AMARCORD

Piccoli oggetti, feticci di poesia quotidiana. Le cassette, ad esempio. Le chiamavamo così, “i nastri” diceva mio nonno. E' un termine quasi intraducibile oggi, che vuoi dire “music tape”? Un suono desueto, lontano, ancestrale. Eppure le ascoltavamo, magari copiate da un lp di vinile e si sentiva tutto il fruscio della puntina.

E poi le inventavamo, le regalavamo. Quando si perdeva il coraggio di dire parole, si incideva una cassetta, si scrivevano i titoli con le penne colorate, magari una dedica nascosta tra i titoli. In alcune si sente ancora il click del registratore interrotto per l'inopportuno sopraggiungere di mamme, nonne, fratelli, sorelle. Era un segreto da organizzare in silenzio, per non essere scherniti.
Ora si masterizza la fedeltà, del suono quanto meno, ed è tutto così veloce, perfetto, pulito da sembrare insopportabile.

Ne spolveravo alcune poco fa e ne ho trovate di bellissime. Non tanto le canzoni che sono davvero buone cose di pessimo gusto, ma le dediche, i sorrisi, i “tuo per sempre”. Ho riscoperto un sorriso, rivolto a quella ragazzina cicciona, imbarazzata e imbarazzante che ero, e mi riscopro inspiegabilmente molto amata.

Annunci