Ci sono poche cose belle in questo periodo che mi “restano addosso”. Cerco di non pensare, di arrivare a fine giornata in piedi, come se questo fosse già una conquista. Cerco di non provare niente, perchè tutto il mio sentire è per il cucciolo che non vuole saperne di guarire.

Cerco di non ricordarmi che esisto, che vorrei esistere, perchè non ha senso ora, forse non ne ha mai avuto. Non ti cerco, perchè sono stanca. Stanca di briciole e ipocrisie. Stanca di chiedere e di non avere. C’è un’immagine però che alberga nei miei pensieri e in qualche modo mi rasserena. L’unico senso di un viaggio troppo breve e doloroso. L’unica cosa che mi resta, è ciò che non mi appartiene, come il mare e le parole scritte ad un lontano amico, raccontando de “Le Nomade”.

Le Nomade

“Una installazione difficile da fotografare, fatta di parole che compongono un corpo raccolto in pensieri, intento a scrutare l’orizzonte. Dentro qualcuno si arrampica senza riuscire a comprendere dove in realtà sia lo spirito nomade. Non c’è un volto, sublimato dal mare, non c’è un’espressione che possa parlare per lui. C’è solo un guardare lontano, un posto che non esiste hic et nunc e nessuno riesce a rubare la sua anima in un’immagine capace di rappresentarlo appieno. Mi sento così.”

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