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Marea

e il naufragar m'è dolce in questo mare

Mese

giugno 2009


E’ un po’ buffa questa cosa, che tra tutti i pensieri e le emozioni che ho per la testa oggi, mi viene da pensare alla lavanda. Le spighe sono quasi mature, ma dovrebbe passare ancora qualche giorno prima di coglierle. E penso che il 24 giugno è il giorno ufficiale per la raccolta della lavanda, l’ho scoperto l’estate scorsa visitando la provenza. Il 24 giugno, il mio 3° anniversario di matrimonio.
E c’è il mio bimbo, che è quasi pronto a nascere, ma servirebbe ancora un po’ di tempo. Però non si può più aspettare, domani inizieranno le grandi manovre per il parto e mi sento un gomitolo di emozioni. Preocupa quello sì, più della sua salute che del mio dolore, almeno per adesso. E felice, perchè finalmente ci conosceremo faccia a faccia. E un po’ malinconica perchè questa avventura di avere un bimbo nella mia pancia finirà. Mi mancheranno i calcetti del buongiorno e il nostro vivere in simbiosi. Forse è un po’ stupidamente ormonale. E felice, perchè riavrò il mio corpo, i miei piedi di una dimensione umana, la mia capacità di trattenere la pipì e la piena autonomia del mio stomaco, o di quello che ne resta.
Sento intorno a me tante mani pronte ad accogliere il mio bambino, qualcuna qui a due passi, qualcuna più lontana, ma non è questo il problema, so che sono qui.
Sto invocando le mie donne, le mie streghe, perchè mi stringano la mano quando sarà il mio momento.


E’ un po’ buffa questa cosa, che tra tutti i pensieri e le emozioni che ho per la testa oggi, mi viene da pensare alla lavanda. Le spighe sono quasi mature, ma dovrebbe passare ancora qualche giorno prima di coglierle. E penso che il 24 giugno è il giorno ufficiale per la raccolta della lavanda, l’ho scoperto l’estate scorsa visitando la provenza. Il 24 giugno, il mio 3° anniversario di matrimonio.
E c’è il mio bimbo, che è quasi pronto a nascere, ma servirebbe ancora un po’ di tempo. Però non si può più aspettare, domani inizieranno le grandi manovre per il parto e mi sento un gomitolo di emozioni. Preocupa quello sì, più della sua salute che del mio dolore, almeno per adesso. E felice, perchè finalmente ci conosceremo faccia a faccia. E un po’ malinconica perchè questa avventura di avere un bimbo nella mia pancia finirà. Mi mancheranno i calcetti del buongiorno e il nostro vivere in simbiosi. Forse è un po’ stupidamente ormonale. E felice, perchè riavrò il mio corpo, i miei piedi di una dimensione umana, la mia capacità di trattenere la pipì e la piena autonomia del mio stomaco, o di quello che ne resta.
Sento intorno a me tante mani pronte ad accogliere il mio bambino, qualcuna qui a due passi, qualcuna più lontana, ma non è questo il problema, so che sono qui.
Sto invocando le mie donne, le mie streghe, perchè mi stringano la mano quando sarà il mio momento.

e appena affaccio la mia presenza, ritrovo la tua assenza. E sorrido ascoltando una canzone che in altri tempi e in altri mondi mi avrebbe portato a te… e che ora resta una "buona cosa di pessimo gusto da ricordare", come i cori di quindicenni stonate che si commuovono sulla maglietta fina…


Con te lo so,
sempre così,
rimesci pianti e sogni
e poi mi butti via.

Con te lo so,
non smette più la rabbia dei ricordi,
e vomito la mia allegria.

Io, che vorrei,
averti qui nel mio deserto di speranze,
come farò,
senza di te in questo cielo all’orizzonte…
Con te lo sai,
quel giorno in più,
è un grido nel silenzio contro i venti e le maree.

Con te lo so,
finisce qui,
l’inizio di un amore che ci guarda andare via…

Anima mia,
cosa farò nei boschi immensi della luce,
senza di te ali non ho per questo cielo che mi prende, cielo che non sente…
Ciao, maledetto ciao,
ora sono qui, prova a resistere
Ciao, maledetto ciao,
perché si muore già senza combattere…
Siamo spiriti, spiriti, per una breve eternità
Spiriti, spiriti, la notte cade per noi e non può finire.
Ciao, maledetto ciao,
ora sono qui, voglio sorridere.
Ciao, maledetto ciao,
nell’aria resterai gioia di vivere.

Ciao, ciao, ciaoooooo
Ciao, maledetto ciao,
ora sei con me gioia di vivere.
Ciao, ciao

e appena affaccio la mia presenza, ritrovo la tua assenza. E sorrido ascoltando una canzone che in altri tempi e in altri mondi mi avrebbe portato a te… e che ora resta una “buona cosa di pessimo gusto da ricordare”, come i cori di quindicenni stonate che si commuovono sulla maglietta fina…


Con te lo so,
sempre così,
rimesci pianti e sogni
e poi mi butti via.

Con te lo so,
non smette più la rabbia dei ricordi,
e vomito la mia allegria.

Io, che vorrei,
averti qui nel mio deserto di speranze,
come farò,
senza di te in questo cielo all’orizzonte…
Con te lo sai,
quel giorno in più,
è un grido nel silenzio contro i venti e le maree.

Con te lo so,
finisce qui,
l’inizio di un amore che ci guarda andare via…

Anima mia,
cosa farò nei boschi immensi della luce,
senza di te ali non ho per questo cielo che mi prende, cielo che non sente…
Ciao, maledetto ciao,
ora sono qui, prova a resistere
Ciao, maledetto ciao,
perché si muore già senza combattere…
Siamo spiriti, spiriti, per una breve eternità
Spiriti, spiriti, la notte cade per noi e non può finire.
Ciao, maledetto ciao,
ora sono qui, voglio sorridere.
Ciao, maledetto ciao,
nell’aria resterai gioia di vivere.

Ciao, ciao, ciaoooooo
Ciao, maledetto ciao,
ora sei con me gioia di vivere.
Ciao, ciao

Mi è venuta voglia di brioches salate al salmone… le faranno in ospedale??

Mi è venuta voglia di brioches salate al salmone… le faranno in ospedale??
Resto un po’ basita, anche un filo sfibrata, sostanzialmente incazzata per quanto scopro in questi mesi. No forse "scoprire" non è il termine più adatto perchè in fondo in fondo ho sempre saputo di essere in qualche modo "sola". Escludo dall’argomento mio marito, pora stella, che si sta sobbarcando tutti i miei flussi ormonali e che si sta sbattendo a mille per aiutarmi.  Ma no, forse sono io che ho un caratteraccio. D’altro canto mi dicono sempre che sono  "testona" no? Ma sai che c’è, che di sti tempi mi pare quasi positivo, sempre meglio che logorroica.
E’ che mi hanno convinto che ho bisogno di aiuto in questo momento, che da sola non posso riuscire a fare tutto. Suonava così bene A I U T O. La verità è un’altra però. E’ che gli altri hanno bisogno di aiutarmi, di non sentirsi in colpa. E sarebbe anche accettabile se questa cosa comprendesse un flusso bidirezionale di comunicati. E invece no. E’ come stare nel deserto e chiedere dell’acqua e ricevere in cambio un pollo allo spiedo. Per carità, non si sputa certo sopra un pollo allo spiedo, ma la sete resta e nessuno ha sanato quel bisogno. Certo, mi chiedono di essere comprensiva e paziente perchè "the others" sono preoccupati per me. Non fa una grinza. Se non fosse che sono io quella che teoricamente dovrebbe partorire, che teoricamente dovrebbe essere preoccupata, spaventata o anche semplicemente un po’ stanca di attendere.  Ma il problema di base è che quello che capita ad ogni singola persona è più importante rispetto a quello che capita agli altri. Quindi, per esemplificare facendo riferimento a cose o persone non del tutto casuali, una nonna HA IL SACRO SANTO diritto di essere preoccupata, così preoccupata, per la gravidanza di una figlia, da chiedere alla figlia stessa di essere comprensiva nei suoi confronti. Un po’ ingarbugliato come ragionamento non c’è che dire.
E poi ovviamente ognuno deve dire la sua, a prescindere da cosa, l’importante è dire. Ognuno ha un consigliio, un’opinione, una perla di saggezza. Tipo mia madre che mi dice "e ma adesso smettila di vomitare". Come a dire che in questi 9 mesi mi sono cacciata in gola le dita per causarmi l’esilarante ebrezza della nausea costante. Come se dipendesse dalla mia volontà stare male oppure no. Salvo poi , cinque minuti dopo, accusarmi di essere ingrassata e di "stare attenta a non esagerare" mentre nella mia testa c’è solo il pensiero di far crescere il mio cucciolo che pare sia un po’ troppo magrolino.  Insomma,  sarò anche testona, ma preferisco chiudermi nel mio piccolo eremo e covare il mio cucciolo cercando di preservarlo il più possibile da questo mondo assurdo… sperando di recuperare un po’ di pazienza nel dopo parto… ma la vedo dura, sempre più dura.
Resto un po’ basita, anche un filo sfibrata, sostanzialmente incazzata per quanto scopro in questi mesi. No forse “scoprire” non è il termine più adatto perchè in fondo in fondo ho sempre saputo di essere in qualche modo “sola”. Escludo dall’argomento mio marito, pora stella, che si sta sobbarcando tutti i miei flussi ormonali e che si sta sbattendo a mille per aiutarmi. Ma no, forse sono io che ho un caratteraccio. D’altro canto mi dicono sempre che sono “testona” no? Ma sai che c’è, che di sti tempi mi pare quasi positivo, sempre meglio che logorroica.
E’ che mi hanno convinto che ho bisogno di aiuto in questo momento, che da sola non posso riuscire a fare tutto. Suonava così bene A I U T O. La verità è un’altra però. E’ che gli altri hanno bisogno di aiutarmi, di non sentirsi in colpa. E sarebbe anche accettabile se questa cosa comprendesse un flusso bidirezionale di comunicati. E invece no. E’ come stare nel deserto e chiedere dell’acqua e ricevere in cambio un pollo allo spiedo. Per carità, non si sputa certo sopra un pollo allo spiedo, ma la sete resta e nessuno ha sanato quel bisogno. Certo, mi chiedono di essere comprensiva e paziente perchè “the others” sono preoccupati per me. Non fa una grinza. Se non fosse che sono io quella che teoricamente dovrebbe partorire, che teoricamente dovrebbe essere preoccupata, spaventata o anche semplicemente un po’ stanca di attendere. Ma il problema di base è che quello che capita ad ogni singola persona è più importante rispetto a quello che capita agli altri. Quindi, per esemplificare facendo riferimento a cose o persone non del tutto casuali, una nonna HA IL SACRO SANTO diritto di essere preoccupata, così preoccupata, per la gravidanza di una figlia, da chiedere alla figlia stessa di essere comprensiva nei suoi confronti. Un po’ ingarbugliato come ragionamento non c’è che dire.
E poi ovviamente ognuno deve dire la sua, a prescindere da cosa, l’importante è dire. Ognuno ha un consigliio, un’opinione, una perla di saggezza. Tipo mia madre che mi dice “e ma adesso smettila di vomitare”. Come a dire che in questi 9 mesi mi sono cacciata in gola le dita per causarmi l’esilarante ebrezza della nausea costante. Come se dipendesse dalla mia volontà stare male oppure no. Salvo poi , cinque minuti dopo, accusarmi di essere ingrassata e di “stare attenta a non esagerare” mentre nella mia testa c’è solo il pensiero di far crescere il mio cucciolo che pare sia un po’ troppo magrolino. Insomma, sarò anche testona, ma preferisco chiudermi nel mio piccolo eremo e covare il mio cucciolo cercando di preservarlo il più possibile da questo mondo assurdo… sperando di recuperare un po’ di pazienza nel dopo parto… ma la vedo dura, sempre più dura.
Le apparenze ingannano … e la solitudine fa male….

Me ne sono resa conto sta mattina mentre passeggiavo per la sala d’attesa dell’ospedale. Massaggiavo la pancia e dicevo al mio piccolo  "guarda fuori dalla finestra, quello è l’ufficio di paparino, vedi che è qui vicino a noi" e mandavamo i bacini.  Poi ad un certo punto mi sono resa conto che oltre al pancino e a me c’era un’intera sala d’attesa che mi guardava un po’ male e mi sono sentita tipo cartone animato giapponese. Allora mi sono seduta e mi sono messa buonina buonina…. stare troppo tempo da sola mi fa scordare che esiste tutto un mondo intorno 🙂

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