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Marea

e il naufragar m'è dolce in questo mare

Mese

aprile 2006

 

Tornerò al mio paese domenica, al paese dei miei nonni, di mia mamma. Al paese dove metà di me sente di appartenere. Ritroverò la piccola piazza della torre, dove c’era la casa di nonna Emma, dove correvo e mi sbucciavo le ginocchia arrampicandomi sulla fontana. Andrò al cimitero a salutare quelle foto in bianco e nero così antiche, ma così somiglianti al mio viso e al viso di chi mi vive accanto. Racconterò le leggende di famiglia al mio cow boy, magari lo annoierò un po’.  Arriverò ai bastioni, agli argini del Fiume. Mostrerò il ponte che faceva paura a mamma bambina. Lo porterò nella campagna dove una volta correva scalza una piccola bimba bionda che è diventata mia madre. Dove nonna gridava dietro a 5 marmocchi selvaggi, cucinando, mordendosi le labbra, inventando un forno che non c’era, stringendo amicizie che ancora resistono nonostante la morte. Mostrerò la pompa dell’acqua, la scuola abbandonata. Andremo poi a pranzo a casa di un amico che mi parlerà con quell’accento che tanto amo, che mi fa sentire di appartenere a quella "Terranegra", rispolvererò il mio dialetto tenue. Presenterò il mio imminente marito al Dottore del Fiume, lui chiacchererà, fingerà di essere perfetto non sapendo che io amo le imperfezioni delle persone. Ho un po’ paura. Mi passano davanti agli occhi le immagini di tre vite fa. Sempre in tre, seduti al tavolo,  io che presentavo al Dottore il mio compagno. Lui che capiva che non andava. Mi cercava con lo sguardo, voleva dirmi tante cose, ma non osava. Eravamo così vicini in quel momento, ma era così fresca la nostra amicizia che forse non si osava. Era tutto un equilibrio di cristallo, pronto a spezzarsi alla prima pressione. Una notte orribile, il rifiuto di Mr. Whilde, la consapevolezza che tutto era perso, che tutte le carte erano state giocate…le stesse carte che la notte di capodanno mi avevano predetto quel futuro……

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Tornerò al mio paese domenica, al paese dei miei nonni, di mia mamma. Al paese dove metà di me sente di appartenere. Ritroverò la piccola piazza della torre, dove c’era la casa di nonna Emma, dove correvo e mi sbucciavo le ginocchia arrampicandomi sulla fontana. Andrò al cimitero a salutare quelle foto in bianco e nero così antiche, ma così somiglianti al mio viso e al viso di chi mi vive accanto. Racconterò le leggende di famiglia al mio cow boy, magari lo annoierò un po’. Arriverò ai bastioni, agli argini del Fiume. Mostrerò il ponte che faceva paura a mamma bambina. Lo porterò nella campagna dove una volta correva scalza una piccola bimba bionda che è diventata mia madre. Dove nonna gridava dietro a 5 marmocchi selvaggi, cucinando, mordendosi le labbra, inventando un forno che non c’era, stringendo amicizie che ancora resistono nonostante la morte. Mostrerò la pompa dell’acqua, la scuola abbandonata. Andremo poi a pranzo a casa di un amico che mi parlerà con quell’accento che tanto amo, che mi fa sentire di appartenere a quella “Terranegra”, rispolvererò il mio dialetto tenue. Presenterò il mio imminente marito al Dottore del Fiume, lui chiacchererà, fingerà di essere perfetto non sapendo che io amo le imperfezioni delle persone. Ho un po’ paura. Mi passano davanti agli occhi le immagini di tre vite fa. Sempre in tre, seduti al tavolo, io che presentavo al Dottore il mio compagno. Lui che capiva che non andava. Mi cercava con lo sguardo, voleva dirmi tante cose, ma non osava. Eravamo così vicini in quel momento, ma era così fresca la nostra amicizia che forse non si osava. Era tutto un equilibrio di cristallo, pronto a spezzarsi alla prima pressione. Una notte orribile, il rifiuto di Mr. Whilde, la consapevolezza che tutto era perso, che tutte le carte erano state giocate…le stesse carte che la notte di capodanno mi avevano predetto quel futuro……

 

E lo so, come dice Lapo, ci sono i centri di "rehupero per hueste hose"! Sta sera ho bigiato mezz’ora di lezione (era una palla!!!) per correre all’Ikea a recuperare il pezzo della Galant che mancava. Ad un certo punto mi son trovata con la mia Brumilla (la mia auto) in tangenziale che era vuota come un vasetto di Nutella dopo un attacco bulimico. C’era buio e ciò è bene perchè così posso cantare come una pazza senza che la gente mi veda e chiami la neuro! Mi sono sparata "you are so vain" di Carly Simon fino al casello di Terrazzano (2 euri porcoggggiuda!!!!!), ma l’apoteosi l’ho toccata quando mi son trovata a cantare Fabio Concato " ma quando arriivvveeerraaaaiiiiiii" . Non ho resistito e ho messo il volume a palla e mi sono vista l’immagine di me, dentro l’auto, con il cartone ikea che mi leccava le orecchie puntato lì com’era, e per un momento, brevissimo ma reale, ho visto la mia macchina zompettare come l’auto di topolino quando va sulle strade tutte gobbe e sculetta un po’. Era realtà! E non ridete!!!!! mi sono poi ricomposta sullo svincolo di Legnano intonando "brivido caldo" dei matia bazar.

o bella bionda"
(F.Concato)
sono seduto sopra una panchina
qui fermo ad aspettare
c’e’ una biondina sta viaggiando sul
treno e quando arriva mi fara’ sudare
mi sto specchiando dietro a una
vetrina
mi guardo e sto da dio
ma guarda li’che bella fronte spaziosa
di chi e’ ma certo che e’ la mia
ma dimmi quando arriverai
son cosi’ teso e questo treno non
arriva mai
chissa’ che faccia che farai
cosi’ felice ed invornito non mi hai
visto mai
ti sto aspettando son cosi’ agitato
come sarai vestita
sei cosi’ bella com’e’ bella la vita
com’e’ che sono cosi’innamorato
mi siedo e mi alzo non so piu’ che fare
mi viene di cantare
oh oh oh bella bionda cosa hai fatto a
quest’uomo
che non sapeva che sapeva amare
ma dimmi quando arriverai
son cosi’ teso e questo treno non
arriva mai
chissa’ che faccia che farai
cosi’ felice ed invornito non m’hai
visto mai
amore quando arriverai
ti canto una canzone nuova certo non
la sai
chissa’ che faccia che farai
l’ho scritta adesso dentro questa
stazione non ha ancora parole
e piu’ o meno fa cosi’
(Intrumental)
sono seduto sopra una panchina
mi fermo ad aspettare
c’e’ una biondina sta viaggiando sul
treno
adesso e’ scesa e ha voglia di cantare

 

E lo so, come dice Lapo, ci sono i centri di “rehupero per hueste hose”! Sta sera ho bigiato mezz’ora di lezione (era una palla!!!) per correre all’Ikea a recuperare il pezzo della Galant che mancava. Ad un certo punto mi son trovata con la mia Brumilla (la mia auto) in tangenziale che era vuota come un vasetto di Nutella dopo un attacco bulimico. C’era buio e ciò è bene perchè così posso cantare come una pazza senza che la gente mi veda e chiami la neuro! Mi sono sparata “you are so vain” di Carly Simon fino al casello di Terrazzano (2 euri porcoggggiuda!!!!!), ma l’apoteosi l’ho toccata quando mi son trovata a cantare Fabio Concato ” ma quando arriivvveeerraaaaiiiiiii” . Non ho resistito e ho messo il volume a palla e mi sono vista l’immagine di me, dentro l’auto, con il cartone ikea che mi leccava le orecchie puntato lì com’era, e per un momento, brevissimo ma reale, ho visto la mia macchina zompettare come l’auto di topolino quando va sulle strade tutte gobbe e sculetta un po’. Era realtà! E non ridete!!!!! mi sono poi ricomposta sullo svincolo di Legnano intonando “brivido caldo” dei matia bazar.

o bella bionda”
(F.Concato)
sono seduto sopra una panchina
qui fermo ad aspettare
c’e’ una biondina sta viaggiando sul
treno e quando arriva mi fara’ sudare
mi sto specchiando dietro a una
vetrina
mi guardo e sto da dio
ma guarda li’che bella fronte spaziosa
di chi e’ ma certo che e’ la mia
ma dimmi quando arriverai
son cosi’ teso e questo treno non
arriva mai
chissa’ che faccia che farai
cosi’ felice ed invornito non mi hai
visto mai
ti sto aspettando son cosi’ agitato
come sarai vestita
sei cosi’ bella com’e’ bella la vita
com’e’ che sono cosi’innamorato
mi siedo e mi alzo non so piu’ che fare
mi viene di cantare
oh oh oh bella bionda cosa hai fatto a
quest’uomo
che non sapeva che sapeva amare
ma dimmi quando arriverai
son cosi’ teso e questo treno non
arriva mai
chissa’ che faccia che farai
cosi’ felice ed invornito non m’hai
visto mai
amore quando arriverai
ti canto una canzone nuova certo non
la sai
chissa’ che faccia che farai
l’ho scritta adesso dentro questa
stazione non ha ancora parole
e piu’ o meno fa cosi’
(Intrumental)
sono seduto sopra una panchina
mi fermo ad aspettare
c’e’ una biondina sta viaggiando sul
treno
adesso e’ scesa e ha voglia di cantare

Sono le 9.46. Sono in ufficio da 16 minuti. La capa, detta "a vecchia", ha già tirato un porca putt…., ha già detto che il suo we è stato orribile, sta già piangendo al telefono con i rappresentanti dicendo che è "disperata", ha già detto che oggi  è una giornata di m….. Ora io mi chiedo, cosa me la metto a fare il profumo dell’aromaterapia "relax"? Vabbhè a me fa ridere… per ora ….

p.s. che molesta!

Sono le 9.46. Sono in ufficio da 16 minuti. La capa, detta “a vecchia”, ha già tirato un porca putt…., ha già detto che il suo we è stato orribile, sta già piangendo al telefono con i rappresentanti dicendo che è “disperata”, ha già detto che oggi è una giornata di m….. Ora io mi chiedo, cosa me la metto a fare il profumo dell’aromaterapia “relax”? Vabbhè a me fa ridere… per ora ….

p.s. che molesta!

Gabriel’s wharf

Gabriel’s wharf

 

 

Ecco, questo è il titolo della mia serata romantica. E’ quello che vedevo dalla terrazza della OXO TOWER (http://www.oxotower.co.uk/), mentre il mio cow boy mi guardava stando seduto di fronte a me e la cantante intonava una caldissima "GEEeeoorrgiiaa". E’ stato tutto perfetto! L’arredamento bianco con luci azzurre, il cameriere gentilissimo e sorridente, i piatti di ceramica bianchi rettangolari, il pesce servito come un diamante sopra un velluto. Per me che sono critica, perennemente alla ricerca di "quello che si potrebbe migliorare", è stato davvero sconvolgente capire che di quella serata, non avrei cambiato nulla. Avrei fermato il tempo, perchè quando un quadro è perfetto è inutile insistere con pennellate che deturperebbero l’opera. Alle mie spalle, silenzioso e illuminato da luci blu, sapevo che mi aspettava Gabriel’s wharf (http://www.gabrielswharf.co.uk/), quel minuscolo quadrato di mondo dove, sette anni fa, tutta la mia vita cambiò il suo assetto. Ciò che era pesante diventò improvvisamente leggero e chiaro e ciò che per anni avevo considerato "un vezzo" da lasciare nel cassetto con i sacchettini di lavanda, prese consistenza diventando la me di oggi. Tutto lì, in ordine, vicino, musicale, fresco come il vino che brinava il bicchiere. Ecco, se 30 anni mi permettono di avere quella felicità che non avrei mai sperato per me, bhè sono felice di diventare grande.

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