Li vedi, dai siamo onesti, li vedi dalla vetrina che sono tristi. Loro sono il popolo della yogurteria, luogo che frequento giusto quando sono a dieta stretta e mi sento in colpa con il mondo per il solo fatto di provare questo inutile bisogno di nutrirmi. Sono alternativi, vestono biologico, mangiano vegetariano e sono tristi. Combattono il sistema anche quando si nutrono. Non c’è pausa per i militanti bio. Ti guardano con finta spavalderia, come quegli imbonitori che vogliono per forza venderti un pessimo prodotto. Vogliono che tu ci creda perché loro ci credono, ma se li guardi bene scopri nel profondo del loro sguardo verde, una  sola cosa “crostino al lardo”. Tu lo sai, loro lo sanno… e anche il lardo lo sa.

Potrei essere una di loro oggi. Potrei appunto, ma preferisco vivere. Tiro dritto, a pochi passi c’è l’atelier del panino, posto abbastanza newyorkese per potermi mettere in vetrina al secondo piano con il mio pc fingendo di essere in una puntata di sex in the city, e abbastanza italiano per avere come sottofondo musicale bruttissime canzoni anni 60, tanto brutte da essere piacevoli. Viva viva l’amooooorrrr è con l’amore che si mangiaaaaa

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