Mi è venuto in mente l'ultimio giorno prima della partenza. Il pranzo fugace sul lungomare, in quel locale che mi piace tanto perchè riassume l'essenza del mare. La paglia, i piedi nudi, le altalene sorrette dalla canapa, le musiche solari e la vista sul luccichio della marea di mezzogiorno, quella piatta, che vibra appena. Il sole già cambiato, la spiaggia un'ancora sull'estate, pesante, come la consapevolezza di un inverno imminente. Tempo di comiati e progetti da fare in quattrocento km che separano da quella che dovrebbe essere “Casa”. Mio figlio che mi prende per mano: vuole ballare la nostra canzone dell'estate, quella che ci piace e che forse un po' mi appartiene. Semplice, ripetitiva, ancorata a vecchi concetti e con un retrogusto malinconico… il solito insomma…

noi siamo i soliti
quelli così
siamo i difficili
fatti così
noi siamo quelli delle illusioni, delle grandi passioni

noi siamo quelli che
vedete qui
abbiamo frequentato
delle pericolose abitudini
e siamo vivi quasi per miracolo
grazie agli interruttori
noi siamo liberi, liberi,
liberi di volare

siamo liberi, liberi,
liberi di sbagliare
siamo liberi, liberi,
liberi di sognare
siamo liberi,
liberi di ricominciare
noi siamo i soliti
sempre così
siamo gli inutili
fatti così
noi siamo quelli delle occasioni
prese al volo come i piccioni

noi siamo quelli che
vedete qui
abbiamo frequentato delle pericolose abitudini
e siamo ritornati sani e salvi
senza complicazioni
noi siamo liberi, liberi,
liberi di volare
siamo liberi,
liberi,
liberi di sbagliare
siamo liberi, liberi,
liberi di sognare
siamo liberi,
liberi di non ritornare !
noi siamo

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