Non sono solita mischiare lavoro e privato su questo blog, però questa intervista realizzata a Paolo Jannacci mi ha particolarmente emozionata e resterà un ricordo personale, quindi ha senso postarla qui …

 

“vivere la musica, come se non ci fossero limiti temporali”

Paolo Jannacci

La sala è vuota, dal palco arrivano note di pianoforte e tromba. Dimentico tutto, le domande preparate in modo accademico, la fretta per arrivare, le borse con l’attrezzatura e resto lì, rapita dal vuoto colmato di note.

Sul palco Paolo Jannacci al pianoforte e Marco Boschi alla tromba, essenziali, dritti all’anima. Poi si interrompono, Paolo con la sua milanesità vocale sfacciata, dà le ultime direttive, ma non manca di inframezzare  qualche battuta rendendo piacevole l’atmosfera sul palco.

Poi le prove finiscono, è il mio turno, salgo sul palco, una luce d’atmosfera e qualche domanda vicino al piano, con le mani di Paolo che, ne sono certa, preferirebbero suonare senza subire il supplizio delle mie domande.

Generosità e pazienza nelle sue risposte, racconta di una musica che è arte, psicologia, poesia. Chiedo di spiegare anche a noi profani cosa sia il Jazz e la risposta è di quelle che restano scolpite nella memoria:  “Il Jazz è l’esteriorizzazione della soggettività, esprime il reale delle cose. Riflette la tua intimità”. Mi viene da porre un parallelo che, forse, farà storcere il naso ai puristi della poesia, eppure l’intenzione del poeta non è diversa, usa le parole per esprimere se stesso, emozionando e creando arte. Il Jazz come poesia della musica. Forse così potrei comprenderlo, di certo ora ho la curiosità di farlo.

I minuti scorrono insieme alle parole, ed emerge una generosità nel darsi, la pazienza dello spiegare con semplicità, la consapevolezza senza arroganza e un grande rispetto di un Artista verso il suo pubblico, qualunque esso sia, quello dei grandi palchi e quello di realtà più raccolte come quella di Parabiago d’Autore.

Lascio spazio alle sue parole che ho raccolto in questo video per voi, sperando di comunicarvi, almeno in parte, l’emozione che ho vissuto.

 

“Il punto nodale è far uscire la tua vita, è questa la bellezza del jazz,

quando ci riesci chi ti ascolta e tu stesso ne sei felice

perché hai donato una parte buona di te stesso”.

Paolo Jannacci

 

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