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Marea

e il naufragar m'è dolce in questo mare

Mese

settembre 2010

UN LUNEDI' DA JANIS…

Time keeps movin’ on,

Friends they turn away.

I keep movin’ on

But I never found out why

I keep pushing so hard the dream,

I keep tryin’ to make it right

Through another lonely day, whoaa.

Dawn has come at last,

Twenty-five years, honey just in one night, oh yeah.

Well, I’m twenty-five years older now

So I know we can’t be right

And I’m no better, baby,

And I can’t help you no more

Than I did when just a girl.

Aww, but it don’t make no difference, baby, no, no,

And I know that I could always try.

It don’t make no difference, baby, yeah,

I better hold it now,

I better need it, yeah,

I better use it till the day I die, whoa.

Don’t expect any answers, dear,

For I know that they don’t come with age, no, no.

Well, ain’t never gonna love you any better, babe.

And I’m never gonna love you right,

So you’d better take it now, right now.

Oh! but it don’t make no difference, babe, hey,

And I know that I could always try.

There’s a fire inside everyone of us,

You’d better need it now,

I got to hold it, yeah,

I better use it till the day I die.

Don’t make no difference, babe, no, no, no,

And it never ever will, hey,

I wanna talk about a little bit of loving, yeah,

I got to hold it, baby,

I’m gonna need it now,

I’m gonna use it, say, aaaah,

Don’t make no difference, babe, yeah,

Ah honey, I’d hate to be the one.

I said you’re gonna live your life

And you’re gonna love your life

Or babe, someday you’re gonna have to cry.

Yes indeed, yes indeed, yes indeed,

Ah, baby, yes indeed.

I said you, you’re always gonna hurt me,

I said you’re always gonna let me down,

I said everywhere, every day, every day

And every way, every way.

Ah honey won’t you hold on to what’s gonna move.

I said it’s gonna disappear when you turn your back.

I said you know it ain’t gonna be there

When you wanna reach out and grab on.

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Il bello di nascondere le cose è che certe volte sono loro a trovare te..

Il bello di nascondere le cose è che certe volte sono loro a trovare te..

commedia per caso

Commedia per caso….

Il bello di andare al cinema a vedere una commedia è che parti da casa con il sorriso, ritiri il tuo biglietto, compri una bibita, qualcosa da sgranocchiare e ti pregusti l'idea di passare un paio d'ore con il cervello in stand by. E mentre sei lì, con la mandibola intenta nella divina arte del crocchiare, riesci a realizzare qualcosa di te. C’è la scena, ad esempio, in cui Julia è a teatro e inizia a scambiare sguardi con l’attore. Così realizzo. Realizzo che ho sempre inconsciamente, almeno fino ad oggi, pensato che potesse capitare anche a me. Tutte le volte che andavo a teatro, sognavo che il palco si invertisse, che fossero gli attori a guardare me e non io loro. Stavo lì nell’ombra convinta che prima o poi qualcuno avrebbe perso il filo delle sue battute per rivolgermi un sorriso. E allora sceglievo la prima fila, il posto migliore, possibilmente in teatri piccoli dove riesci a sentire l’odore di sudore e la polvere delle tavole da palco, sperando di brillare di luce riflessa. Per tutta la durata dello spettacolo cercavo lo sguardo dell’uomo oltre alla maschera dell’attore. Il risultato è molto semplice da intuire: tornavo a casa uscendo lentamente dalla sala, come mille altri volti, come mille altri sorrisi stringendo al petto l’emozione di quelle parole recitate per me, così almeno pensavo.
E così nella vita, nei rapporti. Ho sempre scelto chi occupava bene la scena con la sua presenza, o con la sua assenza. Mi sono innamorata di grandi fragori e di immensi silenzi convinta, da eccentrica non vedente, che avrebbero interrotto la scena principale o il silenzio più profondo, solo per illuminare per un secondo la mia vita. Ma chi fa teatro sa meglio di me che lo spettacolo deve continuare, nonostante gli incidenti di percorso, nonostante lo sguardo della bionda in prima fila. Anche in questo caso il finale è facilmente intuibile: lunghe attese coronate dal nulla. Riflettori che si spengono, una sala che resta vuota, e io sola ancorata alla mia poltrona, aspettando che lo spettacolo abbia ancora inizio e insieme a lui nuove aspettative da disilludere.
Ma oggi ho visto una commedia, una di quelle americanate stereotipate con lieto fine, e non posso dimenticare nemmeno questo: che il bene vince sempre sul male…al cinema funziona così, e forse anche in sala qualcuno oggi è tornato a casa con qualche punto di equilibrio in più. The end.

commedia per caso

Commedia per caso….
 

Il bello di andare al cinema a vedere una commedia è che parti da casa con il sorriso, ritiri il tuo biglietto, compri una bibita, qualcosa da sgranocchiare e ti pregusti l'idea di passare un paio d'ore con il cervello in stand by. E mentre sei lì, con la mandibola intenta nella divina arte del crocchiare, riesci a realizzare qualcosa di te. C’è la scena, ad esempio, in cui Julia è a teatro e inizia a scambiare sguardi con l’attore. Così realizzo. Realizzo che ho sempre inconsciamente, almeno fino ad oggi, pensato che potesse capitare anche a me.  Tutte le volte che andavo a teatro, sognavo che il palco si invertisse, che fossero gli attori a guardare me e non io loro. Stavo lì nell’ombra convinta che prima o poi qualcuno avrebbe perso il filo delle sue battute per rivolgermi un sorriso. E allora sceglievo la prima fila, il posto migliore, possibilmente in teatri piccoli dove riesci a sentire l’odore di sudore e la polvere delle tavole da palco, sperando di brillare di luce riflessa. Per tutta la durata dello spettacolo  cercavo lo sguardo dell’uomo oltre alla maschera dell’attore. Il  risultato è molto semplice da intuire: tornavo a casa uscendo lentamente dalla sala, come mille altri volti, come mille altri sorrisi stringendo al petto l’emozione di quelle parole recitate per me, così almeno pensavo.
E così nella vita, nei rapporti. Ho sempre scelto chi occupava bene la scena con la sua presenza, o con la sua assenza. Mi sono innamorata di grandi fragori e di immensi silenzi convinta, da eccentrica non vedente, che avrebbero interrotto la scena principale o il silenzio più profondo, solo per illuminare per un secondo la mia vita. Ma chi fa teatro sa meglio di me che lo spettacolo deve continuare, nonostante gli incidenti di percorso, nonostante lo sguardo della bionda in prima fila.  Anche in questo caso il finale è facilmente intuibile: lunghe attese coronate dal nulla. Riflettori che si spengono, una sala che resta vuota, e io sola ancorata alla mia poltrona, aspettando che lo spettacolo abbia ancora inizio e insieme a lui nuove aspettative da disilludere.
Ma oggi ho visto una commedia, una di quelle americanate stereotipate  con lieto fine, e non posso dimenticare nemmeno questo: che il bene vince sempre sul male…al cinema funziona così, e forse anche in sala qualcuno oggi è tornato a casa con qualche punto di equilibrio in più. The end.

 

40 anni fa il mondo perse un uomo e trovò una leggenda…


40 anni fa il mondo perse un uomo e trovò una leggenda…

 

Istanti
Se potessi vivere di nuovo la mia vita.
Nella prossima cercherei di commettere più errori.
Non cercherei di essere così perfetto, mi rilasserei di più.
Sarei più sciocco di quanto non lo sia già stato,
di fatto prenderei ben poche cose sul serio.
Sarei meno igenico.

Correrei più rischi,
farei più viaggi,
contemplerei più tramonti,
salirei più montagne,
nuoterei in più fiumi.

Andrei in più luoghi dove mai sono stato,
mangerei più gelati e meno fave,
avrei più problemi reali, e meno problemi immaginari.

Io fui uno di quelli che vissero ogni minuto

della loro vita sensati e con profitto;
certo che mi sono preso qualche momento di allegria.

Ma se potessi tornare indietro, cercherei
di avere soltanto momenti buoni.
Chè, se non lo sapete, di questo è fatta la vita,
di momenti: non perdere l’adesso.

Io ero uno di quelli che mai

andavano da nessuna parte senza un termometro,
una borsa dell’acqua calda,
un ombrello e un paracadute;
se potessi tornare a vivere, vivrei più leggero.

Se potessi tornare a vivere
comincerei ad andare scalzo all’inizio
della primavera
e resterei scalzo fino alla fine dell’autunno.


Farei più giri in calesse,

guarderei più albe,
e giocherei con più bambini,
se mi trovassi di nuovo la vita davanti.
Ma vedete, ho 85 anni e so che sto morendo.
J.L.BORGES

Istanti
Se potessi vivere di nuovo la mia vita.
Nella prossima cercherei di commettere più errori.
Non cercherei di essere così perfetto, mi rilasserei di più.
Sarei più sciocco di quanto non lo sia già stato,
di fatto prenderei ben poche cose sul serio.
Sarei meno igenico.

Correrei più rischi,
farei più viaggi,
contemplerei più tramonti,
salirei più montagne,
nuoterei in più fiumi.

Andrei in più luoghi dove mai sono stato,
mangerei più gelati e meno fave,
avrei più problemi reali, e meno problemi immaginari.

Io fui uno di quelli che vissero ogni minuto

della loro vita sensati e con profitto;
certo che mi sono preso qualche momento di allegria.

Ma se potessi tornare indietro, cercherei
di avere soltanto momenti buoni.
Chè, se non lo sapete, di questo è fatta la vita,
di momenti: non perdere l’adesso.

Io ero uno di quelli che mai

andavano da nessuna parte senza un termometro,
una borsa dell’acqua calda,
un ombrello e un paracadute;
se potessi tornare a vivere, vivrei più leggero.

Se potessi tornare a vivere
comincerei ad andare scalzo all’inizio
della primavera
e resterei scalzo fino alla fine dell’autunno.


Farei più giri in calesse,

guarderei più albe,
e giocherei con più bambini,
se mi trovassi di nuovo la vita davanti.
Ma vedete, ho 85 anni e so che sto morendo.
J.L.BORGES

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