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Marea

e il naufragar m'è dolce in questo mare

Mese

luglio 2010


e da questa mattina il mio piccolo cammina da solo … e io piango tantissimo

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e da questa mattina il mio piccolo cammina da solo … e io piango tantissimo

ballare i led zeppelin con mio figlio? non ha prezzo _|..|

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CONTEMPORANEITA’ QUOTIDIANE


Ti svegli, contemporaneamente il muratore batte il martello.  Tuo marito gira per casa "è tardi arriva tuo padre".  Ti lavi, "mamma", si è svegliato. Lo cambi e mentre è lì con il pisello all’aria, suona il campanello. "Sei pronta?", no. Contemporaneamente ti spazzoli i capelli, trucco nemmeno a pensarci. Esami del sangue e mentre ti bucano suona il cellulare, "sda abbiamo una consegna", contemporaneamente pensi: "sticazzi mi si è rotto il teletrasporto". Più tardi quel giorno: stampi,  correggi, ascolti, fascicoli. Driin "no non ho tempo, ti richiamo più tardi". Stampi correggi, ascolti, fascicoli. Drrinn "buongiorno, si è un momentaccio, può richiamare più tardi? grazie". Più tardi richiama "buongiorno son l’editore, disturbo". Mani occupate, bimbo in braccio, lui fa la cacca, devi metterlo in auto, apri con i denti la portiera "no certo che no, mi dica". Bla bla, bla bla. Si certo ma tu contemporaneamente sarai in ferie, no no certo non è un problema. Torni a casa: mail, bimbo, pizza … contemporaneamente muori.

CONTEMPORANEITA’ QUOTIDIANE


Ti svegli, contemporaneamente il muratore batte il martello. Tuo marito gira per casa “è tardi arriva tuo padre”. Ti lavi, “mamma”, si è svegliato. Lo cambi e mentre è lì con il pisello all’aria, suona il campanello. “Sei pronta?”, no. Contemporaneamente ti spazzoli i capelli, trucco nemmeno a pensarci. Esami del sangue e mentre ti bucano suona il cellulare, “sda abbiamo una consegna”, contemporaneamente pensi: “sticazzi mi si è rotto il teletrasporto”. Più tardi quel giorno: stampi, correggi, ascolti, fascicoli. Driin “no non ho tempo, ti richiamo più tardi”. Stampi correggi, ascolti, fascicoli. Drrinn “buongiorno, si è un momentaccio, può richiamare più tardi? grazie”. Più tardi richiama “buongiorno son l’editore, disturbo”. Mani occupate, bimbo in braccio, lui fa la cacca, devi metterlo in auto, apri con i denti la portiera “no certo che no, mi dica”. Bla bla, bla bla. Si certo ma tu contemporaneamente sarai in ferie, no no certo non è un problema. Torni a casa: mail, bimbo, pizza … contemporaneamente muori.


 

Giorni di vittime, vittimisti, martiri ed eroi. Ho tanti limiti, lo so da me, li ho archiviati tutti in ordine alfabetico su di un foglio excell. Ogni tanto inserisco una nuova riga corrispondente ad un nuovo lemma. Quelli sottolineati in rosso sono limiti promossi allo status di difetti. Uno dei miei limiti è non sopportare le persone vittimiste. L'essere petulante, frignone, esasperato, arrendevole, è un'arma subdola e feroce. Si insinua nel senso di colpa di chi ha avuto, semplicemente, il coraggio di fare delle scelte nella vita. Di chi ha avuto la capacità di dare un nome ad un problema, che ha avuto il coraggio di parlare della verità. Coraggio che ha pagato spesso con il dolore, un dolore verso se stesso che ha dovuto ignorare perchè qualcuno batteva i piedi più forte, spesso senza capire. Senza voler capire. Allora partono le parole grosse: "ti odio", "mi hai rovinato la vita". Credo così fortemente nel genere umano, che stento a credere che qualcuno può rovinarci la vita, siamo capacissimi di farlo con le nostre mani. Con gli anni mi capacito ancora meno di come persone, sempre più adulte, sappiano frignare e vomitare la propria psiche infantile, sulle spalle di chi vuole essere Uomo. L'ho detto prima, ho dei limiti, uno di questo  è essere di tanto in tanto un po' talebana ma è più forte di me, preferisco essere carnefice di me stessa piuttosto che guardare allo specchio una vittima, ancor meno una vittimista. Ho avuto così tante occasioni per leccarmi pubblicamente le ferite, avrei potuto mostrarmi indifesa, bisognosa. Avrei potuto chiedere di essere difesa. Ma no. Ancora più stronza (mi hanno detto così no?), ancora più testona, ancora più sola, ma con uno straccio di dignità per quanto a brandelli e bottata. Non ce la faccio, scusatemi, ma non riesco a puntare il dito contro qualcuno che non sia me stessa. bacio grosso.

Giorni di vittime, vittimisti, martiri ed eroi. Ho tanti limiti, lo so da me, li ho archiviati tutti in ordine alfabetico su di un foglio excell. Ogni tanto inserisco una nuova riga corrispondente ad un nuovo lemma. Quelli sottolineati in rosso sono limiti promossi allo status di difetti. Uno dei miei limiti è non sopportare le persone vittimiste. L'essere petulante, frignone, esasperato, arrendevole, è un'arma subdola e feroce. Si insinua nel senso di colpa di chi ha avuto, semplicemente, il coraggio di fare delle scelte nella vita. Di chi ha avuto la capacità di dare un nome ad un problema, che ha avuto il coraggio di parlare della verità. Coraggio che ha pagato spesso con il dolore, un dolore verso se stesso che ha dovuto ignorare perchè qualcuno batteva i piedi più forte, spesso senza capire. Senza voler capire. Allora partono le parole grosse: “ti odio”, “mi hai rovinato la vita”. Credo così fortemente nel genere umano, che stento a credere che qualcuno può rovinarci la vita, siamo capacissimi di farlo con le nostre mani. Con gli anni mi capacito ancora meno di come persone, sempre più adulte, sappiano frignare e vomitare la propria psiche infantile, sulle spalle di chi vuole essere Uomo. L'ho detto prima, ho dei limiti, uno di questo è essere di tanto in tanto un po' talebana ma è più forte di me, preferisco essere carnefice di me stessa piuttosto che guardare allo specchio una vittima, ancor meno una vittimista. Ho avuto così tante occasioni per leccarmi pubblicamente le ferite, avrei potuto mostrarmi indifesa, bisognosa. Avrei potuto chiedere di essere difesa. Ma no. Ancora più stronza (mi hanno detto così no?), ancora più testona, ancora più sola, ma con uno straccio di dignità per quanto a brandelli e bottata. Non ce la faccio, scusatemi, ma non riesco a puntare il dito contro qualcuno che non sia me stessa. bacio grosso.

un pensiero al grande kopo on stage

Lo so, hai ragione scrivo poco, penso meno. Il che è un bel dramma perchè poi finisce che quel poco che scrivo fa anche un po' pena. Stanchezza papi. Stanchezza. Fisica, chimica, psichica. Caldo, dicono tutti, girando come zombie per la città. Chiamiamolo caldo allora. E' che per me  il caldo è  vento di SantaAna sulla pelle. E' mare, che mi manca come ossigeno nell'aria; sono fatta di riti da perpetrare nei secoli: pensare, meditare, immergere, cancellare, ritrovare. Mi hanno rubato un paio di estati, crimine insopportabile, ora ho voglia di godermela anche se il tempo sarà "poco". E pensieri, dai più stupidi ai più seri. Penso al mio amico kopo che sta sera farà da gruppo di apertura ai deep purple e suonerà un po' di fotturo rock. Penso a mio nipote, che domani compie 11 anni e oggi lo guardavo sul divano, dannatamente lungo, dannatamente grande. Quello stronzetto si è permesso di crescere e ora mi tocca sentire il suo stato di esaltazione per aver scoperto il sintetizzatore, vaglielo a spiegare che è quello che di più macabro ci resta degli anni '80. Si, anche peggio delle spalline imbottite dei vestiti. Io invece mi sto involvendo con una certa dose di orgoglio. "Adolescenziale, esagerata, dannatamente bionda" è  la maschera che ho deciso (l'ho deciso??) di indossare sopra il pareo questa estate. La verità è che mi serve un po' di quella rabbia, di quello stato di trans adolescenziale che un giorno ti fa sentire invincibile e il giorno dopo inadatto al mondo. E nel range  sensazionale ci sono mila emozioni e mila pensieri, qualcuno sbagliato e qualcuno dannatamente giusto, la difficoltà sta nel recuperare un minimo barlume di intelligenza che hai immagazzinato negli anni (si spera), per trovare un punto di equilibrio. Il problema è che fa caldo e si scioglie tutto, il trucco, la maschera, le riserve di intelligenza. Tutto appiccicoso e gocciolante sul viso. No, non sono lacrime, è sudore, quello che brucia acido negli occhi e te li fa riaprire un po' abbagliati. Il resto lo sai, papi, e con te pochi altri. Il resto sono silenzi che non ho più voglia di riempire, sono parole che non ho più bisogno di sentirmi dire. C'è stato un tempo, si chiamava attesa, c'è stata una stagione, si chiamava speranza. Ora c'è caldo, solo caldo, e si chiama vita.

E’ piovuto il caldo
Ha squarciato il cielo
Dicono sia colpa di un’estate come non mai
Piove e intanto penso
Ha quest’acqua un senso
Parla di un rumore
Prima del silenzio e poi…
E’ un inverno che va via da noi
Allora come spieghi
Questa maledetta nostalgia
Di tremare come foglie e poi
Di cadere al tappeto?
D’estate muoio un po’
Aspetto che ritorni l’illusione
Di un’estate che non so…
Quando arriva e quando parte,
Se riparte?
E’ arrivato il tempo
Di lasciare spazio
A chi dice che di spazio
E tempo non ne ho dato mai
Seguo il sesto senso
Della pioggia il vento

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