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Marea

e il naufragar m'è dolce in questo mare

Mese

agosto 2009

Lo so da me che è un po’ patetico. Come direbbe mio marito, siamo "bestiali". E’ che non partire con la carovana a modi transumanza, fa un po’ malinconia. Ci sono dei riti che fanno vacanza, esodo. Tipo aspettare mia sorella miracolosamente più in ritardo di me, e drammaticamente in ritardo rispetto alla mamma che, notoriamente, è pronta con un’ora di anticipo. Oppure incazzarsi perchè mio cognato, oltretutto, non ha ancora fatto benzina e tocca fermarci tutti in coda ad aspettarlo. E poi di nuovo, cinture allacciate, buonviaggio, buonviaggio, finestrini abbassati e ciao con la mano, il ventaglio di mamma che non si ferma nevrotico e papà che si accende una sigaretta.
C’è il "viaggio" da fare, 376 chilometri da cancello a cancello e mi viene un po’ da ridere a pensare agli 8.000 Km che mi sono fatta in viaggio di nozze. La vacanza inizia dopo la barriera di Agrate, a tutti nota come "il casello" e finisce quando, tornando, vediamo la scritta "Zucca" lì sulla sinistra, proprio prima del cemento di Sesto San Giovanni e dell’ineluttabile autunno che inizia allo snodo per la A8.
Mi viene in mente quando, almeno un paio di ere giurassiche fa, fantasticavamo pensando che sarebbe stato comodo avere una sorta di telefono per comunicare da macchina a macchina, non tanta roba, giusto che tirasse quei 500 metri di distanza che puoi prendere in autostrada. Walkie tolkie, una cosa simile, ma mica costosi come quelli dei camionisti. Oggi la vecchia presa dell’accendisigari, tramutata in non so quale notte tempestosa nella "presa ausiliaria",  è intasata di prese per gps, telefonino, antenne.
C’era la borsa frigo con i viveri, immutabile dai secoli dei secoli, usanza ereditata da mia madre da sua madre che, viaggiando in Kadet, aveva ben  paura di restare a piedi in mezzo al nulla. Dentro inevitabilmente si trova qualcosa di dolce, i Loacker, qualcosa di salato, i Tuc, un succo di frutta (per le bimbe) coca cola e noccioline per il papà che guida. Non sto a spiegarvi tutte le teorie a monte di tale scelte, ma vi assicuro che nella logica materna hanno un senso.
La sosta all’autogrill va meritata, prima si devono passare LE GALLERIE, due innoqui tunnel sotto i colli Euganei che si superano in un etciù. Solo dopo ci si ferma all’autogrill. Ho scoperto che il nostro tenore di vita era migliorato quando ci hanno permesso di entrare anche al bar. Prima era consentito solo parcheggiare, magari all’ombra, mangiare i viveri portati da casa, compreso il caffè nel termos, che immagino fosse ben caldo dopo tutta quella strada. Al ritorno invece ci si ferma a Brescia, non prima, non dopo, con un semplice flash di fari da macchina a macchina.
E l’esodo è una cosa che ti entra nelle vene, come una droga. Uno sballo pervrrso che aspetti un anno e, ammettiamolo, quando si arriva a Mestre e non si trova coda, una piccola parte di noi resta delusa. C’è sempre stata, non può cambiare ora! Ed è per questo che anche quest anno, nonostante l’opera epocale del passante, siamo rimasti tutti lì, 32 Km di utopici sognatori amanti dell’esodo che non hanno voluto mutilare le tradizioni, consapevoli che quel sottile senso di  colpa per aver abbandonato i nostri lavori, non può lasciarci se non dopo aver atteso ore al casello di Mestre.
Ma non smetto di sperare, un po’ di coda attenderà anche noi ritardatari. Sta sera partono mamma e papà, mia sorella è già là che ci aspetta e noi partiremo domenica perchè, ovviamente, ci si trova tutti stessa spiaggia e stesso mare, stesso palazzo e guai a cambiare le tele dei lettini o l’insegna del bar. Buone Vacanze alla mia grossa grassa famiglia italiana.

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Lo so da me che è un po’ patetico. Come direbbe mio marito, siamo “bestiali”. E’ che non partire con la carovana a modi transumanza, fa un po’ malinconia. Ci sono dei riti che fanno vacanza, esodo. Tipo aspettare mia sorella miracolosamente più in ritardo di me, e drammaticamente in ritardo rispetto alla mamma che, notoriamente, è pronta con un’ora di anticipo. Oppure incazzarsi perchè mio cognato, oltretutto, non ha ancora fatto benzina e tocca fermarci tutti in coda ad aspettarlo. E poi di nuovo, cinture allacciate, buonviaggio, buonviaggio, finestrini abbassati e ciao con la mano, il ventaglio di mamma che non si ferma nevrotico e papà che si accende una sigaretta.
C’è il “viaggio” da fare, 376 chilometri da cancello a cancello e mi viene un po’ da ridere a pensare agli 8.000 Km che mi sono fatta in viaggio di nozze. La vacanza inizia dopo la barriera di Agrate, a tutti nota come “il casello” e finisce quando, tornando, vediamo la scritta “Zucca” lì sulla sinistra, proprio prima del cemento di Sesto San Giovanni e dell’ineluttabile autunno che inizia allo snodo per la A8.
Mi viene in mente quando, almeno un paio di ere giurassiche fa, fantasticavamo pensando che sarebbe stato comodo avere una sorta di telefono per comunicare da macchina a macchina, non tanta roba, giusto che tirasse quei 500 metri di distanza che puoi prendere in autostrada. Walkie tolkie, una cosa simile, ma mica costosi come quelli dei camionisti. Oggi la vecchia presa dell’accendisigari, tramutata in non so quale notte tempestosa nella “presa ausiliaria”, è intasata di prese per gps, telefonino, antenne.
C’era la borsa frigo con i viveri, immutabile dai secoli dei secoli, usanza ereditata da mia madre da sua madre che, viaggiando in Kadet, aveva ben paura di restare a piedi in mezzo al nulla. Dentro inevitabilmente si trova qualcosa di dolce, i Loacker, qualcosa di salato, i Tuc, un succo di frutta (per le bimbe) coca cola e noccioline per il papà che guida. Non sto a spiegarvi tutte le teorie a monte di tale scelte, ma vi assicuro che nella logica materna hanno un senso.
La sosta all’autogrill va meritata, prima si devono passare LE GALLERIE, due innoqui tunnel sotto i colli Euganei che si superano in un etciù. Solo dopo ci si ferma all’autogrill. Ho scoperto che il nostro tenore di vita era migliorato quando ci hanno permesso di entrare anche al bar. Prima era consentito solo parcheggiare, magari all’ombra, mangiare i viveri portati da casa, compreso il caffè nel termos, che immagino fosse ben caldo dopo tutta quella strada. Al ritorno invece ci si ferma a Brescia, non prima, non dopo, con un semplice flash di fari da macchina a macchina.
E l’esodo è una cosa che ti entra nelle vene, come una droga. Uno sballo pervrrso che aspetti un anno e, ammettiamolo, quando si arriva a Mestre e non si trova coda, una piccola parte di noi resta delusa. C’è sempre stata, non può cambiare ora! Ed è per questo che anche quest anno, nonostante l’opera epocale del passante, siamo rimasti tutti lì, 32 Km di utopici sognatori amanti dell’esodo che non hanno voluto mutilare le tradizioni, consapevoli che quel sottile senso di colpa per aver abbandonato i nostri lavori, non può lasciarci se non dopo aver atteso ore al casello di Mestre.
Ma non smetto di sperare, un po’ di coda attenderà anche noi ritardatari. Sta sera partono mamma e papà, mia sorella è già là che ci aspetta e noi partiremo domenica perchè, ovviamente, ci si trova tutti stessa spiaggia e stesso mare, stesso palazzo e guai a cambiare le tele dei lettini o l’insegna del bar. Buone Vacanze alla mia grossa grassa famiglia italiana.

Questa foto è stata scattata il giorno in cui ho portato a casa il mio bambino. Ha conosciuto il mondo in uno splendido pomeriggio estivo, con balle di grano maturo nei campi, un cielo azzurrissimo punteggiato da nuvolette all’orizzonte. Non avrei potuto immaginarlo meglio. Il mio piccolo raggio di sole.

Questa foto è stata scattata il giorno in cui ho portato a casa il mio bambino. Ha conosciuto il mondo in uno splendido pomeriggio estivo, con balle di grano maturo nei campi, un cielo azzurrissimo punteggiato da nuvolette all’orizzonte. Non avrei potuto immaginarlo meglio. Il mio piccolo raggio di sole.

E’ vero … sono una donna che ama i contrasti ma…

mangiare polenta con lo zola e anguria

 al 9 di agosto è troppo anche per me!

.. e aggiungiamoci che ieri sera ho cenato al giapponese!!!

E’ vero … sono una donna che ama i contrasti ma…

mangiare polenta con lo zola e anguria

al 9 di agosto è troppo anche per me!

.. e aggiungiamoci che ieri sera ho cenato al giapponese!!!

la pioggia estiva,

i jeans strappati,

il maglione over size blu

e i piedi nudi…..

vieni amore

andiamo a scoprire la pioggia

la pioggia estiva,

i jeans strappati,

il maglione over size blu

e i piedi nudi…..

vieni amore

andiamo a scoprire la pioggia

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