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Marea

e il naufragar m'è dolce in questo mare

Data

20 dicembre 2011

Moccioso

Ci sono persone che attraversano la nostra vita: entrano, ci trasformano e se ne vanno, lasciandoci la curiosità di noi stessi, la capacità di amarci di più attraverso occhi più cristallini. Ci sono persone a cui restare eternamente grati, per averci ridato noi stessi. Oggi è il compleanno di una di queste (rare) persone: grazie moccioso.

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Moccioso

Ci sono persone che attraversano la nostra vita: entrano, ci trasformano e se ne vanno, lasciandoci la curiosità di noi stessi, la capacità di amarci di più attraverso occhi più cristallini. Ci sono persone a cui restare eternamente grati, per averci ridato noi stessi. Oggi è il compleanno di una di queste (rare) persone: grazie moccioso.

Bianca

Luce,

che filtra tra le fronde,

accendendo di poesia

ciò che nasce banale

e si rinnova d’eterno.

Carezze

lontane che si scaldano

nell’incrocio di sguardi amorevoli

rincorsi in un cielo

che è sorriso vivo

in chi lo sa cercare.

Presente,

che non smette di unirsi

in pensieri sublimi

poggiati su cuscini

d’amore inesauribile.

Bianca

Luce,

che filtra tra le fronde,

accendendo di poesia

ciò che nasce banale

e si rinnova d’eterno.

Carezze

lontane che si scaldano

nell’incrocio di sguardi amorevoli

rincorsi in un cielo

che è sorriso vivo

in chi lo sa cercare.

Presente,

che non smette di unirsi

in pensieri sublimi

poggiati su cuscini

d’amore inesauribile.

L’Alda e il Natale…

Poesia per Natale
di Alda Merini
Natale 1988

Buon Natale, Marina,
mia rondine felice
mia adorata figliola
piena di mille grazie,
che non perdoni mai
gli sprechi di denaro:
tu non perdoni
l’usura dei poeti
la loro fantascienza
e l’eterno dolore.
Se tu non mi perdoni
che debbon dire i figli
dell’interno Naviglio
sopra cui giace inerte
la nera poesia,
quelle luci lontane
il seno della colpa
e il lubrico miraggio
di un amore perduto.
Buon Natale, Marina,
per ciò che non ho avuto.

L’Alda e il Natale…

Poesia per Natale
di Alda Merini
Natale 1988

Buon Natale, Marina,
mia rondine felice
mia adorata figliola
piena di mille grazie,
che non perdoni mai
gli sprechi di denaro:
tu non perdoni
l’usura dei poeti
la loro fantascienza
e l’eterno dolore.
Se tu non mi perdoni
che debbon dire i figli
dell’interno Naviglio
sopra cui giace inerte
la nera poesia,
quelle luci lontane
il seno della colpa
e il lubrico miraggio
di un amore perduto.
Buon Natale, Marina,
per ciò che non ho avuto.

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