Così finisce anche questa domenica, l'ultima per quest'anno con l'ora legale. Presto sarà più notte e la nebbia, che ho intravisto tornando dalla brianza, farà spesso capolino sulle nostre strade.
Sarà tempo di cibi caldi da mangiare, rintanati nelle nostre case e, se dio vuole, con una bella compagnia intorno.
Si starà sul divano con un po' di sonnolenza e voglia di raccontarsi. Sarà bello abbracciarci ricordando un po' dei migliori noi.
Come oggi a casa del mio “fratellino”. A volte preferirei perdere i parenti che il destino mi ha dato in dote, così ho deciso di scegliermeli da sola. Ho trovato degli zii fantastici per il mio piccolino, e mi sono scelta il fratello più grande che non ho mai avuto.
Oggi ero nella sua nuova casa, con la sua nuova moglie, con la sua nuova vita, ma non è mancato quel vecchio ragazzo, il mio vecchio amico, mio fratello. Il mio piccolo che scopriva il suo gatto, sua moglie che cucinava per tutti, gesto d'amore sublime, e mio marito. Essere abbracciata alla mia vecchia strada e circondata da quella nuova, sembrava davvero avere un senso oggi. Eppure mi affacciavo alla finestra e non so perchè, o forse si, mi tornavano in mente le parole di quella poesia …..

Piove. Mercoledì. Sono a Cesena,
ospite della mia sorella sposa,
sposa da sei, da sette mesi appena.

Batte la pioggia il grigio borgo, lava
la faccia delle case senza posa,
schiuma a piè delle gronde come bava.

Tu mi sorridi e io sono triste. Forse
triste è per te la pioggia cittadina,
il nuovo amore che non ti soccorse,

il sogno che non t'avvizzì, sorella,
che guardi me con occhio che si ostina
a dirmi bella la tua vita: bella,

bella! Oh bambina, sorellina, o nuora,
o sposa, io vedo tuo marito, sento
a chi dici ora mamma, a una signora;

so che quell'uomo è il suocero dabbene
che dopo il lauto pasto è sonnolento,
il babbo che ti vuole un po' di bene.

“Mamma!” tu chiami e le sorridi e vuoi
ch'io sia gentile, vuoi ch'io le sorrida,
ch'io le parli de' miei viaggi; e poi,

quando poi siamo soli (oh come piove!)
mi dici, rauca, di non so che sfida
corsa ieri tra voi, e dici dove,

quando, come, perché, ripeti ancora
quando, come perché, chiedi consiglio
con un sorriso non più tuo, di nuora.

Parli d'una cognata quasi avara
che viene spesso per casa col figlio
e non sai se temerla o averla cara;

parli del nonno ch'è quasi al tramonto,
il nonno ricco del tuo Dino, e dici:
“Vedrai, vedrai se lo terrò da conto”;

parli della città, delle signore
che già conosci, di giorni felici,
di libertà, d'amor proprio, d'amore…

Piove. Mercoledì. Sono a Cesena.
Sono a Cesena e mia sorella è qui,
tutta di un uomo ch'io conosco appena,

tra nuova gente, nuove cure, nuove
tristezze, e a me così parla, così
parla, senza dolcezza, mentre piove:

“Mamma nostra t'avrà già detto che…
E poi si vede, ora si vede, e come!
Sì, sono incinta: troppo presto, ahimè!

Sai che non voglio balia, che ho speranza
d'allattarlo da me? Cerchiamo un nome…
Ho fortuna: è una buona gravidanza…”.

Ancora parli, ancora parli; e guardi
Ancora parli, ancora parli; e guardi
l'ombra grigiastra. Suona l'ora. è tardi.
E l'anno scorso eri così bambina
!

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