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Marea

e il naufragar m'è dolce in questo mare

Mese

novembre 2007

 

Lui scrive:

mi sa che la merini ti ha suggerito qualcosa.

Lala scrive:

si che non ho tempo e voglia di impazzire adesso, che voglio vivere vestita d’amore e dignità per molti, moltissimi anni.

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Lui scrive:

mi sa che la merini ti ha suggerito qualcosa.

Lala scrive:

si che non ho tempo e voglia di impazzire adesso, che voglio vivere vestita d’amore e dignità per molti, moltissimi anni.

Guarda la città
oltre le mura vedrai
quanta umanità
stringersi intorno ad un niente
dubbio e verità
sono ad un passo da te
non voltarti più e giocati quello che hai
ci vuole un senso

fuori dai confini tuoi
mille volti attorno e poi
storie da scoprire
dentro nei pensieri tuoi
scorre ritmo e musica
e si deve vivere
si deve vivere

grida la città
per le ferite che ha
tutto intorno a noi
fiamme di polvere e vento

false ambiguità
sono ad un passo da te
apri il cerchio e poi
forse un po’ meglio vedrai
ci vuole un senso

fuori dai confini tuoi
mille volti attorno e poi
storie da scoprire
dentro nei pensieri tuoi
scorre ritmo e musica
e si deve vivere
si deve vivere

trova il tempo
per guardarti dentro
e spiccare in volo
oltre quello che c’è
trova un senso
spezza il tuo silenzio
per gridare al mondo
che il presente sarà , solo tuo !

fuori dai confini tuoi
mille volti attorno e poi
storie da scoprire
dentro nei pensieri tuoi
scorre ritmo e musica
e si deve vivere
si deve vivere

si deve vivere
vivere

Guarda la città
oltre le mura vedrai
quanta umanità
stringersi intorno ad un niente
dubbio e verità
sono ad un passo da te
non voltarti più e giocati quello che hai
ci vuole un senso

fuori dai confini tuoi
mille volti attorno e poi
storie da scoprire
dentro nei pensieri tuoi
scorre ritmo e musica
e si deve vivere
si deve vivere

grida la città
per le ferite che ha
tutto intorno a noi
fiamme di polvere e vento

false ambiguità
sono ad un passo da te
apri il cerchio e poi
forse un po’ meglio vedrai
ci vuole un senso

fuori dai confini tuoi
mille volti attorno e poi
storie da scoprire
dentro nei pensieri tuoi
scorre ritmo e musica
e si deve vivere
si deve vivere

trova il tempo
per guardarti dentro
e spiccare in volo
oltre quello che c’è
trova un senso
spezza il tuo silenzio
per gridare al mondo
che il presente sarà , solo tuo !

fuori dai confini tuoi
mille volti attorno e poi
storie da scoprire
dentro nei pensieri tuoi
scorre ritmo e musica
e si deve vivere
si deve vivere

si deve vivere
vivere

No ma ve la siete beccata questa pubblicità?

 

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Ho provato a raccontare le emozioni di lunedì sera …. lo strascico di domande e sensazioni che mi ha lasciato questo incontro ravvicinato con Alda Merini, ma ogni cosa mi pare non rendere l’idea. Allora seguo il consiglio di qualcuno (grazie) e posto frasi appuntate qua e là nel corso della serata… e per il resto, unite i puntini per disegnare le mie emozioni. ..

 

Le parole di Alda:
-“non parlatemi più di manicomio, lasciatemi sola con il mio amore che mi ha   rinchiusa e per il quale scrivo”
– “il dolore dell’uomo è la scienza mia”
– Lo scandalo più grande è la felicità.
– Assomiglia alla mia porta che non riesco ad aprire
– Non bisogna continuare a piangere, bisogna uscire dal manicomio, ma non l’istituzione ma quello che abbiamo nella testa
– La segregazione: questo più di tutto può fare impazzire un uomo
io come voi sono stata sopresa mentre rubavo la vita….
Dott. Gabrici
(Quell’amore cortese fatto ancora di pudore)
– L’uomo attraverso l’arte può arrivare all’equilibrio completo
– Non la chimica ma l’amore

Le parole di Lala:
Tutto pronto, poltrona, libro, pagine bianche da sporcare al buio, emozione a mille, attesa fremente, cellulare spento. Il campanello, tutti seduti. Il pubblico che aspetta e parla di lei mi infastidisce. E’ come se mi aspettassi da questa serata un patto segreto tra consorelle e invece fotografi e fiori già pronti per lei e io stupida che ho portato solo un racconto che resterà sgualcito nella mia borsa
– Ecco sul palco i miei prossimi 50 anni di amore e dolore, di follia per la ragione, ma ancora in piedi con dignità e sarcasmo, coperta da parole dure e scarpe morbide: “abbiamo vinto noi”.
E lacrime lente scendono sulle prime note e sento la tua vita dentro quelle strofe e diventa la mia.
– La musica nasce dietro le quinte e le poesie che amo tanto vengono musicate. Vorrei essere io a pronunciare quelle parole sentendole mie, facendole mie, godendo di un privilegio che spetta questa sera a qualcuno che non mi piace
– E il violino  suona la mia anima vibrante di paura
– E avere voglia di ballare e sorridere per l’ironia feroce che salta tra le note. Una danza, uno schiaffo al degrado e al dolore che se ne va, ma con fatica, inciampando tra la  forza e il  dolore e le voglie di farli miei.
– E vedo noi due. Le mie vecchie parole e la tua musica. Tu, per sempre giovane con le tue dita allungate sui miei fianchi e i tasti bianchi e la mia stanchezza che vibra nella tua voce, che mi rende eterna.
– L’amore è non tenersi nemmeno una rosa per sè. 
– Poco meno di 200 anni al tavolo di un’ipotetica osteria. Sembrerebbero un uomo e una donna e inveco sono la speranza e la salvezza, il dolore e la medicina, il rispetto e la testardaggine chiusi in una bolla di luce e archi. Lei ancora grata per la Cura, e lui che le versa un bichiera di Vita fresca. Sorridono grati, di una gentilezza che sa non essere scontata né dovuta, ma una prolunga naturale del proprio spirito.  
– A quante vite si può sopravvivere? 
– Quanto male fa il tuo dolore su di un palco e il mio non è l’unico naso soffiato  
e la poesia di tutti….
E tutti noi costretti dentro
le ombre del vino.
Non abbiam parole nè potere
per invogliare gli altri avventori.
Siamo osti senza domande
riceviamo tutti solo che
abbiamo un cuore.
Siamo poeti poveri di fatti di vesti pesanti
e intime calure di bosco.
Siamo contadini che
portano la terra a Venere.
Siamo usurai pieni di croci.
Siamo conventi che non danno sangue
Siamo una fede senza profeti,
ma siamo poeti soli come le bestie,
buttati per tutti i fanghi,
senza una casa libera,
nè un sasso di sentimento.

Ho provato a raccontare le emozioni di lunedì sera …. lo strascico di domande e sensazioni che mi ha lasciato questo incontro ravvicinato con Alda Merini, ma ogni cosa mi pare non rendere l’idea. Allora seguo il consiglio di qualcuno (grazie) e posto frasi appuntate qua e là nel corso della serata… e per il resto, unite i puntini per disegnare le mie emozioni. ..

Le parole di Alda:

-“non parlatemi più di manicomio, lasciatemi sola con il mio amore che mi ha rinchiusa e per il quale scrivo”

– “il dolore dell’uomo è la scienza mia”

– Lo scandalo più grande è la felicità.

– Assomiglia alla mia porta che non riesco ad aprire

– Non bisogna continuare a piangere, bisogna uscire dal manicomio, ma non l’istituzione ma quello che abbiamo nella testa

– La segregazione: questo più di tutto può fare impazzire un uomo

io come voi sono stata sopresa mentre rubavo la vita….

Dott. Gabrici

(Quell’amore cortese fatto ancora di pudore)

– L’uomo attraverso l’arte può arrivare all’equilibrio completo

– Non la chimica ma l’amore

Le parole di Lala:

Tutto pronto, poltrona, libro, pagine bianche da sporcare al buio, emozione a mille, attesa fremente, cellulare spento. Il campanello, tutti seduti. Il pubblico che aspetta e parla di lei mi infastidisce. E’ come se mi aspettassi da questa serata un patto segreto tra consorelle e invece fotografi e fiori già pronti per lei e io stupida che ho portato solo un racconto che resterà sgualcito nella mia borsa

– Ecco sul palco i miei prossimi 50 anni di amore e dolore, di follia per la ragione, ma ancora in piedi con dignità e sarcasmo, coperta da parole dure e scarpe morbide: “abbiamo vinto noi”.

E lacrime lente scendono sulle prime note e sento la tua vita dentro quelle strofe e diventa la mia.

– La musica nasce dietro le quinte e le poesie che amo tanto vengono musicate. Vorrei essere io a pronunciare quelle parole sentendole mie, facendole mie, godendo di un privilegio che spetta questa sera a qualcuno che non mi piace

– E il violino suona la mia anima vibrante di paura

– E avere voglia di ballare e sorridere per l’ironia feroce che salta tra le note. Una danza, uno schiaffo al degrado e al dolore che se ne va, ma con fatica, inciampando tra la forza e il dolore e le voglie di farli miei.

– E vedo noi due. Le mie vecchie parole e la tua musica. Tu, per sempre giovane con le tue dita allungate sui miei fianchi e i tasti bianchi e la mia stanchezza che vibra nella tua voce, che mi rende eterna.

– L’amore è non tenersi nemmeno una rosa per sè.

– Poco meno di 200 anni al tavolo di un’ipotetica osteria. Sembrerebbero un uomo e una donna e inveco sono la speranza e la salvezza, il dolore e la medicina, il rispetto e la testardaggine chiusi in una bolla di luce e archi. Lei ancora grata per la Cura, e lui che le versa un bichiera di Vita fresca. Sorridono grati, di una gentilezza che sa non essere scontata né dovuta, ma una prolunga naturale del proprio spirito.

– A quante vite si può sopravvivere?

– Quanto male fa il tuo dolore su di un palco e il mio non è l’unico naso soffiato

e la poesia di tutti….

E tutti noi costretti dentro

le ombre del vino.

Non abbiam parole nè potere

per invogliare gli altri avventori.

Siamo osti senza domande

riceviamo tutti solo che

abbiamo un cuore.

Siamo poeti poveri di fatti di vesti pesanti

e intime calure di bosco.

Siamo contadini che

portano la terra a Venere.

Siamo usurai pieni di croci.

Siamo conventi che non danno sangue

Siamo una fede senza profeti,

ma siamo poeti soli come le bestie,

buttati per tutti i fanghi,

senza una casa libera,

nè un sasso di sentimento.

Oggi mi sento un animale in gabbia….

(e odio essere chiamata "Cara")

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