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Marea

e il naufragar m'è dolce in questo mare

Mese

maggio 2008

Mail di Laura al suo Prof/editore…

 …  è come se tu fossi riuscito a cucinare delle lasagne avendo in frigorifero solo una crosta di formaggio ammuffito. E che sia dato alle stampe…..

p.s. Grazie Wally 🙂

Mail di Laura al suo Prof/editore…

… è come se tu fossi riuscito a cucinare delle lasagne avendo in frigorifero solo una crosta di formaggio ammuffito. E che sia dato alle stampe…..

p.s. Grazie Wally 🙂

RAGNO = NOVITA’?

Sottotitolo: Piccole Donne Crescono

Ok ok non mi devo esaltare….. MA NON CI RIESCO!!!!!!!!!! Avete presente il mio racconto sul ragno???? Ecco…  verrà pubblicato sulla rivista letteraria pagina uno nel numero in uscita ad ottobre. Gli editori hanno deciso di cambiare il titolo (che effettivamente era debole, brava Star) e il nuovo titolo darà una chiave di lettura metaforica con valenza sociale… lo so che vi sembrerà strano… ad ottobre capirete meglio.

Che dire mi sento come Jo March in Piccole Donne quando le pubblicano i racconti  … Avevo chiesto un parere al mio Angelo, direi che è arrivato.  Grazie Nonna… come vedi forse le piccole donne crescono…. ed era ora 🙂

RAGNO = NOVITA’?

Sottotitolo: Piccole Donne Crescono

Ok ok non mi devo esaltare….. MA NON CI RIESCO!!!!!!!!!! Avete presente il mio racconto sul ragno???? Ecco… verrà pubblicato sulla rivista letteraria pagina uno nel numero in uscita ad ottobre. Gli editori hanno deciso di cambiare il titolo (che effettivamente era debole, brava Star) e il nuovo titolo darà una chiave di lettura metaforica con valenza sociale… lo so che vi sembrerà strano… ad ottobre capirete meglio.

Che dire mi sento come Jo March in Piccole Donne quando le pubblicano i racconti … Avevo chiesto un parere al mio Angelo, direi che è arrivato. Grazie Nonna… come vedi forse le piccole donne crescono…. ed era ora 🙂


Ci sono cose di una giornata che ti porti nel letto, sensazioni per lo più, che a raccontarle perdono già qualcosa ma, se sei fortunato, riesci a ricordare almeno fino a quando le palpebre diventano pesanti.

Come quel bambino visto nella vetrina del barbiere, seduto in soggezione sulla poltrona e una pila di cuscini, mentre il barbiere (che somigliava forse nella sua fantasia a mangiafuoco) passava attento la forbice sui suoi capelli e veniva voglia di baciare quella nuca scoperta e quei capelli sottili profumati di coccole. Ed è stato un attimo pensare al mio piccolo, al suo faccino pulito di quando torna dal parrucchiere, quel sorriso dolce che sta crescendo, a quei capelli lisci che  si stanno facendo più spesso. Ha detto che non fa più tante cose insieme alla zia, ha ragione il cucciolo. Quante cose ho trascurato in mezzo a questa marea? Quanto ho perso della mia vita e del mio ruolo di zia? Non si può far altro che rimediare, appena finisce la scuola, piccolo, ci inventiamo una seratina delle nostre. Parola di zia.

Oppure l’autostrada che era stranamente trafficata  e che mi ha fatto pensare a camera mia, alle estati con mia sorella quando lasciavamo i vetri spalancati e, con gli occhi sbarrati nel buio, ascoltavamo il rumore dell’autostrada aumentare a mano a mano che si avvicinava la fine di luglio e l’agognato giorno della partenza per il mare.

Oppure cambiare stazione alla radio, e sentire solo le parole "time after time", e abbassare il volume e continuare a cantarla nel buio che scorre sotto le ruote e la pioggia che scivola via dal vetro. Passare il casello e sentire quella canzone che pochi mesi fa ti ho dedicato, che era la speranza che sembrava tornare… per poi andare via, e scoprirmi a soffrire per una nuova canzone, ancorandomi a quel briciolo di luce che vedo più in là e che, ne sono sicura, non sono i man at work.  E arrivare quasi alla mia uscita e sentie That’s What Friends Are For e rivedermi una mocciosa che salutava il papà prima della buona notte, mentre in tv scorreva il video, forse era non solo moda che andava in onda la domenica sara, o qualcosa di simile.

p.s. lo rileggo domani, se ci sono degli errori, chiudete gli occhi che è ora della nanna.


Ci sono cose di una giornata che ti porti nel letto, sensazioni per lo più, che a raccontarle perdono già qualcosa ma, se sei fortunato, riesci a ricordare almeno fino a quando le palpebre diventano pesanti.

Come quel bambino visto nella vetrina del barbiere, seduto in soggezione sulla poltrona e una pila di cuscini, mentre il barbiere (che somigliava forse nella sua fantasia a mangiafuoco) passava attento la forbice sui suoi capelli e veniva voglia di baciare quella nuca scoperta e quei capelli sottili profumati di coccole. Ed è stato un attimo pensare al mio piccolo, al suo faccino pulito di quando torna dal parrucchiere, quel sorriso dolce che sta crescendo, a quei capelli lisci che si stanno facendo più spesso. Ha detto che non fa più tante cose insieme alla zia, ha ragione il cucciolo. Quante cose ho trascurato in mezzo a questa marea? Quanto ho perso della mia vita e del mio ruolo di zia? Non si può far altro che rimediare, appena finisce la scuola, piccolo, ci inventiamo una seratina delle nostre. Parola di zia.

Oppure l’autostrada che era stranamente trafficata e che mi ha fatto pensare a camera mia, alle estati con mia sorella quando lasciavamo i vetri spalancati e, con gli occhi sbarrati nel buio, ascoltavamo il rumore dell’autostrada aumentare a mano a mano che si avvicinava la fine di luglio e l’agognato giorno della partenza per il mare.

Oppure cambiare stazione alla radio, e sentire solo le parole “time after time”, e abbassare il volume e continuare a cantarla nel buio che scorre sotto le ruote e la pioggia che scivola via dal vetro. Passare il casello e sentire quella canzone che pochi mesi fa ti ho dedicato, che era la speranza che sembrava tornare… per poi andare via, e scoprirmi a soffrire per una nuova canzone, ancorandomi a quel briciolo di luce che vedo più in là e che, ne sono sicura, non sono i man at work. E arrivare quasi alla mia uscita e sentie That’s What Friends Are For e rivedermi una mocciosa che salutava il papà prima della buona notte, mentre in tv scorreva il video, forse era non solo moda che andava in onda la domenica sara, o qualcosa di simile.

p.s. lo rileggo domani, se ci sono degli errori, chiudete gli occhi che è ora della nanna.

La vecchia al rappresentante: "guardi questi accessori rischiano di diventare una tragedia" (*)
Il rappresentante con un fare sdrammatizzante: "Ma no signora, le assicuro che c’è di peggio"
e la vecchia: "certo con i mobili i problemi sono anche peggio"

…. domanda di Lala

ma non capisce che c’è una vita al di fuori degli scovolini per il cesso?

(*) ndr:  c’era un difetto di fabbrica  (erano scollati in un punto nascosto)

 

 

La vecchia al rappresentante: “guardi questi accessori rischiano di diventare una tragedia” (*)
Il rappresentante con un fare sdrammatizzante: “Ma no signora, le assicuro che c’è di peggio”
e la vecchia: “certo con i mobili i problemi sono anche peggio”

…. domanda di Lala

ma non capisce che c’è una vita al di fuori degli scovolini per il cesso?

(*) ndr: c’era un difetto di fabbrica (erano scollati in un punto nascosto)

COME ERAVAMO
(postumi della 200entesima visione)

Pensavo che tra poco è giugno e pensavo che il piccolo, diceva che una cosa era "giugno" per dire che era gratuita.

E penso al giugno di due anni fa. Il matrimonio, il giorno più vicino all’inizio dell’estate, al sole, i colori, ad ogni centimetro di pelle pronto a sentire caldo, a sudare, ad essere pelle viva. E penso alle paludi, alle praterie, al deserto, alla strada, alla baia che ci aspettavano, tutte apparecchiate come avevamo voluto, come eravamo.

E penso a giugno dell’anno scorso. A Pess, a quella sera, a quel locale, a quella rabbia che mi ha ricordato di avere. Penso a quella mano tesa, ai piedi nudi e la pizza nel cartone, a quanto mi abbia fatto ricordare quanti colori può avere un tramonto… e un’alba… la mia. Sarà per questo, sarà sempre per questo che lo guarderò così incontrandolo a New York, lui accompagnato dalla sua donna, io ancora incastrata nelle mie battaglie, così come eravamo.

E penso al giugno che sta arrivando, che arriverà con un we lungo a fine settimana. Sento ora il caldo dei riflettori della giornata attenuarsi fino a spegnersi e, se dio vuole, forse mi sta venendo sonno. Penso alle scorie di questa giornata mastercard alla scelta che ho fatto alla battaglia che farò e penso che questa volta l’inizio dell’estate, questo giugno, è tutto nelle mie mani, indipendente e cocciuto, fragile e indifeso come me, come ero, come sarò.

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