. Ma il flusso delle immagini di quanto sta succedendo in Birmania si è interrotto. Tutti gli internet cafè sono stati chiusi e nessuno risponde ai telefoni degli uffici del principale provider di internet per spiegare come mai non è possibile aver accesso al Web. Che l’accesso alla Rete sia bloccato è stato ammesso anche da un responsabile delle telecomunicazioni, che però ha attribuito il problema a «un cavo sottomarino danneggiato». «Internet non funziona a causa di un cavo sottomarino danneggiato », ha riferito all’AFP un responsabile dell’impresa di Stato, Myanmar Post and Telecoms.

BLOG IN ROSSO – Intanto nel resto del mondo siti e blog si tingono di rosso, il colore delle veste dei monaci e in particolare del «sanghati» che contraddistingue i buddisti birmani. Anche Blogosfere, il più grande network italiano di blog professionali d’informazione con oltre 1.800mila lettori ogni mese, è sceso in campo a favore della libertà della Birmania invitando tutti i blogger italiani ad aderire alla campagna «Free Burma» e a manifestare contro gli avvenimenti di questi giorni. E anche contro il fatto che dopo due giorni di repressione da parte dei militari delle manifestazioni di protesta, sia venuto a mancare il principale canale di diffusione di informazioni e foto da parte della dissidenza birmana su quanto sta accadendo nel paese

(fonte Corriere.it)
Petition code number: 1081081081234"

Web oscurato in Birmania, blog in rosso

Un responsabile delle telecomunicazioni del regime parla

Mentre in Birmania Internet viene oscurato dal regime, nel resto del mondo siti e blog si tingono di rosso in segno di solidarietà al popolo birmano.
I militari cercano con ogni mezzo di impedire che le notizie su quanto sta accadendo escano dal Paese: all’avvio delle proteste hanno iniziato a negare ai giornalisti stranieri il visto d’ingresso, a interrompere i collegamenti dei cellulari dei maggiori attivisti democratici e a oscurare molti blog dove i cittadini rivelavano al mondo quello che stava succedendo (alcuni hanno anche usato biglietti elettronici di auguri e il sito di socializzazione Facebook per raccontare quanto stava accadendo).

WEB BLOCCATO – Ora però la morsa della censura è diventata ancora più stretta: mentre è in corso la caccia ai giornalisti stranieri, collegarsi a Internet è diventato impossibile anche per quei giovani smanettoni che fino a ieri riuscivano a «bucare» la pesante cortina stesa dai militari attorno al Paese: giovani universitari, per lo più residenti a Rangoon, erano finora riusciti a inserire decine di foto e video sui blog documentando passo passo la silenziosa protesta dei monaci buddisti e il crescente appoggio popolare. Ma il flusso delle immagini di quanto sta succedendo in Birmania si è interrotto. Tutti gli internet cafè sono stati chiusi e nessuno risponde ai telefoni degli uffici del principale provider di internet per spiegare come mai non è possibile aver accesso al Web. Che l’accesso alla Rete sia bloccato è stato ammesso anche da un responsabile delle telecomunicazioni, che però ha attribuito il problema a «un cavo sottomarino danneggiato». «Internet non funziona a causa di un cavo sottomarino danneggiato », ha riferito all’AFP un responsabile dell’impresa di Stato, Myanmar Post and Telecoms.

BLOG IN ROSSO – Intanto nel resto del mondo siti e blog si tingono di rosso, il colore delle veste dei monaci e in particolare del «sanghati» che contraddistingue i buddisti birmani. Anche Blogosfere, il più grande network italiano di blog professionali d’informazione con oltre 1.800mila lettori ogni mese, è sceso in campo a favore della libertà della Birmania invitando tutti i blogger italiani ad aderire alla campagna «Free Burma» e a manifestare contro gli avvenimenti di questi giorni. E anche contro il fatto che dopo due giorni di repressione da parte dei militari delle manifestazioni di protesta, sia venuto a mancare il principale canale di diffusione di informazioni e foto da parte della dissidenza birmana su quanto sta accadendo nel paese

(fonte Corriere.it)

Petition code number: 1081081081234″

Segmenti bianchi a trattegiarmi la via fino al punto in cui sembrano svanire. E pioggia anche sull’asfalto drenante, sul vetro, tra i tergicristalli che gracchiano sul parabrezza sporco. E immagini di me, di loro, di una moltitudine di visi per i quali forse non sono più una buona compagnia. Il limoncello pigia sull’accelleratore fregandosene dei men at work. Forse si farà il libro, siamo in un paio di persone a crederci, o forse finirà come la mia piega sotto la pioggia. Massì, chi se ne frega che si arriccino i capelli, che scorra la strada sotto i pneumatici. La freccia destra si è arresa, non lampeggia più. I nostri primi 110 km iniziano a sentirsi. Vorrei sentire una voce amica, un messaggio caldo, ma è notte e distanze incolmabili cancellano ogni comprensione e così canto. Canto con la voce che non ho più, parole provenienti dalla peggior feccia medioevale della musica italiana, che mi scopro conoscere. E poi canto la rabbia, la solitudine, la voglia, l’anima. Canto e sento la gola bruciare, sento il viso in fiamme e rabbia si stringe ancora sul volante. E scorrono i cartelli delle uscite ed arriva la via di casa, vorrei sprofondare nel mio letto o tirare dritto finchè i pensieri non finiscono di esistere. Ma la macchina rallenta, riconosce la strada, ecco sta sterzando, la rampa, la rotonda, il cancello di casa. Vado a letto. Domani avrò un buon mal di testa e pessimi pensieri. Massì sarà domani e forse non pioverà più.

Segmenti bianchi a trattegiarmi la via fino al punto in cui sembrano svanire. E pioggia anche sull’asfalto drenante, sul vetro, tra i tergicristalli che gracchiano sul parabrezza sporco. E immagini di me, di loro, di una moltitudine di visi per i quali forse non sono più una buona compagnia. Il limoncello pigia sull’accelleratore fregandosene dei men at work. Forse si farà il libro, siamo in un paio di persone a crederci, o forse finirà come la mia piega sotto la pioggia. Massì, chi se ne frega che si arriccino i capelli, che scorra la strada sotto i pneumatici. La freccia destra si è arresa, non lampeggia più. I nostri primi 110 km iniziano a sentirsi. Vorrei sentire una voce amica, un messaggio caldo, ma è notte e distanze incolmabili cancellano ogni comprensione e così canto. Canto con la voce che non ho più, parole provenienti dalla peggior feccia medioevale della musica italiana, che mi scopro conoscere. E poi canto la rabbia, la solitudine, la voglia, l’anima. Canto e sento la gola bruciare, sento il viso in fiamme e rabbia si stringe ancora sul volante. E scorrono i cartelli delle uscite ed arriva la via di casa, vorrei sprofondare nel mio letto o tirare dritto finchè i pensieri non finiscono di esistere. Ma la macchina rallenta, riconosce la strada, ecco sta sterzando, la rampa, la rotonda, il cancello di casa. Vado a letto. Domani avrò un buon mal di testa e pessimi pensieri. Massì sarà domani e forse non pioverà più.

Ci sono cose che vorresti dire e non trovi il coraggio.  Ci sono cose  che non puoi spiegare diversamente. Troppe volte ci tratteniamo frenati da inibizioni, remore, paura. Oggi no. Oggi è un giorno diverso. Oggi il mio subconscio ha trovato la sua strada, ha trovato il coraggio che la ragione non sa trovare. Sono entrata in ufficio e ho vomitato senza nemmeno salutare i capi!!!  

Ci sono cose che vorresti dire e non trovi il coraggio. Ci sono cose che non puoi spiegare diversamente. Troppe volte ci tratteniamo frenati da inibizioni, remore, paura. Oggi no. Oggi è un giorno diverso. Oggi il mio subconscio ha trovato la sua strada, ha trovato il coraggio che la ragione non sa trovare. Sono entrata in ufficio e ho vomitato senza nemmeno salutare i capi!!!

Sono giorni che mi riprometto di postare questa foto. L’avevo promessa ad una persona per me davvero unica, della quale non posso dire molto per non tradire un nostro patto di segretezza. Però lui sa perchè ho pensato a lui mentre vedevo plasmare argilla nella foresta di Sherwood e sa perchè ho comprato un vasetto blu creato da quelle mani. Plasmare argilla così come plasmare una persona, un figlio o un ricordo, facendo scivolare materia povera tra le dita, modellando con l’assenza di attrito o con la pressione ed il tatto. Tutto quello che passa tra le nostre dita lascia una traccia nella materia e sono in pochi a sapere creare arte e lui lo ha fatto, con te.
E poi mi è capitato di ripensare alle mani, al tatto in questi giorni. Lunedì accanto all’albero quando l’ho visto sciogliersi sotto le mie mani. Quando è bastata una mano sulla spalla per sentire ancora che è pelle, è  uomo, quello che sa ricevere una carezza. Quanto può curare la mano di un amico? Ancora me lo chiedo. Ho sentito nella sua mancanza, la mia mancanza. Quante volte vorrei vivere addosso e non accanto. Quante volte vorrei pelle ad invadere i silenzi. Vorrei mani sul mio viso, strette insieme a plasmare nuova vita, a dare forma alla materia dei miei pensieri. Mani grandi su di me.

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