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Marea

e il naufragar m'è dolce in questo mare

Data

19 settembre 2010

Il bello di nascondere le cose è che certe volte sono loro a trovare te..

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Il bello di nascondere le cose è che certe volte sono loro a trovare te..

commedia per caso

Commedia per caso….

Il bello di andare al cinema a vedere una commedia è che parti da casa con il sorriso, ritiri il tuo biglietto, compri una bibita, qualcosa da sgranocchiare e ti pregusti l'idea di passare un paio d'ore con il cervello in stand by. E mentre sei lì, con la mandibola intenta nella divina arte del crocchiare, riesci a realizzare qualcosa di te. C’è la scena, ad esempio, in cui Julia è a teatro e inizia a scambiare sguardi con l’attore. Così realizzo. Realizzo che ho sempre inconsciamente, almeno fino ad oggi, pensato che potesse capitare anche a me. Tutte le volte che andavo a teatro, sognavo che il palco si invertisse, che fossero gli attori a guardare me e non io loro. Stavo lì nell’ombra convinta che prima o poi qualcuno avrebbe perso il filo delle sue battute per rivolgermi un sorriso. E allora sceglievo la prima fila, il posto migliore, possibilmente in teatri piccoli dove riesci a sentire l’odore di sudore e la polvere delle tavole da palco, sperando di brillare di luce riflessa. Per tutta la durata dello spettacolo cercavo lo sguardo dell’uomo oltre alla maschera dell’attore. Il risultato è molto semplice da intuire: tornavo a casa uscendo lentamente dalla sala, come mille altri volti, come mille altri sorrisi stringendo al petto l’emozione di quelle parole recitate per me, così almeno pensavo.
E così nella vita, nei rapporti. Ho sempre scelto chi occupava bene la scena con la sua presenza, o con la sua assenza. Mi sono innamorata di grandi fragori e di immensi silenzi convinta, da eccentrica non vedente, che avrebbero interrotto la scena principale o il silenzio più profondo, solo per illuminare per un secondo la mia vita. Ma chi fa teatro sa meglio di me che lo spettacolo deve continuare, nonostante gli incidenti di percorso, nonostante lo sguardo della bionda in prima fila. Anche in questo caso il finale è facilmente intuibile: lunghe attese coronate dal nulla. Riflettori che si spengono, una sala che resta vuota, e io sola ancorata alla mia poltrona, aspettando che lo spettacolo abbia ancora inizio e insieme a lui nuove aspettative da disilludere.
Ma oggi ho visto una commedia, una di quelle americanate stereotipate con lieto fine, e non posso dimenticare nemmeno questo: che il bene vince sempre sul male…al cinema funziona così, e forse anche in sala qualcuno oggi è tornato a casa con qualche punto di equilibrio in più. The end.

commedia per caso

Commedia per caso….
 

Il bello di andare al cinema a vedere una commedia è che parti da casa con il sorriso, ritiri il tuo biglietto, compri una bibita, qualcosa da sgranocchiare e ti pregusti l'idea di passare un paio d'ore con il cervello in stand by. E mentre sei lì, con la mandibola intenta nella divina arte del crocchiare, riesci a realizzare qualcosa di te. C’è la scena, ad esempio, in cui Julia è a teatro e inizia a scambiare sguardi con l’attore. Così realizzo. Realizzo che ho sempre inconsciamente, almeno fino ad oggi, pensato che potesse capitare anche a me.  Tutte le volte che andavo a teatro, sognavo che il palco si invertisse, che fossero gli attori a guardare me e non io loro. Stavo lì nell’ombra convinta che prima o poi qualcuno avrebbe perso il filo delle sue battute per rivolgermi un sorriso. E allora sceglievo la prima fila, il posto migliore, possibilmente in teatri piccoli dove riesci a sentire l’odore di sudore e la polvere delle tavole da palco, sperando di brillare di luce riflessa. Per tutta la durata dello spettacolo  cercavo lo sguardo dell’uomo oltre alla maschera dell’attore. Il  risultato è molto semplice da intuire: tornavo a casa uscendo lentamente dalla sala, come mille altri volti, come mille altri sorrisi stringendo al petto l’emozione di quelle parole recitate per me, così almeno pensavo.
E così nella vita, nei rapporti. Ho sempre scelto chi occupava bene la scena con la sua presenza, o con la sua assenza. Mi sono innamorata di grandi fragori e di immensi silenzi convinta, da eccentrica non vedente, che avrebbero interrotto la scena principale o il silenzio più profondo, solo per illuminare per un secondo la mia vita. Ma chi fa teatro sa meglio di me che lo spettacolo deve continuare, nonostante gli incidenti di percorso, nonostante lo sguardo della bionda in prima fila.  Anche in questo caso il finale è facilmente intuibile: lunghe attese coronate dal nulla. Riflettori che si spengono, una sala che resta vuota, e io sola ancorata alla mia poltrona, aspettando che lo spettacolo abbia ancora inizio e insieme a lui nuove aspettative da disilludere.
Ma oggi ho visto una commedia, una di quelle americanate stereotipate  con lieto fine, e non posso dimenticare nemmeno questo: che il bene vince sempre sul male…al cinema funziona così, e forse anche in sala qualcuno oggi è tornato a casa con qualche punto di equilibrio in più. The end.

 

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