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Marea

e il naufragar m'è dolce in questo mare

Mese

luglio 2008

ULTIMO

 GIORNO

 

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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ULTIMO

GIORNO

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI…. ma prima prima….

Non sono niente.
Non sarò mai niente.
Non posso volere d’essere niente.
A parte questo, ho in me tutti i sogni del mondo.


Così è l’ultima notte che passerò con l’angoscioso pensiero di rimettere piede in quell’ufficio. Basta, domani ultime 5 ore. Mi alzerò presto (almeno nelle intenzioni) per farmi con calma la doccia e per mettermi un po’ giù da competizione. Così, giusto per dimostrare alla vecchia che la sua teoria secondo la quale  nella Milano bene sono tutte fighe crollerà sotto il mio indiscutibile fascino da cicciona della provincia male…..ehm ok la smetto 🙂

La mia famiglia cerca di evitare l’argomento, limitandosi, nella migliore delle ipotesi, a guardarmi scuotendo il capo come se fossi impazzita. Ho anche scoperto che mia madre non lo ha detto a nessuno, come se avessi compiuto qualcosa di inconfessabile. Mio padre invece vuole semplicemente  che mi cementi giù in cantiere fino a quando non avremo messo gli zerbini e i fiori sui balconi degli appartamenti che forse venderemo…. ma qui si sbaglia di grosso.  Solo il Gib si ricorda dell’evento e ne pare compiaciuto.

Per il resto penso all’estate scorsa, a come mi sentivo. Penso che tutta la stima e l’amore che provavo per la persona sbagliata ora si sono ricostruite in stima e amore per me stessa. E’ tutto ancora molto embrionale, certo, ma voglio amare in me quello che amavo in lui, perchè posso farlo e posso farlo meglio, posso essere la persona che ho sempre stimato riscontrandola negli altri. E non voglio più dipendere da questo, non voglio più amare per luce riflessa. E se questo farà paura, pazienza, non sono disposta a fare sconti sulle mie possibilità pur di essere amata. Non sarà facile, non lo è mai. Sono contenta anche solo di essere riuscita a prendere questa decisione, anche se mi lamenterò per tutte le paure che mi verranno e che spero un giorno di impare a gestire.

Questa è la mia notte prima degli esami, quella degli scongiuri, della paura di non aver capito niente, di quella che pensa che da domani sarà finalmente estate e mi chiedo cosa penserebbe Pessoa, lui che è rimasto corrispondente a vita, che non ha mai concluso un libro e si è consumato il fegato al bar  e che piccolo e pulcioso nella sua finestra piccola e pulciosa è riuscito ad essere indimenticabile. Io andrò a studiare il modo migliore per nascondermi nella mischia, per non uscire dalla mia mediocrità, per diventare un numero di matricola e poco più …forse… o forse no.

Io mi ricordo, quattro ragazzi con la chitarra
e un pianoforte sulla spalla.
Come pini di Roma, la vita non li spezza,
questa notte è ancora nostra.

Come fanno le segretarie con gli occhiali a farsi sposare dagli avvocati?
Le bombe delle sei non fanno male,
è solo il giorno che muore, è solo il giorno che muore.
Gli esami sono vicini, e tu sei troppo lontana dalla mia stanza.
Tuo padre sembra Dante e tuo fratello Ariosto,
stasera al solito posto, la luna sembra strana
sarà che non ti vedo da una settimana.

Maturità ti avessi preso prima,
le mie mani sul tuo seno, è fitto il tuo mistero.
Il tuo peccato è originale come i tuoi calzoni americani,
non fermare ti prego le mie mani
sulle tue cosce tese chiuse come le chiese,
quando ti vuoi confessare.
Notte prima degli esami, notte di polizia
certo qualcuno te lo sei portato via.
Notte di mamma e di papà col biberon in mano,
notte di nonni alla finestra, ma questa notte è ancora nostra.
Notte di giovani attori, di pizze fredde e di calzoni,
notte di sogni, di coppe e di campioni.
Notte di lacrime e preghiere,
la matematica non sarà mai il mio mestiere.
E gli aerei volano in alto tra New York e Mosca,
ma questa notte è ancora nostra, Claudia non tremare
non ti posso far male, se l’amore è amore.
Si accendono le luci qui sul palco
ma quanti amici intorno, mi viene voglia di cantare.
Forse cambiati, certo un po’ diversi
ma con la voglia ancora di cambiare,
se l’amore è amore, se l’amore è amore,

se l’amore è amore, se l’amore è amore,
se l’amore è amore.



NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI…. ma prima prima….

Non sono niente.
Non sarò mai niente.
Non posso volere d’essere niente.
A parte questo, ho in me tutti i sogni del mondo.


Così è l’ultima notte che passerò con l’angoscioso pensiero di rimettere piede in quell’ufficio. Basta, domani ultime 5 ore. Mi alzerò presto (almeno nelle intenzioni) per farmi con calma la doccia e per mettermi un po’ giù da competizione. Così, giusto per dimostrare alla vecchia che la sua teoria secondo la quale nella Milano bene sono tutte fighe crollerà sotto il mio indiscutibile fascino da cicciona della provincia male…..ehm ok la smetto 🙂

La mia famiglia cerca di evitare l’argomento, limitandosi, nella migliore delle ipotesi, a guardarmi scuotendo il capo come se fossi impazzita. Ho anche scoperto che mia madre non lo ha detto a nessuno, come se avessi compiuto qualcosa di inconfessabile. Mio padre invece vuole semplicemente che mi cementi giù in cantiere fino a quando non avremo messo gli zerbini e i fiori sui balconi degli appartamenti che forse venderemo…. ma qui si sbaglia di grosso. Solo il Gib si ricorda dell’evento e ne pare compiaciuto.

Per il resto penso all’estate scorsa, a come mi sentivo. Penso che tutta la stima e l’amore che provavo per la persona sbagliata ora si sono ricostruite in stima e amore per me stessa. E’ tutto ancora molto embrionale, certo, ma voglio amare in me quello che amavo in lui, perchè posso farlo e posso farlo meglio, posso essere la persona che ho sempre stimato riscontrandola negli altri. E non voglio più dipendere da questo, non voglio più amare per luce riflessa. E se questo farà paura, pazienza, non sono disposta a fare sconti sulle mie possibilità pur di essere amata. Non sarà facile, non lo è mai. Sono contenta anche solo di essere riuscita a prendere questa decisione, anche se mi lamenterò per tutte le paure che mi verranno e che spero un giorno di impare a gestire.

Questa è la mia notte prima degli esami, quella degli scongiuri, della paura di non aver capito niente, di quella che pensa che da domani sarà finalmente estate e mi chiedo cosa penserebbe Pessoa, lui che è rimasto corrispondente a vita, che non ha mai concluso un libro e si è consumato il fegato al bar e che piccolo e pulcioso nella sua finestra piccola e pulciosa è riuscito ad essere indimenticabile. Io andrò a studiare il modo migliore per nascondermi nella mischia, per non uscire dalla mia mediocrità, per diventare un numero di matricola e poco più …forse… o forse no.

Io mi ricordo, quattro ragazzi con la chitarra
e un pianoforte sulla spalla.
Come pini di Roma, la vita non li spezza,
questa notte è ancora nostra.

Come fanno le segretarie con gli occhiali a farsi sposare dagli avvocati?
Le bombe delle sei non fanno male,
è solo il giorno che muore, è solo il giorno che muore.
Gli esami sono vicini, e tu sei troppo lontana dalla mia stanza.
Tuo padre sembra Dante e tuo fratello Ariosto,
stasera al solito posto, la luna sembra strana
sarà che non ti vedo da una settimana.

Maturità ti avessi preso prima,
le mie mani sul tuo seno, è fitto il tuo mistero.
Il tuo peccato è originale come i tuoi calzoni americani,
non fermare ti prego le mie mani
sulle tue cosce tese chiuse come le chiese,
quando ti vuoi confessare.
Notte prima degli esami, notte di polizia
certo qualcuno te lo sei portato via.
Notte di mamma e di papà col biberon in mano,
notte di nonni alla finestra, ma questa notte è ancora nostra.
Notte di giovani attori, di pizze fredde e di calzoni,
notte di sogni, di coppe e di campioni.
Notte di lacrime e preghiere,
la matematica non sarà mai il mio mestiere.
E gli aerei volano in alto tra New York e Mosca,
ma questa notte è ancora nostra, Claudia non tremare
non ti posso far male, se l’amore è amore.
Si accendono le luci qui sul palco
ma quanti amici intorno, mi viene voglia di cantare.
Forse cambiati, certo un po’ diversi
ma con la voglia ancora di cambiare,
se l’amore è amore, se l’amore è amore,

se l’amore è amore, se l’amore è amore,
se l’amore è amore.



Che strano tornare a scrivere. E’ bastato un niente per farmi arenare, per non guardare più il mondo con gli occhi di chi vuole raccontare. Eppure da raccontare c’è, come la pioggia che sta scendendo, come il prospetto degli orari che ho appena elaborato, come la settimana che sta inziando che sarà l’ultima, l’ultima davvero. Che è lunedì e quindi niente gelatino perchè il bar è chiuso e niente Sex and the city. E poi che oggi ho chiuso il contratto per il cantiere, pronti via a settembre parte anche quello, dopo tre anni, perchè fare una rivoluzione alla volta in casa mia è pressochè impossibile.

Oppure il week end appena trascorso, passato con gli amici e vissuto con le mie gambe,  con il costume e il campo da beach volley che no, proprio no, non si poteva lasciare deserto. E il poeta che giocava a palla, e la Star che era zingara come me, "zingare contro infighettate" e che ci dobbiamo fare. E poi il rock ballato a piedi nudi, i miei piedi…. e i ragazzi che ho conosciuto, compreso Davide e lo zio che i primi cinque minuti volevo prendere a testate e che poi alla fine si sono privati anche loro delle "scarpe" e sono rimasti a piedi nudi a parlare con noi. E per Davide, stai molto attento che un morso la prossima volta non te lo leva nessuno

Oppure potrei partire per il viaggio che forse si farà settimana prossima, se la schiena regge e la paura passa. No di questo non voglio parlare, non voglio gufare o illudermi. O degli amici, quelli che in questi giorni di "scollegamento multimediale" si sono adoperati per tenersi comunque in contatto con me… soprattutto uno che ha deciso di fidarsi e uno che ha deciso di scordarsi…. ma forse anche di questo è meglio tacere.
Ora ho sonno, Ginsberg mi aspetta nel letto. notte.

Che strano tornare a scrivere. E’ bastato un niente per farmi arenare, per non guardare più il mondo con gli occhi di chi vuole raccontare. Eppure da raccontare c’è, come la pioggia che sta scendendo, come il prospetto degli orari che ho appena elaborato, come la settimana che sta inziando che sarà l’ultima, l’ultima davvero. Che è lunedì e quindi niente gelatino perchè il bar è chiuso e niente Sex and the city. E poi che oggi ho chiuso il contratto per il cantiere, pronti via a settembre parte anche quello, dopo tre anni, perchè fare una rivoluzione alla volta in casa mia è pressochè impossibile.

Oppure il week end appena trascorso, passato con gli amici e vissuto con le mie gambe, con il costume e il campo da beach volley che no, proprio no, non si poteva lasciare deserto. E il poeta che giocava a palla, e la Star che era zingara come me, “zingare contro infighettate” e che ci dobbiamo fare. E poi il rock ballato a piedi nudi, i miei piedi…. e i ragazzi che ho conosciuto, compreso Davide e lo zio che i primi cinque minuti volevo prendere a testate e che poi alla fine si sono privati anche loro delle “scarpe” e sono rimasti a piedi nudi a parlare con noi. E per Davide, stai molto attento che un morso la prossima volta non te lo leva nessuno

Oppure potrei partire per il viaggio che forse si farà settimana prossima, se la schiena regge e la paura passa. No di questo non voglio parlare, non voglio gufare o illudermi. O degli amici, quelli che in questi giorni di “scollegamento multimediale” si sono adoperati per tenersi comunque in contatto con me… soprattutto uno che ha deciso di fidarsi e uno che ha deciso di scordarsi…. ma forse anche di questo è meglio tacere.
Ora ho sonno, Ginsberg mi aspetta nel letto. notte.

L‘ADSL ancora non va, scusate la latitanza, posso connettermi solo in versione spia segreta dal lavoro e non è mica facile, ma ormai ho le crisi di astinenza da blog (oltre che da oppio). Ieri sera è stata una bella serata passata ad ascoltare Treves. Ho scritto una cosa tra il buio, la musica, la birra e l’estate. Sono appunti, mi serviranno per ricordare questa serata.

MILANO, IDROSCALO, ESTATE

I capelli sciolti

sulla schiena nuda.

Una gonna gitana

e bracciali da schiava.

L’acqua nera della notte

e le luci riflesse che tremano.

Il blues

che si propaga nell’aria.

Gli amici e la birra fresca tra le mani.

I libri che vorrei leggere

e che leggerò.

Un aereo che decolla

sull’anima

e sogni

che metterò in valigia

pronti a partire.

La gioia di allontanarmi

per il sapore di appartenerti

e di farmi cercare.

La penna che scivola

sul buio di righe

che domani non saprò leggere

e gli occhi che cercano nel buio

la mia voglia di Essere.

Intorno a me solo uomini inutili

che scrutano guardinghi

la felinità della mia solitudine.

In questo istante di acqua di palude

bacerei il mondo

con la bocca di birra,

sotto un cielo d’estate

che rende tutto perfetto

anche la tua assenza

tra l’odore di fumo dei ragazzi davanti,

l’armonica nella bocca di Treves

e la voglia di eclissi.

L‘ADSL ancora non va, scusate la latitanza, posso connettermi solo in versione spia segreta dal lavoro e non è mica facile, ma ormai ho le crisi di astinenza da blog (oltre che da oppio). Ieri sera è stata una bella serata passata ad ascoltare Treves. Ho scritto una cosa tra il buio, la musica, la birra e l’estate. Sono appunti, mi serviranno per ricordare questa serata.

MILANO, IDROSCALO, ESTATE

I capelli sciolti

sulla schiena nuda.

Una gonna gitana

e bracciali da schiava.

L’acqua nera della notte

e le luci riflesse che tremano.

Il blues

che si propaga nell’aria.

Gli amici e la birra fresca tra le mani.

I libri che vorrei leggere

e che leggerò.

Un aereo che decolla

sull’anima

e sogni

che metterò in valigia

pronti a partire.

La gioia di allontanarmi

per il sapore di appartenerti

e di farmi cercare.

La penna che scivola

sul buio di righe

che domani non saprò leggere

e gli occhi che cercano nel buio

la mia voglia di Essere.

Intorno a me solo uomini inutili

che scrutano guardinghi

la felinità della mia solitudine.

In questo istante di acqua di palude

bacerei il mondo

con la bocca di birra,

sotto un cielo d’estate

che rende tutto perfetto

anche la tua assenza

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NICK BEAT E L’INSONNIA

Non dormiva Nick Beat quella notte. Forse era il caldo che non andava a dormire, forse era la polvere del deserto che graffiava gli occhi. Forse appunto, perché Nick Beat non sapeva quando e dove  i suoi pensieri avevano preso il posto del sonno.


Non erano pensieri importanti a tenerlo sveglio, si ostinava a non voler pensare e ad interpretare le aritmie del suo corpo, ma non riusciva ad accettare la mancanza d’armonia con la notte. Ogni tanto il momento di perfezione vissuto e perduto squarciava la notte e lo induceva a pensare, ma lui voleva solo dormire. Eppure pensava alla gioia di essere in un attimo di perfezione con la natura e il suo corpo come era capitato il giorno prima là ad Elephant Butte. Nudo nella natura nuda in simbiotica assenza di appartenenza e prevaricazione. Chi era per l’altro? Il lago e la sua meraviglia o l’uomo e la sua capacità di vivere un mondo fatto per lui? Questo Nick Beat se lo chiedeva,  ma nel buio della notte che scorreva lenta voleva solo dimenticare quell’attimo di perfezione che era esistito e che doveva sopravvivere a se stesso, non sporcandosi di congetture e pensieri. Un attimo perfetto reso perfetto dal solo fatto di essere esistito” solo questo voleva cristallizzare Nick Beat per non dimenticare, ma era così difficile l’equilibrio tra il ricordo e il pensiero. Se il primo poteva rendere immortale l’emozione di un istante, il secondo rischiava di uccidere quel istante vissuto per renderlo irrimediabilmente una creazione illusoria della ragione.


Nick Beat si era stancato di rigirarsi nel suo letto spartano e si infilò pantaloni logori sulla pelle nuda ed uscì nel portico. E poi il portico non bastò. C’era un’alba sopra di lui e c’era una città che stava per svegliarsi e non poteva certo permettere all’insonnia di privarlo di quella nuova meraviglia. E Nick Beat camminò a lungo sulla strada mentre il sole piano piano sorgeva e l’insonnia diventava vita.


Fu subito nella Via della Polvere che stranamente non era quella di ogni giorno, non ancora e lui non l’aveva mai vista così. Si era limitato Nick Beat a guardare le stesse cose con gli stessi occhi per giorni e giorni e questo lo faceva arrabbiare. Come aveva potuto lui, proprio lui, non cambiare mai il punto di vista? Come aveva potuto smettere di guardare il mondo, il suo mondo, a testa in giù, o dall’altro lato della strada o semplicemente ad un’ora diversa di un giorno diverso?


Guardò il mercato, anzi, l’ipotesi di mercato. Landa di cemento sporca per i resti dell’arte del giorno prima.
"Chi sei?", si chiese guardando l’uomo che ripuliva il luogo dove ogni giorno vendeva la sua lavanda. La sua rabbia raddoppiò. Aveva accettato gli eventi senza chiedersi perché le cose accadono. Un attimo, un flash destabilizzante. E anche lui non si sentì così diverso da quell’odiato uomo. Sì, quello dei puzzolenti hot dog all’angolo della piazza. (*)


Le luci della notte tardavano a spegnersi e quelle del mattino erano già pronte per essere colte e a Nick Beat pareva che tutto prendesse ad avere la solita forma di ogni giorno, solo che ora lui poteva intravedere la diversità sempre uguale di ogni cosa. Piano piano la città iniziò a risvegliarsi e Nick Beat si sentiva un intruso scrutato dagli occhi assonnati di chi vive nell’alba di ogni giornata.


Pensò, Nick Beat, di andare al forno dove ogni giorno comprava del pane per assaporarne il tepore di un boccone nuovo di un giorno nuovo e mentre camminava in quella direzione passò davanti alla chiesa che aveva stranamente la porta spalancata. Non che credesse in un particolare dio, gli indiani, i cow boy, i dollari gli  aveva raccontato così tante favole su ogni dio che gli sembrava impossibile capire chi avesse ragione in merito. Ma la porta era aperta in quell’alba intrisa di significati, e questo gli bastò per varcare la soglia ed entrare nel silenzio. Trovò il libro della messa aperto proprio davanti alla porta e lesse le parole del giorno che sembravano appartenergli come la città e il deserto e quell’alba rubata alla notte. 

 

“Quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio predicatelo sui tetti. E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna. Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia. Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati; non abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri!”

 

E dissi: «Ohimè! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo a un popolo dalle labbra impure io abito; eppure i miei occhi hanno visto il re, il Signore degli eserciti».
Allora uno dei serafini volò verso di me; teneva in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall’altare. Egli mi toccò la bocca e mi disse: «Ecco, questo ha toccato le tue labbra,
perciò è scomparsa la tua iniquità e il tuo peccato è espiato».

 


(*) correzione bozza a cura di Enrico Gregori…. che ringrazio sentitamente 🙂

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