Delirio di una notte di mezza estate. Lo sai, il tuo cervello, o quel che ne resta, è metodico e ripetitivo al limite dell'autismo. Avevo quattro mesi la prima volta che andai al mare, ora ho trentacinque anni e vado ancora allo stesso mare. Il mio cervello il 15 di luglio inizia a pensare a cosa mettere in valigia. Verso il 25 di luglio inizia a pulire casa, nel frattempo il frigorifero è deserto come le strade del centro a ferragosto.
Abitudine, senso dell'esodo, malinconia per quelle code chilometriche alla barriera di Mestre. Tutto cambia, tranne me. Hanno costruito anche il passante, niente più ore di coda sotto il solleone imprecando contro il governo che non porta a termine le infrastrutture. Porca miseria, sta volta in “soli” vent'anni ha finito anche la bretella veneziana.
Quest'anno andrò al mare a metà agosto, è una specie di tragedia. Si lo so a giugno ero in Irlanda, ma agosto, nel mio cervello refrattario ai cambiamenti, significa solo una cosa:

C A O R L E!

A complicare le cose ci si mette l'esame di filosofia da preparare per settembre (ndr: non ce la farò mai) che ha sulle mie sinapsi lo stesso effetto di uno tzunami. Quel poco di razionalità che mi era rimasta, quello straccio di certezze si stanno sgretolando ogni notte di più, ogni capitolo di più, il mio essere ragioniere inside confligge con Kant, Hegel, Herbart e compagni.
E il ladro. Sfigatissimo ladro che mi sono trovata in giardino ad ottanta centimetri da me. Me lo vedo lì, ogni notte, dietro la persiana, anche se non c’è, anche se è stata solo un’ombra. Sfigato oltretutto, ha cercato di rubare le scarpe da giardino di mio marito ed è invece riuscito la lumachina rosa sfondandomi il parabrezza (vedi post sotto). Ringrazio il Gib, che prontamente ha riportato tutto alla “normalità” cercando per mezza Lombardia la gemella della suddetta lumachina.
E poi la gente, che non la capisci più e, novità, non vuoi capire più. Mi prosciugano, mi “inutiliscono la vita”, e vorrei tanto essere su a john o'groats a guardare quelle frecce che indicano tutte le direzioni, mentre il vento mi attraversa il cervello da parte a parte, senza trovare ostacoli nel mezzo.
I pensieri arrivano scomposti all’ugola e si infrangono tra i denti uscendo come sillabe scomposte dalle labbra. Non ho voglia di parlare, non ho voglia di pensare, giro in mutande per casa con la paperella gonfiabile al seguito sbiascicando solo poche lettere….M…A….R…….E

Annunci